La sfida di Laura Loomer ai putiniani Maga. Parla l’influencer di Trump

L’influencer più nota del trumpismo accusa parte della destra americana di essersi allineata con i nemici, difende Israele e critica Vance. E sul futuro Maga: “Non credo che dovremmo essere il partito delle incoronazioni politiche”. Kyiv, l’islam e il futuro d’America. Intervista
25 AGO 26
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Laura Loomer durante un’intervista con l’Associated Press a Kyiv, in Ucraina (AP Photo/Andrew Kravchenko)

Washington. Un fulmine ha mandato fuori uso il router di Laura Loomer, ci spiega, e l’ha lasciata senza internet, costringendola a rimandare la nostra intervista. Quando finalmente si collega, Loomer è impaziente di spiegare una svolta politica che pochi si sarebbero aspettati da una delle alleate più combattive di Donald Trump. Dopo anni trascorsi a opporsi al sostegno all’Ucraina e a ripetere narrazioni gradite a Mosca, oggi descrive l’Ucraina come un alleato strategico e la Russia come un avversario impegnato in un’operazione di influenza all’interno della destra americana. “Ero anti Ucraina”, dice Loomer. “Ora, dopo aver viaggiato in Ucraina, mi sono resa conto che in realtà è un alleato strategico”. Il viaggio a Kyiv l’ha convinta che i media statali russi e i podcaster americani loro vicini abbiano venduto ai conservatori un’immagine falsa della Russia.
Attivista di destra senza alcun incarico formale alla Casa Bianca, Loomer gode di un accesso privilegiato a Trump e ha una discreta influenza sull’ecosistema delle nomine che lo circonda. Dopo un incontro nello Studio ovale lo scorso anno, durante il quale ha presentato a Trump del materiale su funzionari che considera sleali, diversi membri dello staff del Consiglio per la sicurezza nazionale sono stati licenziati o riassegnati. Trump nega che sia stata lei a provocarne la rimozione e alcune ricostruzioni giornalistiche indicano che certe decisioni erano state prese prima dell’incontro. Reale o percepito che sia, l’episodio definisce il suo peculiare valore nel mondo di Trump e le garantisce una certa notorietà negli ambienti Maga. La sua influenza si esercita attraverso campagne pubbliche, accessi riservati e la capacità di andare a scavare nel passato professionale, nei legami politici e nell’attività sui social delle persone che lavorano al governo. (Chkhikvadze segue nell’inserto I)
I suoi attacchi hanno contribuito a far sì che, tra alcuni funzionari di Washington, “essere Loomered” sia diventato una sorta di abbreviazione per indicare chi finisce nel mirino delle sue indagini online. “Non lavoro per l’Amministrazione”, dice Loomer. “Sì, la sostengo. E sono un’alleata di Trump. Ma non lavoro per l’Amministrazione e non detto la politica. Di certo non la politica estera”.
Loomer è cresciuta a Tucson, in Arizona, ha frequentato un collegio e descrive la sua come una famiglia con un interesse solo moderato per la politica. “Mi sono interessata alla politica più o meno da sola”, racconta. L’interesse si è consolidato rapidamente dopo essere arrivata in Florida. Diventa presidente dei College Republicans, lavora per il Partito repubblicano della Florida, occupandosi di campagne di registrazione degli elettori e simili quando Rick Scott è governatore. Poi Trump appare sulla scena politica. “Era davvero una palla da demolizione contro l’establishment politico, da entrambe le parti”, dice. “Ho sempre apprezzato molto il modo in cui diceva quello che pensava”. Attira per la prima volta l’attenzione nazionale nel 2015, quando frequenta la Barry University, grazie a una trovata con telecamera nascosta di Project Veritas. Loomer entra nell’ufficio del campus che autorizza i club studenteschi indossando una telecamera nascosta e cerca di registrare un gruppo chiamato Sympathetic Students in Support of the Islamic State of Iraq and Syria. Lo descrive come un’organizzazione umanitaria e suggerisce di inviare in massa torce elettriche ai combattenti dell’Isis che faticano a vedere di notte. I membri dello staff la ascoltano, le offrono consigli procedurali e le suggeriscono una versione più moderata per il suo progetto: Students in Support of the Middle East. L’università sanziona Loomer per la registrazione.
Nel 2017, Loomer interrompe una rappresentazione di Julius Caesar a New York che raffigura il sovrano assassinato come Trump. Uber e Lyft la escludono dalle loro piattaforme dopo che chiede che i servizi di noleggio con conducente escludano gli autisti musulmani. Quando Twitter la mette al bando per un post sulla deputata Ilhan Omar, si ammanetta per due ore davanti alla porta della sede di Manhattan dell’azienda, indossando una stella di David. Lavora inoltre per InfoWars, Rebel News e il Geller Report, si candida al Congresso in Florida nel 2020 e nel 2022 e come titolo delle sue memorie sceglie: Loomered: How I Became the Most Banned Woman in the World. L’acquisto di Twitter da parte di Musk le restituisce l’account, che oggi raggiunge circa due milioni di follower.
