Da Mao Zedong a Xi Jinping, così una statua a Pechino vale 3 anni di carcere

I fratelli Gao fecero del trauma per la Rivoluzione culturale il loro percorso artistico, nei primi anni Duemila vissero un momento di rara apertura, poi a cinquant'anni dalla morte del Grande timoniere sono diventati vittime una seconda volta della repressione cinese. La condanna a Gao Zhen, arrestato in Cina al suo ritorno dagli Stati Uniti 

26 AGO 26
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Non esiste  l’arte per l’arte, disse Mao Zedong poco prima di diventare il leader della Repubblica popolare cinese, e vent’anni dopo, nel 1966, mise in atto il suo progetto per eliminare i “quattro vecchi” della società cinese: le vecchie idee, la vecchia cultura, i vecchi costumi e le vecchie abitudini. In nome di una Rivoluzione culturale, Mao incaricò le guardie rosse di distruggere qualsiasi oggetto o riferimento al passato, vennero demolite, bruciate e vandalizzate scuole, biblioteche, statue, templi, chiese e opere d’arte. Non esiste cinese che non sia stato toccato dagli eventi che portarono alla persecuzione di decine di milioni di persone, e i fratelli Gao – Gao Qiang e Gao Zhen – trasformarono il dolore per l’arresto e la morte del padre   “controrivoluzionario” in catarsi, fecero di un trauma il loro percorso artistico. Nei primi anni Duemila esposero, in mostre clandestine e festini privati le loro opere più famose: delle statue satiriche del “grande timoniere”, tra cui “Colpa”, che lo ritrae inginocchiato, in segno di pentimento, davanti al ritratto dei loro genitori, l’“Esecuzione di Cristo”, in cui diverse statue di Mao gli puntano contro il fucile, e le “Miss Mao” con il seno e il naso lungo da Pinocchio.
La "Colpa" di Mao 
La "Colpa" di Mao 
Mao era ormai morto da oltre trent’anni e i fratelli Gao vissero un momento di rara libertà e apertura, la statua in bronzo di Mao pentito, creata appositamente in parti scomponibili, venne imballata in scatole separate per eludere le dogane cinesi ed essere esposta nelle mostre internazionali. Poi il leader cinese Xi Jinping ha raccolto l’eredità del timoniere, “lo scopo dell’arte è servire il socialismo e il popolo”, ha detto poco dopo essere salito al potere, e nel 2018 ha introdotto una legge contro la “diffamazione di eroi nazionali e martiri” per inasprire la repressione contro tutti i simboli considerati “antipatriottici”. Secondo questa legge, che ha lo scopo di “ispirare la gloriosa forza spirituale della realizzazione del sogno cinese del grande rinnovamento della nazione cinese”, sono state buttate giù statue e simboli religiosi – musulmani, cristiani, buddhisti – sono stati arrestati scrittori, comici, artisti. Tra cui Gao Zhen, ormai settantenne e con problemi di salute, nell’agosto 2024, dopo essere tornato in Cina per rivedere i suoi familiari: più di 30 poliziotti hanno fatto irruzione nel suo studio d’arte a Sanhe, 118 delle sue opere sono state sequestrate.
I fratelli Gao davanti a una delle loro sculture raffigurante una donna che dà alla luce un cucciolo di drago  
Il processo si è svolto a porte chiuse e ieri, dopo due anni, è stato condannato a tre anni di carcere, la pena massima, per statue realizzate prima che la legge esistesse. Gao, dopo aver visto arrestare i suoi amici e colleghi di una vita come Liu Xiaobo e Ai Weiwei, in un clima sempre più repressivo si era trasferito assieme al fratello negli Stati Uniti, portando con sé moglie e figlio. Gao Qiang ha raccontato che tutti avevano cercato di dissuaderlo dal tornare in Cina, da New York pubblica ogni giorno una foto del fratello e descrive il suo caso come una ripetizione delle persecuzioni della Rivoluzione culturale: rappresenta esattamente “ciò che le nostre opere intendevano criticare. Mao Zedong è morto da quasi mezzo secolo, eppure il suo fantasma continua a perseguitare la Cina, danneggiando il popolo cinese”.