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Trump è già "entrato" in Gta VI (a modo suo). Ma i produttori del gioco fingono che non esista
Il trailer dell'attesissimo titolo convince appassionati ed esperti, e un’unità dello US Army offre ai soldati quattro giorni di licenza in caso di rinnovo del contratto per poterci giocare. Il tycoon prende in giro il design del gioco, ma la Rockstar lo snobba: "Deve essere senza tempo"

Foto Getty
I videogiocatori di tutto il mondo attendono questo momento da tredici anni. Prima dell'uscita ufficiale (fissata per il 19 novembre 2026 dopo due rinvii), le dinamiche di gioco di Grand Theft Auto VI, nuovo attesissimo capitolo della fortunata e controversa saga targata Rockstar Games, sono state in maniera estesa nella serata di giovedì in un'esclusiva premiere su Netflix, poi arrivata anche su Youtube. Esperti e appassionati hanno reagito molto positivamente alle immagini e alle funzionalità del gioco, ancora più ricche e realistiche della versione precedente. C'è la violenza, le rapine, le macchine da rubare, una mappa giocabile estesissima e una trama oscura. Ci si uniscono poi chicche come la possibilità di cambiare (in meglio o in peggio) il corpo dei personaggi con attività fisica e nutrizione e i protagonisti, Jason e Lucia, che si alternano tra fughe spericolate e sparatorie sanguinolente.
Milioni di videogiocatori aspettano la data di uscita con ansia. C'è da aspettarsi che fra questi vi sia anche il deputato polacco Witold Tumanowicz, che nel novembre 2025 ha parlato in Parlamento del rinvio del gioco giudicandolo “uno scandalo enorme”. L'attesa per l'evento è tanta da aver costretto addirittura alcune aziende a rinviare l'uscita dei propri titoli per non fare concorrenza (e magari perderla miseramente) a Gta VI. Il cui sviluppo è stato faticoso e costosissimo: a maggio 2025, la testata IGN ha confermato che Rockstar ha speso più di un miliardo di dollari per il videogioco, anche se qualcuno parla addirittura di due miliardi.E ad appesantire ancora di più lo sviluppo ci si sono messi pure i vari filmati tratti da una versione trafugata del gioco diffusi dagli hacker sui social senza alcuna autorizzazione.
A fare da sfondo alla storia c'è Vice City, fittizia città americana dove trionfa la criminalità organizzata e – da quanto emerge dal trailer – anche gli influencer perennemente in live sui social. È ritratto graffiante dell'America più oscura (per donare maggiore credibilità alla storia sono stati consultati ex criminali, forze dell’ordine, promoter di club, venditori d’armi e "chiunque di abbastanza noto o influente si rendesse disponibile", ha detto lo sceneggiatore Michael Wiafe). Che però, a quanto pare, in quel di Washington non fa così tanto ribrezzo, anzi.
A giugno Donald Trump decise addirittura di mettercisi dentro. "Abbiamo davvero salvato l'America prima di Gta 6", recita un post pubblicato dalla Casa Bianca con tanto di tycoon nella copertina del gioco e il nome che – guarda caso – non è più "Grand Theft Auto" ma "Make America Great Again". L'ennesima intromissione del tycoon nella cultura pop americana, non troppo apprezzata dagli utenti.
L'attesa del gioco si è fatta sentire anche fra i militari. Tanto che a più di cento soldati dell'esercito in Georgia è stato offerto un permesso di quattro giorni per giocare al videogioco, a una sola condizione: che rinnovino l'arruolamento. All'accordo messo a disposizione dei 130 membri della 3ª Divisione di Fanteria, di stanza a Fort Stewart, finora hanno risposto positivamente solo 20 soldati, accettando dunque un nuovo arruolamento per un periodo da due a sei anni per avere qualche giorno di pausa da dedicare alle sparatorie e allo spaccio di droga (tramite console, chiaramente). L'obiettivo del permesso speciale, ha confermato a Nbc News il tenente colonnello Angel Tomko, è di "avere un programma di incentivi unico che si collegasse agli interessi dei soldati", aggiungendo che il comando del battaglione "voleva entusiasmare i soldati al punto da invogliarli a rinnovare l'arruolamento". Arruolati e ti potrai divertire alla Playstation.
Eppure, l'interesse della Casa Bianca per il videogioco non sembra corrisposto. In un’intervista al New York Times pubblicata in concomitanza con il trailer, gli sviluppatori di Rockstar hanno detto che Gta VI non affronterà esplicitamente né l’elezione di Donald Trump né la pandemia di COVID-19, per evitare di far “invecchiare male il gioco in modo un po' goffo", ha spiegato Rob Nelson, co-responsabile dello studio Rockstar North (sussidiaria di Rockstar). "Dobbiamo quindi valutare le cose e chiederci: cosa possiede quella qualità senza tempo capace di parlare facilmente di follie e debolezze umane in cui tutti possono rispecchiarsi, e che verrà ricordato come parte di quest'epoca?", ha proseguito. Snobbare Trump è l'unica soluzione per creare un gioco più duraturo, dunque. Ma non è da escludere che il presidente, dopo aver rinominato di sana pianta un lago, decida di sfruttare l'AI per inserirsi nel gioco e rendere l'America di nuovo grande da lì.
Niente Trump a Vice City, dunque. Ma Shakespeare si. Mentre la produzione del gioco avanzava, il suo capitolo precedente, Gta 5, si è trasformata infatti in un palcoscenico per una delle più famose opere del drammaturgo inglese. Si chiama "Grand Theft Hamlet", ed è un documentario disponibile su Mubi che fonde il mondo caotico del videogioco e i brani di Shakespeare, non solo da “Amleto” ma anche da “Macbeth”. L'idea è venuta a Sam Crane e Mark Oosterveen, attori disoccupati a causa della pandemia, e quasi tutti i critici su Rotten Tomatoes l'hanno apprezzata.
