Tsahal non è una milizia privata

Cosa racconta il caso del deputato che abbatte il monumento in Cisgiordania
26 AGO 26
Immagine di Tsahal non è una milizia privata

Foto ANSA

Il deputato israeliano del partito Sionismo religioso, Zvi Sukkot, ha abbattuto una stele a Kafr Madama, vicino Nablus, durante un tour autorizzato in Cisgiordania. Quando un deputato si muove per alcune aree della Cisgiordania, ha bisogno di una scorta armata fornita dall’esercito e infatti Sukkot e i suoi collaboratori erano con i soldati quando hanno tirato fuori le mazze e hanno iniziato ad abbattere il “Monumento ai martiri”, dedicato ai palestinesi morti durante l’Intifada, terroristi inclusi. Sukkot ha scritto su X: “Ogni bambino che vede ogni giorno un monumento gigantesco che glorifica gli assassini di ebrei sognerà di diventare un terrorista”. Sukkot ha detto di aver agito dopo aver invitato l’esercito a rimuovere i monumenti che glorificano il terrorismo, attività che rientra nelle competenze dell’esercito, previa autorizzazione. Il fatto è stato molto dibattuto in Israele e non per la stele, ma per l’uso che alcuni deputati fanno dell’esercito.
Infatti il primo a reagire è stato Tsahal che ha riferito: “Contrariamente a quanto concordato, i partecipanti hanno agito in modo ingannevole e manipolatorio, senza autorizzazione e in completa violazione del quadro normativo”. L’esercito considera “la condotta del deputato, la sua mancanza di coordinamento grave, nonché un abuso della protezione fornita dalle forze di sicurezza per agire in modo del tutto al di fuori della propria autorità”. Il monumento inneggiava al terrorismo, ma Sukkot ha usato e messo in pericolo i soldati per una dimostrazione personale e l’atteggiamento fa parte dell’abitudine sempre più diffusa di abusare della protezione dei soldati. Dopo tre anni di guerra, un governo che ha fatto di tutto per osteggiare la legge per la leva obbligatoria per gli studenti della yeshiva, coltivando l’idea che solo una parte della popolazione dovesse morire per Israele, è anche quello in cui in molti non esitano a strattonare i soldati per i propri fini. Il ruolo dell’esercito, il suo futuro, le sue guerre sono al centro della campagna elettorale per il voto del 27 ottobre.