Esteri
rotta a sopresa •
Il capo della Cia trascorre quattro ore a Mosca. Il messaggio, il precedente, cosa sapeva Kyiv
La visita di Burns nel 2021, quella di Ratcliffe oggi. Un punto fermo: Putin vuole l'Ucraina a ogni costo e per averla potrebbe non fermarsi ai suoi confini

L’ultima volta che un direttore della Cia aveva viaggiato fino a Mosca era il 2021. Vladimir Putin ammassava soldati e mezzi militari ai confini con l’Ucraina e William Burns partì pensando di incontrarlo, ma venne portato in una stanza spoglia, mentre il capo del Cremlino era rimasto sul Mar Nero, nella sua villa in cui, durante la pandemia, aveva deciso di trascorrere la maggior parte del tempo, centellinando gli incontri, architettando l’invasione, schermato da regole sanitarie molto rigide. Non andò a incontrare Burns, il direttore della Cia venne portato in un ufficio vuoto non lontano dal Cremlino, in una stanza in cui c’era soltanto un telefono. Burns attese, il telefono squillò e Putin fece sentire la sua voce. Oggi, un aereo da trasporto Boeing C-17A Globemaster III dell’aeronautica americana è stato avvistato all’aeroporto di Vnukovo a Mosca. Il motivo di questo viaggio inatteso era la visita di John Ratcliffe, il direttore della Cia dell’Amministrazione Trump. L’Ucraina sapeva, infatti all’esercito di Kyiv era stato chiesto di non colpire la capitale russa fino a quando “un alto ufficiale americano” si fosse trattenuto in Russia. Nel 2021, l’allora capo della Cia aveva un solo messaggio da recapitare a Putin: rimani fuori dai confini ucraini. Burns all’epoca sciorinò al capo del Cremlino l’elenco di tutti i dettagli a conoscenza degli americani sull’operazione russa contro Kyiv: Washington sapeva tutto e voleva smascherare Putin. Putin non rimase sbalordito, chiese: “Quindi? Cosa pensate di fare?”. Burns rispose che gli Stati Uniti avrebbero unito l’occidente, non sarebbero rimasti a guardare, e poi fu lui a fare una domanda a Putin: “Con un esercito di 190 mila uomini, come pensa di controllare un paese di 44 milioni di persone che non vogliono essere governate dalla Russia?”. Ma Putin rimaneva convinto del fatto che l’Ucraina non fosse “un vero paese” e le divisioni interne avrebbero agevolato il lavoro dell’esercito russo. Burns conosceva meglio di Putin la stoffa del popolo ucraino ma non venne creduto, e ancora oggi il capo del Cremlino rimane immobile nella sua convinzione che prima o poi riuscirà a sottomettere gli ucraini. Con quella conversazione, l’ex direttore della Cia mise piede per l’ultima volta in Russia e il viaggio di Ratcliffe rappresenta un ritorno inatteso, forse legato allo stesso avvertimento di Burns e a quello che Putin è disposto a fare nache oltre i confini dell’Ucraina.
Nello sfilacciamento continuo dell’aiuto americano a Kyiv, l’agenzia guidata da John Ratcliffe è rimasta un punto fermo. La Cia non ha mai smesso di condividere informazioni con l’Ucraina anche quando il Pentagono e la Casa Bianca non facevano che complicare la difesa degli ucraini e agevolare gli attacchi dei russi. Gli Stati Uniti non hanno mai smesso di parlare con la Russia, anche lo stesso Ratcliffe ha mantenuto contatti con il capo del servizio di informazione estero russo, Sergei Naryshkin, con il quale ha negoziato il rilascio della cittadina con doppia nazionalità Ksenia Karelina. Per affrontare le trattative sull’Ucraina, finora Trump ha sempre preferito adottare con il Cremlino i canali della diplomazia del dollaro, mandando prima il suo tuttofare Steve Witkoff da solo, poi in compagnia del genero Jared Kushner, che della forma del dialogo trumpiano impostata sul denaro è il maestro. La coppia, attiva dal medio oriente all’Europa, era attesa in Russia anche di recente, ma il Cremlino aveva risposto che avrebbe accolto gli americani quando avrebbero offerto qualcosa di serio e per “serio” i russi intendono la cessione del Donbas da parte di Kyiv.
Con Ratcliffe il dialogo sale di livello, sa tutto ciò che né Witkoff né Kushner possono conoscere, finora si è mosso per missioni molto operative, dal Venezuela a Cuba e, se è arrivato fino a Mosca, dove è rimasto per circa quattro ore, era per messaggi urgenti e concreti: sondare fino a dove intende spingersi il Cremlino, proprio come fece Burns prima di lui, o parlare del sostegno russo alla Repubblica islamica dell’Iran. Le congetture sono arrivate prima dei comunicati ufficiali, ma il viaggio di Ratcliffe ha alcuni punti fermi: è avvenuto con il coordinamento con Kyiv – che non sapeva si trattasse del direttore della Cia, ma era stata avvisata che un alto funzionario americano fosse diretto in Russia – mentre almeno sei cittadini americani sono nelle carceri russe e mentre la Russia, pur di vincere, mostra di essere pronta a spingersi lontano, prepara una grande mobilitazione e aumenta le provocazioni contro i paesi dell’Alleanza atlantica. Nei giorni scorsi la Nato ha dimostrato la sua capacità di reazione, oggi il capo della Cia era a Mosca.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
