Esteri
un mese di offensiva •
La Nato prende le misure contro le azioni dirette di Mosca, dalle incursioni di droni ai sabotaggi
Tutti i segnali dell'allargamento della guerra di Vladimir Putin ai confini dell'Alleanza atlantica, in un mese. Le indiscrezioni americane sui test russi alla tenuta degli europei e al sostegno dell'Ucraina

Roma. A inizio mese alcune fonti americane hanno riferito al Wall Street Journal che il Cremlino starebbe pianificando un attacco limitato alla Nato contro uno dei paesi dell’Alleanza nei prossimi anni. Il conto alla rovescia sarebbe iniziato questo mese, già nelle settimane precedenti i servizi segreti europei, soprattutto polacchi e dei paesi baltici, avevano lanciato un allarme avvertendo che la Russia stava intensificando le operazioni ibride contro i paesi della Nato, per testare la tenuta dell’Alleanza e indebolire il sostegno all’Ucraina attraverso sospetti sabotaggi, incendi dolosi, danni a infrastrutture critiche e incursioni di droni nello spazio aereo. In una riunione del 12 agosto scorso, con un comunicato, i paesi Nato hanno condannato la Russia per le violazioni dello spazio aereo di Polonia e Romania e hanno detto di essere “uniti e risoluti nella difesa del territorio”.
Anche per questi motivi, la pianificazione militare e della difesa europea starebbe prendendo in considerazione scenari basati su una quasi completa autosufficienza europea e sull’assenza di una partecipazione diretta degli Stati Uniti, nella difesa della regione del Mar Baltico. Secondo alcune indiscrezioni trapelate dai giornali americani in questi giorni, nella visita a sorpresa di ieri a Mosca, il capo della Cia John Ratcliffe potrebbe aver messo in guardia la Russia, sulla base di analisi dei servizi segreti statunitensi, dal condurre un attacco limitato alla Nato nel prossimo futuro. Ecco i segnali di un allargamento della guerra di Putin.
Incursioni di droni nello spazio aereo
Un mese fa, tra il 24 e il 26 luglio, le forze romene hanno abbattuto tre droni in tre giorni, uno dei quali a dodici chilometri da Sulina e sopra le acque territoriali della Romania. Uno degli apparecchi è stato identificato come un modello Shahed, utilizzato dalla Russia. Soltanto pochi giorni dopo, un Kh-101 russo ha attraversato lo spazio aereo polacco ed è caduto nei pressi dell’area agricola di Tarnawa-Kolonia, nella regione di Lublino, a circa cento chilometri dal confine ucraino, aprendo un cratere di dieci metri. La Nato poco dopo ha confermato l’origine russa del missile: “In risposta a un missile russo di tipo attualmente sconosciuto che è entrato nello spazio aereo polacco e si è poi schiantato in territorio polacco – uno dei tanti missili lanciati dalla Russia contro l’Ucraina durante la notte – la Nato e la Polonia hanno attivato le loro difese aeree e terrestri”. Il 4 agosto, gli aerei da combattimento polacchi hanno intercettato un aereo da ricognizione russo Il-20 a 56 chilometri dalla città di Koszalin, nella regione della Pomerania occidentale. Il giorno precedente, l’esercito polacco aveva segnalato un’altra intercettazione di un aereo da ricognizione russo sul Mar Baltico, precisando che il velivolo volava con il transponder spento. A metà agosto, gli aerei dell’Alleanza atlantica hanno abbattuto un drone entrato nello spazio aereo della Lettonia: è stata poi ricondotta l’origine ucraina, il ministero lettone ha dichiarato che era entrato nello spazio aereo lettone a seguito di “attività di guerra elettromagnetica russa”. Il 20 agosto la Romania ha dichiarato di aver schierato due caccia F-16 per distruggere un drone marino esplosivo lanciato dalla Russia e che minacciava “centinaia di vite” nei pressi di una delle sue piattaforme di estrazione del gas, a poche centinaia di metri dalla piattaforma Neptun Deep, a 80 miglia a est della città rumena di Costanza, sul Mar Nero: si è trattato del secondo episodio in due mesi. Sempre nelle scorse settimane il Telegraph ha pubblicato un’inchiesta in cui ricostruisce l’esistenza di dieci basi russe di droni kamikaze a lungo raggio, pronti a essere lanciati in profondità nel territorio della Nato.