Loomer si è definita con orgoglio “islamofoba”, anche se sostiene che l’etichetta descriva la sua opposizione all’islam e non l’odio nei confronti dei musulmani. “Non odio le persone musulmane”, spiega al Foglio. “Ma sono fermamente contraria all’islam”. Tuttavia traccia ben poche distinzioni tra la fede e i suoi fedeli. “Sono contraria al fatto che le persone musulmane ricoprano cariche pubbliche”, aggiunge. “Non avrei problemi se queste persone si assimilassero, ma non vogliono assimilarsi. Arrivano nel tuo paese. Vogliono imporre le loro leggi. Vogliono imporre il loro sistema giuridico. E ora vogliono prendere il controllo del nostro governo. Quindi, se si assimilassero e fossero cittadini rispettosi, forse sarei un po’ più benevola nei confronti di queste persone nel mio paese”, dice, paragonando gli immigrati musulmani a “specie invasive”. “E lo avete visto in Europa. Voglio dire, guardate cosa è appena successo in Spagna. Guardate l’Italia. Guardate come l’Italia stia ora cominciando a sperimentare l’islamizzazione. Sta succedendo ovunque. La Francia, no?”, aggiunge.
Alla domanda se questa posizione si applichi ai musulmani per nascita o all’islam politico, Loomer respinge la distinzione. “La fallacia dell’intero dibattito è che si possa essere musulmani senza essere favorevoli alla sharia. La realtà è che esiste un solo islam. Se sei un musulmano devoto, allora sei favorevole alla sharia. Non esiste un Corano diverso per i cosiddetti musulmani radicali e per quelli moderati. Non puoi davvero lasciare l’islam, a meno che tu non viva in un paese non musulmano, perché è una forma di apostasia, punibile con la morte”.
Trump tratta Loomer meglio di molti altri nel suo entourage, durante la campagna del 2024 l’ha definita una “persona forte” e uno “spirito libero”, e ha promosso la sua intervista a Zelensky dopo il suo viaggio in Ucraina. Ma se le domandate di questa influenza si allontana rapidamente dall’argomento. “Il presidente sa che ho intervistato il presidente Zelensky. Ha condiviso la mia intervista, cosa di cui naturalmente gli sono stata molto grata”, dice. “Il presidente farà ciò che vuole fare…”.
Per anni Loomer ha descritto l’Ucraina come un piccolo stato corrotto pieno di apologeti nazisti e considerava gli aiuti americani al paese una forma di furto. Dice di aver cambiato idea dopo essere stata esposta alla propaganda dei media statali russi. “La Russia ha utilizzato i suoi canali mediatici statali per diffondere molta propaganda anti Trump e molte teorie del complotto, soprattutto molte delle teorie del complotto che vengono diffuse dal woke Reich”, dice, usando il termine con cui definisce i podcaster di destra che considera repubblicani solo di nome. “Dicono di essere Gop, ma in realtà non lo sono. Se mai, sono più simili alla sinistra. Questi ex conservatori diventati podcaster hanno deciso che, invece di sostenere il presidente, vogliono diffondere teorie del complotto su Donald Trump, Jeffrey Epstein, Israele e gli ebrei”, sostiene. “Le stesse persone che diffondono certe teorie del complotto hanno deciso di allinearsi con i nostri avversari. Sostengono l’Iran contro gli Stati Uniti e sostengono anche la Russia contro l’Ucraina. E questo ha cominciato a farmi pensare: forse, dopo tutto, l’Ucraina non è poi così male. Forse dovrei andare in Ucraina e vedere di persona, sul campo”. E’ arrivata a Kyiv il giorno dopo che quaranta missili balistici avevano colpito la capitale ucraina e ha trascorso diverse notti sottoterra. “Per me è stato molto illuminante e mi ha aperto gli occhi. E’ stato triste vedere la distruzione e la devastazione”, dice. “Sapere che fuori dalla tua stanza d’albergo stanno esplodendo missili balistici. E che quando vai a dormire la notte potrebbe esserci un attacco missilistico che colpisce il tuo hotel. E loro non hanno missili Patriot per difendersi dai missili balistici. Mentre ero lì ho dormito a malapena. Non riesco a immaginare cosa significhi dover vivere così ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette”.
Quando intervista Volodymyr Zelensky a Palazzo Mariinsky, gli dice di essere stata raggirata dalla propaganda russa, si scusa per le sue posizioni precedenti e pubblica il filmato su Rumble. Lo scetticismo arriva immediatamente, sia dai liberali sia dai repubblicani anti Trump, che si chiedono se la sua conversione sulla via di Damasco sia sincera o dettata da convenienza. Lei nega di aver ricevuto finanziamenti per il viaggio.
