Guterres: i relatori speciali sono "fuori dal controllo" dell'Onu

Un tempo, queste persone erano un vanto per le Nazioni Unite. Oggi, il segretario si esprime così al Financial Times. Ogni riferimento a Albanese o Mofokeng è puramente casuale
1 SET 26
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Foto ANSA

Nel novembre 2006, l’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, definì il sistema dei relatori speciali “il gioiello più prezioso del sistema Onu per i diritti umani”. Il Consiglio per i diritti umani ha 59 mandati di procedure speciali. A questi relatori speciali è data una piattaforma globale da cui emettere comunicati stampa col bollino del Palazzo di vetro e pubblicare rapporti delle Nazioni Unite. I relatori speciali possono influenzare il dibattito pubblico, orientare le discussioni all’interno dell’Onu e plasmare il modo in cui governi, media e società civile interpretano una vasta gamma di questioni politiche e presunte violazioni dei diritti umani. I loro rapporti sono considerati credibili e autorevoli da istituzioni quali le corti penali, i governi, gli organi di informazione, le università e gli attori della società civile. Ma alcuni di loro, per dirla con il Segretario generale dell’Onu Guterres in un’intervista al Financial Times, “sono totalmente fuori controllo”. Alla domanda sull’argomento di Israele secondo cui l’Onu come istituzione è pregiudizialmente ostile nei suoi confronti, Guterres ha risposto: “Ci sono diverse entità all’interno dell’Onu e non posso rispondere per l’Onu nella sua interezza perché ci sono molte entità dell’Onu che sono indipendenti. Abbiamo relatori indipendenti e ne abbiamo molti che sono completamente fuori controllo, dal punto di vista del Segretariato”. Chissà se si riferiva a Francesca Albanese e a Tlaleng Mofokeng, relatrice speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla salute, che al premier Netanyahu ha detto: “Fuck him”.
Il mandato del segretario generale scade alla fine del 2026. Se vuole ridare un po’ di credibilità a “quella cosa”, come il generale De Gaulle liquidò le Nazioni Unite, il prossimo segretario dovrà fare un po’ di ordine nel “gioiello più prezioso del sistema dei diritti umani”, che oggi sembra tanto pessima bigiotteria.