Interferenze Gps
Delle incursioni di droni fanno parte anche le interferenze Gps, la “guerra elettronica” sviluppata dalla Russia per deviare droni carichi di esplosivo nello spazio aereo della Nato: da quando la Russia ha lanciato l’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel febbraio 2022, decine di incidenti simili sono stati registrati in Europa, in particolare nelle regioni del Baltico, dei paesi nordici e del Mar Nero. Secondo i dati di una stazione di monitoraggio gestita dall’Istituto nazionale di telecomunicazioni polacco, quest’estate la Polonia ha registrato un numero crescente di interruzioni ai suoi sistemi di navigazione satellitare, con interruzioni complete nel 63 per cento dei primi 19 giorni di agosto.
Sabotaggi contro la logistica e incendi sospetti
Il 5 agosto scorso, un drone carico di esplosivo è stato trovato accanto a un aereo cargo Antonov ucraino all’aeroporto di Lipsia/Halle, spingendo l’aeroporto tedesco a rafforzare le sue misure di sicurezza. Poco dopo, lo stesso giorno, un aereo cargo della Dhl è stato costretto a interrompere la fase di atterraggio a causa della chiusura dell’aeroporto e si è scontrato con quello che si ritiene essere stato un secondo drone. Cinque giorni dopo, il 10 agosto, una potente esplosione ha colpito uno stabilimento di proprietà di Emco, uno dei maggiori produttori privati di armi in Bulgaria, che produce munizioni di artiglieria da 155 mm per l’Ucraina. L’esplosione è stata causata da un incendio che si è propagato da un camion parcheggiato nelle vicinanze a un magazzino. Il 13 agosto c’è stata poi un’esplosione simile nello stabilimento di munizioni di Colleferro, in provincia di Roma. La scorsa settimana la Lettonia ha arrestato tre suoi cittadini con l’accusa di aver appiccato un incendio a un edificio appartenente al produttore di droni Milrem Robotics nella vicina Estonia, nella notte del 15 agosto. Anche la Lituania ha incriminato sei persone per aver tentato di incendiare una fabbrica che forniva scanner a radiofrequenza a Kyiv.
La flotta ombra
Secondo alcuni studi, l’Alleanza atlantica starebbe testando tecnologie emergenti che potrebbero colmare le lacune nella sorveglianza per per rintracciare i sottomarini russi. Nello scorso mese, il Cremlino ha dirottato alcune delle sue navi da guerra più avanzate per scortare petroliere soggette a sanzioni e appartenenti alla “flotta ombra” vicino alle acque territoriali britanniche, tra cui una fregata armata di missili ipersonici. Quando il 17 agosto scorso il nuovo nuovo sottomarino di Mosca, Khabarovsk, ha lasciato per la prima volta il porto di Severodvinsk per le prove nel Mar Bianco, i propagandisti russi hanno esortato Putin a usare il sottomarino a propulsione nucleare, progettato per trasportare il drone sottomarino Poseidon, contro il Regno Unito come rappresaglia per la sua decisione di fornire droni a Kyiv. Il 2 agosto la Marina militare italiana, nell’ambito dell’Operazione europea Irini per il monitoraggio del traffico di armi e petrolio, ha abbordato una petroliera russa nelle acque internazionali al largo di Pantelleria.
Campagne di disinformazione
Nelle scorse settimane il governo tedesco ha avviato un’indagine sui tentativi di Mosca di influenzare le elezioni regionali che si terranno nello stato federale tedesco della Sassonia-Anhalt, attraverso l’“Operazione Matrioska”, già segnalata durante le elezioni federali del 2025. Anche in Francia un gruppo affiliato all’agenzia di intelligence russa, il Gru, ha lanciato una campagna di disinformazione contro Raphaël Glucksmann, candidato della sinistra moderata alle elezioni francesi del prossimo anno.