Esteri
Estate con Ester •
Natalie Harp non è la rivale di Melania, ma la sua amatissima sostituta
Stare attaccata a Trump è la missione della collaboratrice della Casa Bianca. E lo fa con l’enorme approvazione della first lady che ha finito di fare lo sfondo ben figurante dappertutto, con quello che le costa sorridere, anche in rughe
21 AGO 26

Foto LaPresse
Questo non è un articolo su Natalie Harp ma sulla moglie mezza sparita di Trump: Melania ce l’ha fatta. Ci sono voluti vent’anni, due presidenze di cui una è un’epopea di disastri ed è quasi a metà, una quantità incalcolabile di uscite sgradite, mani che scappavano e bacetti schifati, ma alla fine ha raggiunto il potere supremo delle mogli dei ricchi: indipendenza completa dal marito senza dover divorziare, con sostituzione innocua della figura femminile accompagnante agli impegni. Melania in materia di sottrazione ha sempre mostrato abilità molto superiori alla media, quanto poteva metterci a capire, in questo secondo mandato, che la rappresentanza coniugale si doveva appaltare? Scarso un anno. Così Donald ha dovuto ripiegare su un’altra. Natalie Harp è una collaboratrice della Casa Bianca, il titolo completo è Special Assistant to the President and Executive Assistant to the President, con stipendio di 150 mila dollari l’anno.
Harp ha avuto un raro tumore osseo. Due chemioterapie non avevano funzionato e un grave errore medico aveva ancora compromesso le sue condizioni, poi ha raccontato di essersi ripresa grazie a un trattamento immunoterapico. Dichiarò pubblicamente che grazie a Trump e al suo Right to Try Act aveva avuto accesso alle cure. (Gli esperti contestano: la terapia era un uso off-label di un farmaco già approvato dalla Fda e non dipendeva dalla legge firmata da Trump). Fatto sta che con questa lisciata s’ingrazia il Donald e finisce alla Casa Bianca.
Non sembra cretina nemmeno quest’altra bionda, Natalie ha la faccia da sorella meno carina ma simpatica da sit com americana, ha 35 anni ed è una ex conduttrice di One America News, si è guadagnata la funzione più antica del mondo: la borsa del potente. E’ la gran ciambellana col compito di stargli vicino, nel senso di: attaccata. Essere la penna, gli occhiali e il quaderno di quello che comanda. Ah, e la signora ha una stampante sempre in borsa. Lo schema è proprio da vecchio impero: il primo faccendiere sta nell’ombra del sovrano e deve intercettare l’umore ogni mattina, e poi deve mettergli davanti il mondo nella forma in cui è il caso che il tiranno lo riceva. Deve essere bravina, Natalie, se a luglio scorso, quando per ragioni di sicurezza Trump venne fatto uscire da Air Force One ad Ankara con una procedura riservata, era nel piccolo gruppo di collaboratori che lo accompagnò, insieme a Dan Scavino e Walt Nauta. I ministri hanno dovuto aspettare e lei no. La storia della stampante – che è l’unico dettaglio al momento davvero interessante – va avanti da un po’. Già da anni la funzione di Harp era seguire The Donald e processare su carta articoli, commenti e cosine varie trovate online. Poi il ruolo si è allargato: ha anche accesso all’account Truth. E’ curiosa la sequenza: il mondo storto che abbiamo voluto ha prodotto Trump, Trump produce una quantità di notizie senza precedenti, tutta l’internet poi commenta Trump, Natalie stampa le cose dell’Internet e Trump vuole leggere sulla carta quello che il mondo pensa di Trump. Ritorno al toner con la Delorean.
Metafora della stampante a parte, io continuo a vedere Melania dappertutto, in questa storia. Nessuno ha bisogno di una nuova first lady, naturalmente, non ci sono i motivi per trasformare la signora delle cartelline nella nuova fidanzata del presidente. Non ci crede nessuno, anche perché la realtà è più divertente: Harp sostituisce Melania con l’enorme approvazione di Melania, che ha finito di fare lo sfondo ben figurante dappertutto, con quello che le costa sorridere, anche in rughe. E’ un’odiatrice dei privilegi di visibilità del potere, Melania. E’ il mio inno alla privacy milionaria, quella donna, sembra una degli Old Money, tanto è interessata a farsi da parte e non esserci dove tutti vorrebbero essere.