Esteri
il nuovo studio •
La carestia di massa a Gaza era un grande racconto mediatico
L'analisi pubblicata da un team a guida Unicef riporta risultati in netta contraddizione con la terribile carestia descritta un anno fa dalle Nazioni unite
26 AGO 26

Foto ANSA
Quando si vuole essere ingannati si è disposti a credere a qualsiasi cosa. Un’affermazione solenne, ripetuta fino a indurire la coscienza collettiva, e poi i numeri stessi dell’Onu che tornano a parlare un linguaggio meno teatrale.
Un team guidato dal’Unicef che misura la fame a Gaza ha caricato online una presentazione contenente la sua analisi più completa da quando è scoppiata la guerra, quasi tre anni fa. Il rapporto, intitolato “Gaza Nutrition Smart Survey Result”, ha rivelato un netto rovesciamento rispetto alle dichiarazioni fatte esattamente un anno fa, secondo cui una terribile carestia stava devastando il territorio controllato da Hamas.
“Assenza di una malnutrizione acuta diffusa a livello di popolazione”, si legge. Con un tasso dello 0,5 percento, Gaza ha uno dei tassi più bassi di malnutrizione acuta infantile della regione, inferiore anche a Egitto e Giordania, secondo un’analisi della Free Press basata su dati della Banca Mondiale e dell’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), un sistema di monitoraggio della fame affiliato alle Nazioni Unite.
La presentazione del team guidato dall’Unicef ha anche rivelato che Gaza affronta ora una nuova sfida: il sovrappeso, che colpisce complessivamente il quattro per cento dei bambini sotto i cinque anni. Una ricercatrice che ha supervisionato squadre impegnate a raccogliere dati sulla malnutrizione nel Corno d’Africa ha osservato di non aver “mai visto” l’emergere di obesità e sovrappeso in un luogo che solo un anno prima era stato dichiarato formalmente sotto carestia.
“In Africa abbiamo persone che mangiano erbe selvatiche solo per restare in vita”, ha detto. Il rapporto Unicef ha anche rilevato che “sono stati segnalati pochissimi decessi confermati legati alla nutrizione a Gaza”. Il Dipartimento di Stato ha dichiarato che “gli ultimi risultati dell’Unicef dimostrano un altro esempio che smonta completamente le innumerevoli false accuse contro Israele di aver deliberatamente fatto morire di fame i civili a Gaza. Ci sono enti dell’Onu, organi di informazione e ong che dovrebbero ritrattare e correggere i loro attacchi politicizzati e infondati contro Israele, che ha fatto arrivare a Gaza oltre due milioni di tonnellate di cibo da quando è in vigore il cessate il fuoco”.
Nel 2023, l’Onu ha avvertito di una fame di massa. Nel 2024, la carestia era “imminente”. Il 22 agosto 2025 l’Ipc dichiarò ufficialmente la carestia in alcune parti di Gaza. Oltre mezzo milione di palestinesi “affrontavano condizioni catastrofiche caratterizzate da fame, indigenza e morte”, affermò l’Ipc. La dichiarazione di carestia fatta l’anno scorso dall’Ipc è stata solo la quinta in assoluto e la prima al di fuori dell’Africa. Ha scatenato un’ondata di rabbia contro Israele e gli ebrei, che si era accumulata per oltre un anno, con accuse secondo cui Israele stava usando la fame come arma di guerra.
Improvvisamente, gli ebrei israeliani stavano affamando i palestinesi. E il 2025 è stato l’anno più mortale per gli attacchi antisemitici nel mondo dal 1945. Ora, nuovi dati dell’Onu mostrano malnutrizione acuta in tutta Gaza allo 0,2 - 0,8 per cento, più basso rispetto ai paesi arabi vicini. Come è possibile che Gaza sia passata dall’essere classificata ufficialmente come sotto carestia ad avere – in meno di un anno – uno dei livelli più bassi di malnutrizione infantile della regione? Non si dice che nessuno a Gaza abbia sofferto la fame, né si sminuiscono le sofferenze patite dai palestinesi a Gaza o le preoccupazioni sanitarie.
Ma il netto rovesciamento documentato dall’Onu impone un esame per sapere perché quel racconto abbia avuto bisogno di tanto volume mediatico e di così poca pazienza empirica. Se i tassi di oggi smentiscono il grande racconto, quale fame è rimasta senza testimoni? Quella degli ostaggi israeliani nei tunnel, denutriti, sepolti nel buio, costretti a scavarsi la fossa nel silenzio. La fame senza telecamere non produce risoluzioni. Produce soltanto oblio.
Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.
