Perché adesso la Russia attacca i valichi di frontiera tra Ucraina e Moldavia

Alle porte dell'inverno, l'esercito di Putin ha nuovi obiettivi e uno passa per Chisinau. Segnali della guerra che si allarga e la percezione dell'Europa

28 AGO 26
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Le minacce la Russia le presenta con i fatti, non con le parole. Non bisogna seguire Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo, per capire se qualcosa di ancora peggiore di una guerra totale che dura da quattro anni e mezzo in Ucraina sta per essere scatenato per volontà del Cremlino. Bisogna osservare: la Russia fa proprio quello che sembra stia facendo. Così, prima del 24 febbraio del 2022, era inutile appigliarsi alle parole di Vladimir Putin e dei suoi uomini, ma per prevedere le prossime mosse bisognava osservare il confine fra Russia e Ucraina, i soldati e i mezzi russi ammassati, le riunioni per decidere il riconoscimento delle sedicenti repubbliche di Luhansk e Donetsk. E infatti l’invasione è iniziata, senza bisogno di troppe parole. Vladimir Putin vuole l’Ucraina, i suoi piani non sono cambiati, è pronto a martellare con ancora più forza le città ucraine e, di nuovo, basta guardare le azioni per capire fino a dove vuole arrivare. Nelle ultime settimane gli attacchi russi si sono spinti fino al confine fra Ucraina e Moldavia, non è una rotta a caso, ma una decisione presa per perseguire quattro obiettivi. I valichi di frontiera con la Moldavia servono a raggiungere l’aeroporto di Chisinau, che si trova a circa quattro ore dalla città di Odessa, gli attacchi russi alle infrastrutture dei valichi puntano a tagliare le vie che collegano gli ucraini al resto del mondo, quindi a chiuderli nel paese in guerra. 
Il secondo obiettivo è soffocare l’economia, bloccando le vie commerciali per il grano attraverso le quali Kyiv cerca di sostituire le vie marittime, poco percorse a causa degli attacchi russi; il terzo è chiudere anche la via per il trasferimento armi, non la più trafficata ma una di quelle praticabili; il quarto punta a generare un senso di panico anche nella popolazione moldava, che non soltanto è molto vicina geograficamente alla guerra, ma continua a subirne i colpi con sconfinamenti di droni (sei soltanto ieri) e massicce campagne di disinformazione. La Russia vuole chiudere una delle frontiere di Kyiv e, mentre colpisce le città ucraine con droni e missili, ha intensificato la sua guerra lungo i confini, arrivando a tutti i paesi che toccano l’Ucraina o la stessa Russia.
C’è una caratteristica che accomuna in questo momento Kyiv e Mosca: gli arsenali di armi offensive sono pieni, la contraerea manca a tutte e due. Ma mentre per l’Ucraina si tratta di vita o di morte, la mancanza di intercettori per abbattere i missili si riflette nella morte dei civili durante gli attacchi dei russi, per la Russia si riduce soprattutto a un continuo indebolimento delle infrastrutture al quale Mosca potrebbe mettere fine in un modo semplice: arrestando gli attacchi contro le città ucraine. E’ su questo punto che insistono gli ultimi tentativi negoziali americani. Le intenzioni di Putin non sono cambiate e nei fatti sta dimostrando che intende coinvolgere gli alleati di Kyiv nella guerra e non servono necessariamente i missili e i droni per farlo. Un alto funzionario europeo ha detto al Foglio: “Quello che abbiamo visto sono attacchi ibridi, e non soltanto ibridi, che vanno avanti e presumiamo che continueranno. La Russia sta cercando di mettere i nostri paesi in difficoltà. Posso affermare con chiarezza che le Forze armate europee in generale non vedono alcun rischio di attacco da parte della Russia e questa valutazione non è cambiata. Ciò che ci incuriosisce è cosa accadrà riguardo alla mobilitazione e come cambierà la situazione. Ma per quanto riguarda qualsiasi minaccia ai membri europei della Nato, non vediamo alcuna valutazione di preparazione in tal senso”. L’Ucraina aspetta nuovi colloqui con i russi, potrebbero avvenire per settembre, ma non si distoglie dalle bombe che le cadono in testa. Guarda i fatti, non le parole.