Esteri
L'opportunità •
Meloni può salvare la Nato da Trump
L’Italia dovrebbe assumersi la leadership europea contro le minacce connesse di Russia, Iran, Cina e Corea del nord. Ma urge un rilancio del legame transatlantico. Appuntamento a New York
22 AGO 26

Foto LaPresse
Durante la Guerra fredda, uno degli obiettivi principali dell’Unione sovietica era dividere l’alleanza occidentale, creando un solco tra l’Europa e il Nord America. Mosca fallì, per una serie di ragioni che contribuirono alla vittoria dell’occidente. Oggi, impantanata nel conflitto con l’Ucraina, la Russia sta seguendo il vecchio copione sovietico, nella speranza di spaccare la Nato. Incomprensibilmente, Donald Trump crede che lui e Vladimir Putin siano amici, un’idea sbagliata che Putin sfrutta volentieri, non solo per dividere l’alleanza, ma anche conducendo una guerra nella zona grigia per sondarne le debolezze.
Nonostante l’apparente successo del vertice Nato di Ankara, Trump non comprende ancora né apprezza i vantaggi dell’Alleanza. La sua scarsa capacità di mantenere l’attenzione; il suo approccio ad hoc e transazionale persino alle questioni di vitale interesse nazionale; e il suo fascino per se stesso non costituiscono gli ingredienti di una leadership efficace né di una visione di lungo periodo. Purtroppo, gli europei non hanno colmato questo vuoto. Alcuni, come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, hanno invocato l’“indipendenza” da Washington. Sarebbero scioccati e sgomenti se la ottenessero davvero. Lo stesso Merz si trova ora in difficoltà politiche interne, cosa che limita la sua capacità di esercitare autorità all’interno dell’Ue, per non parlare di una sua proiezione oltre i suoi confini. Anche gli altri leader europei sono sottoposti a vincoli analoghi. Il nuovo primo ministro britannico, Andy Burnham, non ha esperienza negli affari internazionali. Il francese Emmanuel Macron è un’anatra zoppa, con le sue pretese napoleoniche ormai in frantumi. L’Europa resta smarrita nel caos con cui cerca di gestire l’immigrazione illegale dentro e attraverso il continente.
I leader europei comprendono generalmente la minaccia rappresentata dalle invasioni russe dell’Ucraina, ma sembrano straordinariamente indifferenti alla proliferazione nucleare dell’Iran e alle minacce terroristiche globali. Non è ancora chiaro se abbiano compreso la minaccia che Teheran pone all’economia globale attraverso il tentativo di affermare il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz. Né la maggior parte degli europei considera la Cina o la Corea del nord una minaccia, nonostante il loro evidente sostegno alla guerra della Russia in Ucraina. Trump, al contrario, non è profondamente preoccupato dall’aggressione russa contro l’Ucraina. Coglie la minaccia dell’Iran, anche se l’ha gestita male. Se riconosca pienamente le minacce cinese e nordcoreana dipende dal giorno e dalla persona con cui sta parlando. Il disordine strategico di Trump e la sua confusione sulle minacce che incombono sull’occidente sono considerevolmente aggravati dalla sua ignoranza della storia e dalla sua convinzione che le relazioni tra stati siano semplicemente un riflesso dei rapporti personali tra i loro leader. Così, per Trump, se è amico di Putin o di Xi Jinping, allora le relazioni degli Stati Uniti con i loro paesi sono buone, e viceversa. Possiamo essere certi che, a ottant’anni, Trump non cambierà durante il resto del suo mandato presidenziale.
In questo scenario, quale posizione resta all’Italia e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni? L’economia italiana (la terza più grande dell’Ue, l’ottava a livello globale), il suo status di membro del G7 e la sua spesa militare (stimata al 2,8 per cento del pil nel 2026) forniscono una solida base perché l’Italia assuma un ruolo più importante nella Nato e, più in generale, negli affari occidentali rispetto a quanto abbia fatto negli ultimi anni. E’ dunque arrivato il momento, se Meloni decide di tentare la sorte, di cercare di convincere l’Europa ad adottare una prospettiva strategica di portata mondiale. I programmi missilistico e nucleare dell’Iran rappresentano per l’Europa un pericolo concreto. L’Italia è già alla portata di Teheran.
Il terrorismo sponsorizzato dallo stato iraniano non è semplicemente un rischio per l’Europa, ma una realtà. Roma ha già aperto la strada affinché l’Ue inserisse i Guardiani della rivoluzione islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche, ma questo è solo l’inizio. Sebbene non possiamo sapere chi succederà a Trump, i leader europei della Nato, e in particolare Meloni, devono fare di più per proteggere l’Alleanza fino a quando non lascerà la Casa Bianca. E’ stato un errore, per esempio, limitare l’utilizzo delle basi americane durante le recenti ostilità con l’Iran. Sebbene lo status giuridico preciso di ciascuna base vari da paese a paese, l’intesa politica di fondo per tutte le basi è che esse facciano parte delle capacità di proiezione della potenza globale degli Stati Uniti. Limitare le operazioni statunitensi ha soltanto accresciuto ulteriormente il disamore di Trump nei confronti della Nato, senza ostacolare in modo significativo ciò che le Forze americane hanno fatto. A cosa serviva? Ironia della sorte, le restrizioni imposte dagli europei sono state una manifestazione di stizza molto in stile Trump.
Meloni dovrebbe ignorare i comportamenti personali discutibili di Trump, come le sue critiche al Papa e il fatto di aver detto che lei lo aveva “implorato” per una fotografia. Dovrebbe pensare agli interessi più ampi dell’Italia e dell’occidente. Naturalmente, è più facile a dirsi che a farsi, ma non c’è nessun altro leader europeo all’orizzonte in grado di ricoprire questo ruolo. L’apertura a settembre dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite offre a Meloni l’opportunità di parlare al di fuori dei confini dell’Ue e di affrontare in termini più ampi le preoccupazioni del mondo libero in materia di sicurezza. Trump non capirà quello che sta dicendo, ma altri in America sì. Se Meloni resterà in carica dopo le elezioni italiane del 2027, sopravvivrà politicamente a Trump e potrebbe svolgere un ruolo importante nel rilancio dei rapporti transatlantici. Dovrebbe cogliere questa opportunità.
Con questo articolo, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca dal 2018 al 2019 e autore del best seller “The Room Where It Happened: A White House Memoir” inizia la sua collaborazione con il Foglio.
