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In Nepal e Tibet dopo l'alluvione sale il bilancio delle vittime. La Farnesina: "Tre italiani dispersi"
La Farnesina: "Della decina di italiani ancora irreperibili stamattina sono rimasti 3 casi specifici segnalati": Marco Ratto, orefice di Rapallo e una coppia italo-svizzera. Il cordoglio del ministro Tajani. A causare l'alluvione il distaccamento di un ghiacciaio che si è riversato nel fiume Lhende Khola. Le immagini di una catastrofe umanitaria

Foto LaPresse
Ci sono ancora tre concittadini italiani dispersi dopo la devastante alluvione che si è verificata ieri in Nepal: la conferma, dopo l'annuncio delle autorità nepalesi di stamattina, arriva dalla Farnesina. Il ministero degli Esteri ha sapere che della decina di italiani ancora irreperibili di stamattina, sono rimasti 3 casi specifici segnalati. Il primo è Marco Ratto, orefice di Rapallo in viaggio nel paese, che era in uscita dal Nepal verso il Tibet. L'agenzia di viaggi cinese che avrebbe dovuto prendere in carico il gruppo ha confermato di aver perso i contatti al valico. L'informazione, di cui dà notizia l'Ansa, è stata confermata anche dall'agenzia nepalese direttamente alla famiglia.
Poi c'è una coppia italo-svizzera in viaggio dal Tibet verso il Nepal. La Farnesina spiega che non ci sono i riferimenti dell'agenzia e non c'è ancora conferma che abbiano attraversato il valico. I dati diffusi da parte nepalese, informa il ministero degli Esteri, si basano sulle informazioni condivise dai tour operator e possono risultare imprecisi e non tenere conto di chi non ha attraversato il confine. Finora, sono stati contattati circa 130 connazionali segnalati nell'area prima del disastro.
Per questa ragione, scrive il ministro Antonio Tajani "è stato disposto l'invio di personale a Kathmandu dall'ambasciata a New Delhi, per rafforzare la presenza sul posto e l'assistenza ai connazionali". L'annuncio arriva all'interno di un post sui social, dove il vicepremier ha voluto esprimere solidarietà alla popolazione colpita: "Esprimo il cordoglio del governo alle famiglie delle vittime delle alluvioni che hanno colpito il Nepal e la regione tibetana. La nostra vicinanza va alle autorità e alle popolazioni colpite. Seguo con la massima attenzione la situazione dei connazionali presenti nelle aree interessate".
Il bilancio delle vittime e dei dispersi
E intanto è salito a 392 morti il bilancio delle vittime della catastrofe ambientale. Sono dati che arrivano dalla polizia nepalese, sommati a quelli di Pechino (per la parte tibetana): 389 morti in Nepal, tre in Tibet. Ma il numero è destinato a salire, non è confermato e i dati al momento sono confusi. C'è confusione anche per quanto riguarda il numero delle persone irreperibili. Per il momento sono circa 540 stranieri e 127 cittadini i dispersi in Nepal. Mentre il numero di persone scomparse nella contea di Gyirong, in Tibet, è salito a 558, di cui cui 260 cittadini stranieri. I dati sono comunicati separatamente e non è possibile sommarli. I cittadini europei coinvolti e dispersi sono al momento 108.
Il ghiacciaio crollato: così si è scatenata l'alluvione
Sono ancora in corso le operazioni di soccorso nella zona, rese molto difficili a causa delle condizioni climatiche: le autorità stanno raccogliendo corpi, anche di bambini, sotto il fango e le macerie. È stato il collasso di un ghiacciaio a provocare la devastante alluvione che ieri ha colpito l'area tra Tibet e Nepal. A certificarlo è l'Usgs, l'Istituto di geologia degli Stati uniti, secondo il quale il terremoto di magnitudo 5.2 "è stato causato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle".
Secondo quanto ricostruito fino a ora, e secondo anche il parere di diversi esperti, tra cui il già citato Usgs, l'alluvione sarebbe stata causata dal crollo di una grossa porzione di un ghiacciaio nell'alta valle himalayana al confine con il Tibet. L'area più colpita è il distretto nepalese di Rasuwa, nella provincia di Bagmati, dove il materiale precipitato nell'alta valle del fiume Lhende Khola, affluente del Bhote Koshi, avrebbe temporaneamente sbarrato il corso d'acqua. Il successivo cedimento dello sbarramento ha liberato una massa d'acqua, fango, detriti e ghiaccio che ha corso a valle, raggiungendo il Bhote Koshi e il Trishuli e devastando villaggi e infrastrutture. Il livello del Trishuli è arrivato a crescere di nove metri in circa mezz'ora. Le immagini satellitari analizzate dagli esperti collocano il collasso attorno ai 5.200 metri, con una discesa di circa 1.200 metri in pochissimo tempo.