Anche Trump, a quanto pare, si è riavvicinato a Zelensky. Dal loro incontro in Vaticano, i due hanno una serie di incontri più cordiali, mentre l’Amministrazione apre la strada alla possibilità per l’Ucraina di produrre intercettori Patriot e amplia le discussioni sulla cooperazione nel settore della Difesa. “Sembra che il rapporto tra Zelensky e l’Amministrazione Trump stia migliorando in modo significativo”, dice Loomer. Jared Kushner e Steve Witkoff avrebbero dovuto andare a Kyiv, dopo mesi in cui la diplomazia dell’Amministrazione si è concentrata su Mosca, ma nella capitale ucraina, nel giorno dell’Indipendenza che si è celebrato ieri, non si sono visti: la loro visita sarebbe slittata ancora una volta.
Loomer sostiene che una fazione della destra americana sia arrivata a presentare Mosca come una difensora del cristianesimo e dei valori tradizionali, mentre giustifica regimi ostili agli Stati Uniti e a Israele. Colloca Tucker Carlson, Candace Owens e altri podcaster anti Trump in questo campo. “C’è questa operazione all’interno del movimento conservatore”, dice, “per dipingere la Russia come una sorta di società tradizionale, come se fosse un bastione del nazionalismo cristiano che sostiene i valori della famiglia”. Ma il bilancio della Russia, sostiene, racconta un’altra storia. “Ho scoperto che vale il contrario”. Cita i tassi di aborto e divorzio in Russia, la diffusione dell’Hiv e la crescita della popolazione musulmana. “Quanto puoi essere conservatore?”, domanda.
La conversione con Loomer arriva nel pieno di uno scontro su cosa significherà “America first” dopo Trump. La disputa va ben oltre l’Ucraina e si acuisce dopo la decisione di Trump di unirsi alla guerra di Israele contro l’Iran. Carlson e altre voci dell’“America first” denunciano la campagna come un tradimento delle promesse pacifiste di Trump e sostengono che Washington stia di nuovo assumendosi il peso di un conflitto che non serve gli interessi degli Stati Uniti. Lo scontro si estende rapidamente alla questione più ampia se gli Stati Uniti debbano affrontare i propri avversari o ritirarsi dai conflitti all’estero. Trump risponde alle critiche nel suo stile. Dopo che Carlson ha condannato la campagna contro l’Iran, Trump ha detto che “Tucker ha perso la strada” e che “non è Maga”, aggiungendo che Carlson non capisce cosa significhi America first. La nuova posizione di Loomer sull’Ucraina la colloca saldamente dalla parte di Trump in questa frattura.
La differenza si estende anche alla lotta per la Casa Bianca dopo Trump. Vance è diventato il punto di riferimento politico per un’ala più prudente dell’Amministrazione e del più ampio movimento Maga, scettica nei confronti di ulteriori impegni militari, diffidente verso gli aiuti a Israele e ostile al vecchio linguaggio repubblicano della leadership globale americana. “Mi piace J. D. Vance come persona”, spiega Loomer. “Ma ho detto molto chiaramente che non sono d’accordo con molte delle sue posizioni di politica estera. Di certo non sono d’accordo con i commenti che ha fatto su Israele”. Carlson è il suo banco di prova. “E’ un amico molto stretto del vicepresidente. Persino il vicepresidente è stato molto riluttante a criticare Tucker. Non l’ha mai davvero condannato, anche se Donald Trump lo ha condannato”. Loomer presenta il segretario di stato Marco Rubio come il contrappeso dell’Amministrazione, il funzionario chiamato in causa quando altri “vanno fuori strada”. “Non credo che dovremmo essere il partito delle incoronazioni politiche. Abbiamo preso in giro i democratici e Kamala Harris per questo. E credo che dovremmo avere delle primarie”.
Vance fa della difesa e del dialogo con la destra nazionalista europea un punto centrale: a Monaco ha incontrato la coleader dell’AfD Alice Weidel e ha sostenuto che i governi europei dovrebbero smettere di trattare questi partiti come se fossero al di fuori del perimetro politico accettabile. Musk, nel frattempo, ha invitato i tedeschi a votare per l’AfD ed è apparso da remoto a uno dei comizi elettorali della formazione tedesca. Entrambi sostengono anche il Fidesz di Viktor Orbán in Ungheria. Questi partiti, appoggiati da esponenti del Maga americano, insieme al Movimento 5 stelle italiano, esprimono posizioni filorusse ma assumono spesso anche atteggiamenti antiamericani.
Alla domanda sul perché i conservatori americani dovrebbero sostenere partiti che promuovono posizioni antiamericane o favorevoli alla Russia, Loomer inizialmente preferisce non commentare. “Non mi occupo molto di politica europea”, dice al Foglio, aggiungendo però che le è chiaro il motivo dell’attrattiva dell’AfD e di movimenti simili: “L’Europa è stata trasformata in modo radicale da un’immigrazione islamica senza freni”. Ma, interrogata sulle posizioni dell’AfD e del Movimento 5 stelle sugli Stati Uniti, dice di non aver visto quelle dichiarazioni. “Dovrei approfondire”, dice. Dopo l’intervista, invio a Loomer del materiale sull’AfD e sul Movimento 5 stelle, comprese le loro retoriche antiamericane e favorevoli alla Russia. Al momento della pubblicazione di questo articolo non ha ancora risposto.
Ani Chkhikvadze