Caccia ai Frigi. Chi sono, come agiscono e dove si incontrano i funzionari che preparano la scalata di Mélenchon

I “Phrygiens”, una cerchia di grand commis dello stato, in forma anonima sta accompagnando la cavalcata del leader della France insoumise verso le presidenziali, producendo note, rapporti e studi per rafforzarne la credibilità

25 AGO 26
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FrencJean-Luc Mélenchon a Parigi (AP Photo/Thibault Camus)

Parigi. Per ora se ne contano un’ottantina, ma sono già presenti in tutti i ministeri e nelle principali istituzioni dell’alta funzione pubblica francese. Sono i “Phrygiens”, i Frigi, una cerchia di grand commis dello stato che in forma anonima sta accompagnando la cavalcata di Jean-Luc Mélenchon verso le presidenziali del prossimo anno, producendo note, rapporti e studi per rafforzare la credibilità del leader della France insoumise (Lfi). Formatosi a maggio, il gruppuscolo di alti funzionari vicino alle idee del partito della sinistra radicale francese opera in maniera confidenziale attraverso un canale telegram e si riunisce in presenza una volta al mese. “Dobbiamo essere discreti, per non mettere a rischio le nostre carriere”, ha detto uno dei membri a France Info, chiedendo di mantenere l’anonimato in ragione dell’obbligo di neutralità che ogni funzionario pubblico è chiamato a rispettare. Il nome “Frigi” è un omaggio alla Rivoluzione francese, quando i sanculotti iniziarono a indossare il berretto frigio come simbolo di libertà, perché l’obiettivo di questi alti funzionari è quello di preparare un’altra rivoluzione: l’ascesa di Mélenchon e della sua Sesta Repubblica, “dando credibilità alla capacità del movimento di governare e di attuare misure radicali”, ha spiegato la fonte a France Info. Gli ultimi due rapporti sfornati dai Frigi sono consacrati alle ecoregioni, una delle misure faro del programma mélenchonista, e alla rottura dei monopoli nei media, un’altra promessa del frontman di Lfi che, in caso di vittoria alle presidenziali del 2027, vorrebbe smantellare i grandi conglomerati mediatici come quello del magnate bretone Vincent Bolloré da lui ritenuti incompatibili con il pluralismo informativo. I documenti sono stati redatti in totale segretezza, ha insistito la stessa fonte, perché ci sarebbe “una certa ostilità nei confronti di Lfi tra gli alti funzionari pubblici”.
Come ogni cerchia, anche i Frigi hanno un loro metodo di reclutamento. “Succede spesso davanti alla macchinetta del caffè oppure durante le chiacchierate tra colleghi, quando si percepisce in loro una certa sensibilità Insoumis”, ha dichiarato a France Info uno dei Frigi. Che sono molto presenti a Bercy e al Quai d’Orsay, ministero dell’Economia e ministero degli Esteri, ma anche in seno alla Banca di Francia, nell’alta funzione pubblica ospedaliera, territoriale, nonché all’interno della Commissione europea e nella diplomazia. Mélenchon e i suoi, spesso accusati di “dilettantismo economico” da parte del mondo imprenditoriale e finanziario francese per loro proposte radicali, puntano a normalizzare l’appartenenza politica degli alti funzionari al proprio schieramento politico, mettendo al contempo le loro idee a confronto con l’apparato statale. A maggio i Frigi erano una trentina, oggi il numero dei membri è quasi triplicato. “Abbiamo ottimi contatti, ci sono persone che lavorano per noi nelle alte istituzioni”, ha assicurato un’altra fonte del partito mélenchonista al Parisien. I Frigi, dunque, come consulenti discreti per migliorare l’Avenir en commun, il nome del programma con cui Mélenchon, a 75 anni, è convinto di conquistare l’Eliseo. Gli ultimi sondaggi in vista delle presidenziali sorridono al leader di Lfi. Stando all’inchiesta di Toluna-Harris Interactive pubblicata ieri, Mélenchon è per la prima volta in ottima posizione per qualificarsi al ballottaggio contro la candidata della destra identitaria Marine Le Pen, forte di una dinamica che gli ha permesso di raggiungere il candidato centrista Édouard Philippe nelle intenzioni di voto (16 per cento per cento).
L’intermediaria tra i Frigi e il partito mélenchonista è Clémence Guetté, responsabile del programma di Lfi e copresidente dell’Institut La Boétie, gruppo di riflessione vicino alla formazione della sinistra radicale. In ognuna delle sue campagne presidenziali, Mélenchon ha potuto contare su alti funzionari vicini alle sue idee, pronti ad attuare il suo programma qualora fosse stato eletto. Per anni, il suo amico e consigliere di stato Bernard Pignerol, dotato di grande esperienza e di una vasta rete di contatti all’interno dell’amministrazione, ha operato in tal senso. Ma ora Mélenchon può beneficiare di un vero cenacolo di devoti alle sue idee, pronti a tutto per portarlo all’Eliseo.