Il caso del francese fermato a Bari con tre missili nel furgone rivela un cortocircuito europeo sulle armi

Un autista è detenuto in Italia da oltre due mesi dopo il sequestro a Bari di tre Akeron destinati, secondo la difesa, a una base Nato in Grecia. Ma in Italia la documentazione non convince. Parigi tace e il consorzio Mbda non commenta

26 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 15:58
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Uomini della Guardia di Finanza controllano le casse sequestrate ad un tir proveniente dalla Grecia (Ansa)

Parigi. Il 9 giugno, Régis Claude Albert Normand, 46 anni e di nazionalità francese, era appena sbarcato a Bari dalla motonave Superfast II proveniente da Patrasso, in Grecia, quando la Guardia di finanza italiana ha controllato il suo furgone, trovando all’interno cinque contenitori logistici utilizzati per il trasporto di sistemi d’arma anticarro. Le verifiche hanno consentito di accertare che uno dei contenitori era vuoto, un secondo custodiva un missile da addestramento inerte, privo di sistema di guida, propulsione e testata, mentre negli altri tre erano presenti altrettanti missili da guerra Akeron, prodotti in Francia da Mbda, il principale consorzio europeo leader nella progettazione e produzione di missili e sistemi missilistici per la difesa aerea, terrestre e navale (l’italiana Leonardo detiene una quota del 25 per cento). Al momento del fermo, Normand ha sostenuto di essere stato incaricato da Mbda France di trasportare le armi dalla Francia alla Grecia, dove la società Altus Lsa (partner greco di Mbda sul Kerveros, il drone da combattimento nato da partenariato Francia-Grecia del 2021) avrebbe dovuto occuparsi di alcuni interventi di riparazione. Al momento del fermo a Bari, secondo la sua versione, le stava quindi riportando in Francia e aveva con sé diversi documenti per provarlo. Ma la giudice per le indagini preliminari di Bari, Valeria Isabella Valenzi, ha ritenuto necessario disporre ulteriore verifiche, in ragione di incongruenze nella documentazione acquisita, tra cui differenze nei timbri e discrepanze nelle date riportate. Nell’ordinanza di custodia cautelare la gip ha anche scritto che Normand era sprovvisto delle autorizzazioni richieste dall’Italia per il trasporto d’armi.
La domanda che diversi osservatori si pongono, in questa storia, non è soltanto cosa ci facessero tre missili Akeron nel furgone di un cittadino francese fermato a Bari, ma è anche perché un cittadino francese è in custodia cautelare in Italia da oltre due mesi e mezzo e la vicenda è emersa soltanto ieri. Oggi è arrivata la prima versione ufficiale della difesa di Normand: una versione che rende ancora più intrigante il silenzio di queste settimane. “Il trasporto oggetto del procedimento era pienamente autorizzato dal ministero della Difesa francese ed era destinato a una base Nato in Grecia”, ha affermato in una nota l’avvocato del 46enne francese, Fabio Schino. Secondo il legale, il materiale era composto da “modelli inerti, privi di qualsiasi capacità offensiva” e Mbda France avrebbe fornito la “documentazione tecnica e giuridica” in grado di dimostrare la piena regolarità dell’operazione.
Sui missili trasportati da Normand erano presenti delle strisce blu, che identificano materiale destinato all’addestramento e non esplosivo secondo i codici della Nato. Una perizia fatta dall’esercito ha tuttavia rilevato che le strisce erano fatte di nastro adesivo facilmente rimovibile e che la marcatura originaria era gialla e nera, colorazione che identifica il munizionamento ad alto esplosivo. Se fosse così, dunque, il caso potrebbe essere più una storia di autorizzazioni, comunicazioni e burocrazie che non si parlano che una vicenda di traffico d’armi.
Ma ci sono alcune domande che restano inevase e che riguardano soprattutto la Francia: se il trasporto era davvero autorizzato dal ministero della Difesa francese, che cosa è successo nei due mesi e mezzo trascorsi dall’arresto? Parigi era informata? Il Quai d’Orsay ha seguito il caso? È stata garantita assistenza consolare a un cittadino francese detenuto in Italia? Ci sono stati contatti tra le autorità francesi e quelle italiane? E Mbda France, che secondo la difesa avrebbe prodotto la documentazione tecnica e giuridica sulla regolarità dell’operazione, quando è stata informata del sequestro?
Il Foglio ha contattato il Quai d’Orsay per chiedere un commento sulla vicenda e sul trattamento riservato al cittadino francese detenuto in Italia dal 9 giugno e in risposta, il ministero degli Esteri francese, ha rinviato la responsabilità a Mbda. La società produttrice di missili, a sua volta interpellata dall’Agence France-Presse nel primo pomeriggio, ha preferito non commentare.
L’Europa ha un mercato unico per quasi tutto tranne che per le armi, e questo caso lo mostra plasticamente. Un missile prodotto da un consorzio europeo come Mbda può essere parte di una filiera che attraversa diversi paesi, ma il suo trasferimento fisico resta sottoposto a regole, licenze e controlli nazionali. Un materiale che, secondo la difesa, era autorizzato dal ministero francese e diretto verso una base Nato in Grecia, passa dall’Italia e viene sequestrato perché le autorità italiane ritengono che ci siano elementi sufficienti per contestarne la natura e la regolarità.
A Bruxelles si discute di riarmo europeo, di difesa comune, di aumento della produzione industriale e di una maggiore integrazione delle capacità militari, ma la realtà industriale deve ancora fare i conti con ventisette sistemi amministrativi. Le armi non sono merci qualsiasi. Le regole esistono per impedire che sistemi d’arma finiscano dove non devono. Il problema è capire se questo sistema sia compatibile con l’ambizione di costruire una vera industria europea della difesa, capace di muovere rapidamente uomini, componenti e armamenti lungo filiere che ormai attraversano continuamente i confini.