Haakon VIII, re hygge in cerca dell’acqua per bicchieri mezzi vuoti

Il successore di Harald V ha un profilo da romanzo contemporaneo: fa i mestieri creativi e passa il tempo a capire dove potrebbe essere il suo posto nel mondo e nella società, intanto si concentra sulle piccolissime cose che danno benessere

29 AGO 26
Immagine di Haakon VIII, re hygge in cerca dell’acqua per bicchieri mezzi vuoti

Foto LaPresse

Gli unici reali coi soldi sono ormai diventati gli Emiri così nella vecchia Europa (e succursali isolane che Europa non sono, ma in fondo sì, insomma ci siamo capiti) si fatica a tener lucide le corone rimaste. Non sono più da nessuna parte tempi di ostentazione e fasti, sta per arrivare il socialismo mannaro, il popolo la brioche la mastica storto, e quindi ci si adegua a essere famiglie reali morigerate, che vestono Mango, Zara, Marks and Spencer. Prendiamo Kate principessa del Galles, la mia beniamina: ha un vestito rosso Alexander McQueen ormai liso che tira fuori ogni anno da dieci anni, lo so a memoria, ha un corpino e una gonna a pieghe al ginocchio, in un tentativo nobile di veicolare il messaggio: vedete? Non spendo in fondo troppi soldi di voi contribuenti. E tanti tanti abitucci da trenta sterline (sono come voi!). Kate capisce tutto e legge bene il futuro, solo poco tempo fa i Windsor non avevano paura di farsi vedere fighi e abbronzati a Mustique, ora al massimo foto scalzi nei prati, tutti insieme in jeans. I tempi sono cupi. Intanto sta per esserci in ogni regione interessata monarchicamente il cambio di generazione in dinastia, i re e regine anziani lasciano il posto ai cinquantenni. Iniziano i norvegesi.
Da venerdì 28 agosto Haakon VIII è re. Suo padre Harald V è morto a 89 anni e la successione, secondo la Costituzione norvegese, è veloce e automatica: non servono ciambellani e parate di cavalli, il paese non resta senza sovrano, non fanno neanche quasi la conferenza stampa. Più avanti arriverà il giuramento, ma niente incoronazione con vecchi sfarzi. Basta sprechi, è pure più ecologico, non tirar fuori la corona. Haakon ottavo ha uno di quei profili da romanzo contemporaneo con protagonista in cerca dell’altra acqua che serve per riempire il bicchiere mezzo vuoto, fa i mestieri creativi e passa il tempo a capire dove potrebbe essere il suo posto nel mondo e nella società, intanto si concentra sulle piccolissime cose che danno benessere. Di solito hanno vari appartamenti intestati (se non i milioni) e li chiamano hygge, codesti tizi. Chiedo alla Bestia (la mia intelligenza artificiale) di chiarire che vuol dire esattamente hygge e risponde così: Hygge è una parola danese che indica una sensazione di intimità, comfort, calore e benessere semplice, spesso condivisa con altre persone. Non ha una traduzione italiana perfetta. Può essere resa come “stare bene in modo semplice e rilassato”. Per esempio: una serata in casa con candele, coperta, tè caldo e amici può essere molto hygge.
Haakon ha studiato. Dopo l’Accademia navale sono arrivate Scienze politiche a Berkeley, master alla London School of Economics, diplomazia, sviluppo sostenibile e poi la grande passione: sport all’aria aperta. E’ fissato col surf, se non fosse costretto a fare il re avrebbe fatto sicuro il surfista, dice. Ha raccontato che in California l’acqua gli permetteva di sentirsi se stesso (beato lui che sa dove trovarlo, se stesso). Non è solo new age ma anche Goodwill Ambassador dell’UNDP dal 2003, la fissazione autentica e meritoria è l’oceano (e lo sviluppo sostenibile). In un discorso ufficiale del 2019 aprì con: “My name is Haakon and I am from the ocean”. Il mio nome è Haakon e vengo dall’Oceano. Bello, potrebbe stare nell’Odissea di Nolan. Amori. Ha incontrato la futura regina a un festival musicale. Lei è Mette-Marit Tjessem Høiby, cittadina comune e aveva già un figlio, Marius, da una precedente relazione. La storia provocò allora un enorme dibattito, poi liquidato dal padre di lui (che aveva fatto lo stesso) così Haakon e Mette-Marit si sposarono nella cattedrale di Oslo il 25 agosto 2001. Haakon sarà quello che sconfigge simbolicamente il patriarcato (sezione: reale norvegese). Ha una sorella maggiore, Märtha Louise, nata nel 1971, ma è diventato lui l’erede perché la riforma della successione che eliminò la precedenza maschile non era retroattiva.
Con Haakon sul trono, invece, l’erede sarà sua figlia Ingrid Alexandra, 22 anni. Altro che sappiamo: non se l’è passata benissimo, ultimamente. Quest’anno sono riemerse comunicazioni tra Mette-Marit e Jeffrey Epstein successive alla condanna di quest’ultimo, lei ha chiesto scusa e ha detto di essere stata manipolata, non è accusata di reati. Poi Marius, il primo figlio (avuto fuori casa reale), è stato condannato a giugno a quattro anni con accusa di stupro e di violenza domestica. Haakon ha espresso solidarietà alle vittime durante il processo e, parlando della propria famiglia, ha detto che la priorità restava “prendersi cura del gregge”. Bellissima frase fredda che non vuol dire granché, applausi. E qualcosa mi dice che per il futuro, a parte diventare hygge, dovremo imparare alla svelta dai nordici questa forma minimalista estrema di diplomazia.