Fratture tra Stati Uniti e Canada

Il premier Carney rompe con Trump sui dazi e Pechino celebra la risposta “alla cinese”

25 AGO 26
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Venerdì sera il premier canadese Mark Carney ha sospeso il negoziato commerciale con gli Stati Uniti per la revisione dell’accordo di libero scambio Usmca (al quale partecipa anche il Messico), dopo che la Casa Bianca aveva preteso, secondo le ricostruzioni emerse finora, che Ottawa accettasse di limitare la propria libertà di stringere nel futuro delle intese con paesi terzi, insieme all’accesso esclusivo per Washington ai minerali critici canadesi – oltre alle richieste di modifica delle norme a tutela della lingua francese, elemento imprescindibile per l’identità dei cittadini quebecchesi. Le condizioni sono state giudicate incompatibili con la sovranità del paese e per questo Carney ha ritirato i propri negoziatori. Il confronto puntava anche a ridurre i dazi americani sulle automobili, l’acciaio e l’alluminio. Così, saltata l’intesa, sabato sono scattati nuovi dazi al 50 per cento contro circa 28 miliardi di dollari canadesi di merci, annunciati il 20 luglio per il 19 agosto ma poi rinviati di tre giorni per lasciare tempo al negoziato.
In una dichiarazione del governo pubblicata nel fine settimana, il premier Carney ha inizialmente risposto che dall’8 settembre Ottawa avrebbe risposto “dollaro per dollaro” alle misure commerciali prese dalla Casa Bianca. Ma, proprio ieri, il presidente Donald Trump ha alzato l’asticella di nuovo, annunciando che dal 2027 i dazi sulle auto canadesi saliranno dal 25 al 50 per cento.
La rottura tra i due paesi nordamericani è stata celebrata soprattutto dalla stampa del governo cinese. Il Global Times ha dedicato un editoriale alla risposta canadese che parla di “contrattacco in stile cinese”, citando il rappresentante al Commercio americano Jamieson Greer, che aveva affermato: “Due paesi al mondo hanno reagito contro di noi: la Cina e il Canada”. Bo Guagua, figlio dell’ex dirigente comunista Bo Xilai, è andato persino oltre in un post su X, chiedendo che Ottawa tratti Pechino da partner stabile, per esempio togliendo le restrizioni residue sulle auto elettriche cinesi, facendole anche produrre in Canada.