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Il nostro ambasciatore presenta le credenziali in Sudan. Schiaffetto agli Emirati
Silvio Mignano è il primo rappresentante diplomatico occidentale nel paese. Ciò dimostra l’interesse dell'Italia a porsi come interlocutore privilegiato del governo di Khartoum
29 AGO 26

Foto pubblicata dall'ambasciata italiana in Sudan sul suo profilo X @ItalyInSudan
Il primo ambasciatore occidentale dal 2023 a oggi a presentare ufficialmente le credenziali al governo di Khartoum in Sudan è stato l’italiano Silvio Mignano. La cerimonia sontuosa che si è tenuta martedì scorso alla presenza del presidente di transizione del paese, il generale Abdel Fattah al Burhan, ha un valore politico notevole, perché dimostra l’interesse del nostro paese a porsi come interlocutore privilegiato del governo di Khartoum.
“Durante il mio mandato non risparmierò alcuno sforzo per sostenere la pace, l’unità e la prosperità per il Sudan”, ha scritto Mignano su X dopo essere stato nominato nuovo ambasciatore lo scorso 5 agosto.
Da tre anni, da quando nel paese si è tornati a combattere tra il governo centrale di Khartoum e le Rapid Support Forces (Rsf) di Mohamed Hamdan Dagalo, noto come “Hemedti”, le sedi diplimatiche hanno chiuso e sono state spostate altrove per motivi di sicurezza, visto che Khartoum era stata occupata dalle Rsf prima di essere liberata a maggio del 2025. L’ambasciata italiana opera provvisoriamente da Addis Abeba, in Etiopia, ma ora la presentazione delle credenziali ad al Burhan eleva il valore della cooperazione tra il nostro paese e quello sudanese. La cerimonia di martedì non ha solo legittimato l’autorità di al Burhan, unico leader de facto riconosciuto dalla comunità internazionale, ma è anche la dimostrazione che che la politica estera italiana in Africa, seppure coordinata con i paesi del G7, continua a essere quella del battitore libero, desiderosa di parlare con tutti. Lo si è visto nel Sahel, in particolare in Niger, dove è dislocato un nostro contingente militare, l’unico occidentale dopo il ritiro di americani e francesi.
Chi invece non avrà gradito le foto del nostro ambasciatore con al Burhan sono invece gli Emirati Arabi Uniti, che finanziano e armano Hemedti, accusato di crimini di guerra e genocidio dall’Onu dopo la stage di El Fasher, nel nord del Darfur, a ottobre dello scorso anno. E di questi tempi, non è usuale sfidare l’influenza di Abu Dhabi in Africa.