L'isola di Larak è una vecchia ossessione iraniana

Teheran agisce per conservare i propri vantaggi, Washington agisce per limitare i ricatti del regime. Ma solo senza lo stretto i pasdaran si possono portare a negoziato su altri argomenti

31 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 16:56
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Foto ANSA

La risposta del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica all’attacco americano contro l’isola di Larak è stata: non ci sono limiti che i missili iraniani possano conoscere. Da giugno scorso, quando il vicepresidente americano, J. D. Vance, stava negoziando con gli iraniani un Memorandum per la riapertura di Hormuz e per sessanta giorni di colloqui durante i quali trovare un accordo sul progetto nucleare di Teheran, gli scambi di attacchi fra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica sono scoppiati, poi si sono placati, poi sono scoppiati di nuovo. Dietro alle traiettorie dei missili in medio oriente, si consolida una situazione di stallo in cui il regime iraniano è convinto di poter prendere lo Stretto di Hormuz e bloccarlo ogni volta che lo ritiene opportuno. Domenica l’esercito americano ha deciso di colpire Larak – interrompendo quindi la decisione dell’Amministrazione di privilegiare una guerra economica rispetto a una militare – perché aveva visto una nuova minaccia e la prontezza del regime di incrementare la presa su Hormuz. Secondo gli Stati Uniti, gli iraniani avevano intenzione di piazzare nuove mine sui fondali dello Stretto, mettendo ancora più a rischio la navigazione che, seppur con ritmi lenti, si stava stabilizzando.
Ogni volta che l’Iran vede i propri vantaggi ridursi, agisce, e gli Stati Uniti che non vogliono ravvivare il conflitto si mobilitano nel momento in cui vedono i pasdaran provare nuove mosse. Ma Larak è una vecchia fissazione di Teheran, un’isola il cui ingresso al pubblico è da sempre controllato dal regime, che permette di abitarla soltanto a un centinaio di famiglie. La densità abitativa non è alta, ma l’importanza di Larak è cresciuta ora che l’Iran ha rispolverato il suo ruolo di padrone dello Stretto e vuole fare di tutto per incrementarlo come arma di ricatto contro gli Stati Uniti. Larak si estende a largo della costa meridionale dell’Iran, ha un avamposto militare dal quale il regime controlla le rotte, ma al quale vuole assegnare un ruolo ancora più forte: nel suo accordo con l’Oman per controllare il traffico nello Stretto vuole che le navi passino vicino a Larak che fa parte di quelle isole che si trovano all’imboccatura di Hormuz, fra la terraferma dell’Iran e la costa dell’Oman. Larak non è stata scoperta dagli americani domenica, durante l’attacco per fermare i posamine, ma viene controllata perché la presa dello Stretto parte proprio dall’isola, che nel passato il regime, per mostrarsi aperto al mondo, aveva anche tentato di rendere un posto accogliente per turisti, promuovendone le spiagge e le possibilità di attività subacquee. Oggi da Larak i fondali offrono più pericoli che divertimento e l’attività degli Stati Uniti si sta concentrando nel tentativo di togliere agli iraniani ogni arma per tenersi Hormuz, gestire lo Stretto, ricattarne il traffico. Soltanto senza il controllo di Hormuz, il regime potrà prendere in considerazione un negoziato su altri argomenti. Teheran oscilla fra i momenti in cui vuole farsi vedere invincibile, pronto a sabotare la forza dell’America, a momenti di silenzio. Ora promette vendetta e si lamenta del fatto che Washington può avere basi in medio oriente mentre agli iraniani viene contestata la presenza militare a Hormuz, senza ammettere che quella presenza serve a minacciare il commercio mondiale.
Donald Trump era sicuro che la sua arte negoziale avrebbe convinto il regime, ora, secondo un'indiscrezione della stampa americana, non pensa più che Teheran sia pronta a un accordo. La strategia economica prevale ancora su quella militare. Alla risposta di Bessent su quali siano le aspettative americane sull’Iran, il segretario al Tesoro ha risposto: “La loro economia non deve necessariamente crollare. Dobbiamo solo fare in modo che il regime rinsavisca”.