Esteri
"combattenti non vittime" •
Armi, sanzioni, Indipendenza. La giornata dei Volenterosi a Kyiv
Londra è pronta a condividere con l'Ucraina la tecnologia classificata per i missili, inizia un "circolo virtuoso" che però ha anche bisogno di fondi per sostenere lo sviluppo della Difesa ucraina

Al milleseicentoquarantatreesimo giorno di guerra, l’Ucraina ha festeggiato per la quinta volta dal 2022 la Giornata dell’indipendenza con la minaccia di un inverno temibile alle porte. Indipendenza per Kyiv vuol dire lotta, vuol dire difesa, vuol dire guerra fino a quando la Russia non sarà costretta alla pace e, mentre il presidente Zelensky ospitava alcuni dei volenterosi a Kyiv e salutava altri, fra i quali la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il capo dell’Eliseo Emmanuel Macron, da remoto, il messaggio è stato uno sopra a tutti: “Devono essere imposte sanzioni che li facciano urlare”. Le sanzioni ci saranno, ora per gli europei mettersi d’accordo è meno complicato senza i veti dell’ex premier ungherese Viktor Orbán. Ma non bastano, servono però le armi, difensive e offensive: le sanzioni hanno bisogno di tempo per fare effetto, necessitano di implementazioni per fare male, quindi nel frattempo Kyiv deve combattere, non ha scelta. E deve farlo difendendo il suo territorio e attaccando quello di Mosca. Oggi Zelensky ha parlato agli ucraini con un lungo videomessaggio, ha ringraziato tutti, ha parlato della straordinaria unità del suo popolo e ha dedicato molto spazio alle capacità produttive dell’industria della Difesa di Kyiv, che si è rivoluzionata, ma non è ancora sufficiente. “La nostra industria della Difesa oggi è davvero un gigante, che forgia l’indipendenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7”, ha detto Zelensky. Poi ha aggiunto: “E dobbiamo fare di più”. “Fare di più” è uno dei mantra di questa guerra, in cui la forza, l’inventiva e l’innovazione non bastano mai. L’Ucraina ha fatto molto e adesso, per alcune questioni, il “di più” è una richiesta da presentare agli alleati.
Durante la riunione dei volenterosi, i leader delle nazioni più impegnate fra gli europei e le alte cariche dell’Ue hanno stabilito di implementare le sanzioni contro la Russia. Macron ha annunciato che le prime esercitazioni militari congiunte della coalizione dei Volenterosi si terranno fra ottobre e novembre, per dimostrare “prontezza operativa e la capacità di agire”.
A Kyiv c’era il primo ministro britannico Andy Burnham che, da quando ha preso il posto di Keir Starmer, ha fatto capire che ci sarebbe stata continuità con il suo predecessore almeno su un punto: il sostegno all’Ucraina. E così è stato. La rottura con Mosca ha preso le sembianze di uno scontro aperto, la vicinanza a Kyiv si costruisce con i fatti. Le armi inglesi colpiscono in territorio russo e adesso Regno Unito e Francia hanno preso la decisione di inviare all’Ucraina tecnologia classificata per la produzione del missile da crociera anglo-francese che Londra chiama “Storm Shadow” e Parigi “Scalp”. Burnham ha fatto sapere che il consorzio europeo della Difesa Mbda condividerà con l’Ucraina informazioni riservate per la produzione di alcune componenti di fabbricazione britannica e sebbene ci siano già alcune aziende che collaborano con Kyiv, l’annuncio del primo ministro ha un altro valore. Finora sono stati soprattutto piccoli produttori di droni a concedere licenze all’Ucraina, per la prima volta arriveranno a Kyiv, dal più grande consorzio europeo, informazioni che sono in grado di agevolare gli ucraini nella produzione dei missili. L’Ucraina ha ottenuto buoni risultati con gli attacchi contro la Russia, con quelle che chiama sanzioni a lungo raggio è stato possibile mettere i russi in fila per il carburante. Non ha spezzato il putinismo, che resiste e si prepara a portare più gente al fronte, ma ha fornito l’immagine di un paese infragilito che è arrivata fino agli Stati Uniti e ha smentito agli occhi dell’Amministrazione Trump la bugia russa secondo la quale non esiste altra soluzione per questa guerra se non la resa di Kyiv. “I fenicotteri non dovrebbero essere una specie rara – ha detto Zelensky parlando dei missili Flamingo prodotti dall’azienda ucraina Fire Point – ma uccelli che arrivano in massa”. E’ una promessa, ma affinché si realizzi l’Ucraina ha bisogno di finanziamenti perché, anche se i paesi alleati iniziano a condividere informazioni, per produrre servono fondi, soprattutto per i missili, meno economici rispetto ai droni nella cui progettazione e realizzazione Kyiv eccelle. L’Ucraina chiede ai volenterosi di agire sulle fonti che alimentano la macchina della guerra di Mosca, ma chiede anche il denaro necessario alla propria Difesa. La Russia crede che sopravviverà a questa sfida all’ultimo rublo, ed è qui che gli alleati di Kyiv promettono di intervenire fino all’ultima grivna. “Il messaggio da inviare a Putin deve essere chiaro: l’Ucraina non cederà mai territori che la Russia non riesce a conquistare sul campo di battaglia e i negoziati devono partire dalla linea di contatto”, ha assicurato Burnham, l’ospite d’onore di questa Giornata dell’indipendenza, trascorsa a celebrare i traguardi e a commemorare le perdite che li hanno resi possibili. “Abbiamo conservato tenerezza, anche se avremmo potuto diventare mostri”, ha detto Zelensky agli ucraini, un popolo “non di vittime, ma di combattenti”. Resistenza, dolore, produzione, rinascita, indipendenza. L’Ucraina ha celebrato il suo “circolo virtuoso” con gli alleati, sotto il sole di Kyiv, sapendo bene che è sotto la neve che le promesse vanno poi mantenute.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
