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Medio oriente •
Il Qatar è l’alleato impertinente dell’America. E il ponte con Teheran di cui non si fida fino in fondo
Dopo che gli Stati Uniti si sono opposti all’accordo proposto dall'Iran e Trump ha minacciato di bombardare Muscat, Doha cerca di rilanciare la diplomazia con Washington e di sbloccare lo stallo sullo Stretto di Hormuz
1 SET 26

Foto Ansa
Washington. Il primo ministro del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, è stato la scorsa settimana a Teheran, dove ha incontrato il presidente Masoud Pezeshkian e altri esponenti di primo piano del regime. Doha cerca di rilanciare la diplomazia con Washington e di sbloccare lo stallo sullo Stretto di Hormuz. Per il Qatar è una questione urgente: dall’inizio della guerra le sue esportazioni di gas naturale liquefatto sono crollate del 96 per cento, con un costo di circa 24 miliardi di dollari. Prima del conflitto, il Qatar forniva circa un quinto del Gnl mondiale. “Il Qatar è diverso dagli altri stati del Gcc nei rapporti con l’Iran, perché condivide con Teheran il più grande giacimento di gas del mondo”, dice al Foglio Anas Al Qaed del Gulf International Forum di Washington. “Per questo hanno con gli iraniani un rapporto di lavoro cordiale e stretto”.
Quando è scoppiata la guerra, missili e droni iraniani hanno colpito il Qatar, compresa la base di Al Udeid, mentre i missili hanno danneggiato Ras Laffan: il piccolo stato del Golfo si trova a poca distanza dall’Iran, appena al largo della costa orientale dell’Arabia Saudita. “L’unico stato del Golfo che non ha cercato una copertura alternativa alle garanzie di sicurezza americane è il Qatar”, dice Al Qaed. “Non fanno nessuna mossa importante in medio oriente senza consultare gli americani. Gli altri stati del Gcc, invece, non fanno così”. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti restano importanti partner degli Stati Uniti sul piano della sicurezza, ma hanno seguito una politica più autonoma, costruendo rapporti con Cina, Russia e Iran alle proprie condizioni. L’Oman si è spinto ancora più avanti, negoziando direttamente con Teheran sullo Stretto di Hormuz. Washington si è opposta all’accordo proposto e Trump ha minacciato di bombardare Muscat. Ora il Qatar cerca di far avanzare lo stesso processo. Non è chiaro se la visita a Teheran sia stata coordinata con la Casa Bianca. “Non hanno alcuna influenza sulla leadership iraniana, ma hanno rapporti importanti”, spiega Arash Azizi, storico e scrittore iraniano-canadese. “Il Qatar ha cercato di sfruttare la sua vicinanza a Trump per presentarsi all’Iran come un interlocutore molto importante”.
Il Qatar ospita ad Al Udeid il quartier generale avanzato del Comando centrale degli Stati Uniti e ora gode di una garanzia di sicurezza americana. La decisione è arrivata come una sorta di premio di consolazione dopo che Israele aveva bombardato a Doha, lo scorso settembre, alcuni esponenti di Hamas. Doha mantiene inoltre rapporti con l’Iran e, storicamente, con Hamas e altri movimenti islamisti. Il Qatar considera questi canali parte di ciò che lo rende utile a Washington.
“Gli americani si affidano al Qatar per creare canali riservati con questo o quel soggetto, soprattutto con attori non statali con cui non possiamo comunicare”, dice Al Qaed. “Lo vedono anche come un piccolo partner impertinente, che cerca di proteggere e bilanciare i propri interessi in una regione estremamente instabile”. Al Congresso americano e altrove, il Qatar è accusato di sostenere Hamas, organizzazione terroristica designata come tale dagli Stati Uniti, finanziando il gruppo, ospitandone i leader e offrendo rifugio ai movimenti islamisti. La polemica è riesplosa quando il Qatar ha regalato agli Stati Uniti un Boeing 747-8, successivamente riconvertito per essere utilizzato come Air Force One. La Foundation for Defense of Democracies stima che dal 2000 Doha abbia speso, investito, donato o promesso almeno 400 miliardi di dollari negli Stati Uniti, compresi quasi 296 milioni di dollari in attività di lobbying e pubbliche relazioni e 8,8 miliardi destinati a università e istituzioni educative. E’ un’influenza straordinaria per un paese grande più o meno quanto l’Abruzzo e con circa 330 mila cittadini. Il solo fondo sovrano del Qatar è stimato in oltre 500 miliardi di dollari. “E’ una questione controversa nella politica americana”, osserva Azizi, “ma è un fatto che alcuni leader qatarini abbiano avuto, a un certo punto, una certa vicinanza, diciamo, al movimento islamista in senso ampio”, compresi Hamas e i Fratelli musulmani.
Nel 2017 Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto imposero un blocco al Qatar, accusando Doha di sostenere i movimenti islamisti e di essere troppo vicina all’Iran. Trump inizialmente appoggiò la pressione, accusando il Qatar di finanziare il terrorismo. Una delle principali richieste del blocco era che il Qatar chiudesse Al Jazeera. Doha riuscì a resistere grazie all’aiuto di Turchia e Iran e la disputa si concluse nel 2021 con la mediazione americana e kuwaitiana. Al Jazeera fu al centro della pressione sul Qatar perché consente a un paese minuscolo di esercitare un’influenza molto superiore alle proprie dimensioni. “I qatarini la considerano uno strumento per controllare l’opinione pubblica araba”, dice Al Qaed. “E’ una carta enorme per loro”. Washington ha inflitto danni enormi all’Iran, e gli stati del Golfo continuano a dipendere dagli Stati Uniti per la propria sicurezza, pur restando esposti ai missili e ai droni iraniani. Senza una conclusione decisiva dello scontro, è probabile che il Qatar e i suoi vicini continuino a cercare margini di manovra.