Anche in Ucraina le fabbriche lavorano senza sosta, la produzione non può cessare, si produce e si innova nei sottosuoli segreti ucraini. Ma sotto ai colpi dei missili balistici l’Ucraina rimane a mani nude, perché l’unica cosa che non può né produrre né assemblare è quella di cui ora ha un disperato bisogno: gli intercettori per i missili balistici che servono a rifornire le batterie Patriot. Rimanere immobili non è un’opzione, attendere l’aiuto degli alleati, neppure. Quindi c’è una soluzione soltanto: usare ciò di cui Kyiv si è armata fino ai denti e con cui ha rivoluzionato la guerra, i droni. L’obiettivo è agire alla radice del problema: se non ci sono intercettori per neutralizzare i missili una volta che l’attacco è partito, allora l’Ucraina si ingegna a distruggere i lanciatori di Mosca per colpire i missili prima che partano. Non è una missione semplice, sia perché la Russia ovviamente protegge l’arma che in questo momento le sta dando un vantaggio, sia perché gli ucraini, per raggiungere alcune zone della Russia, hanno bisogno di implementare i loro droni e, per farlo, servono permessi esterni. Secondo il Financial Times, Kyiv vorrebbe utilizzare droni dotati del sistema Starlink per penetrare fino a duecento chilometri nel territorio russo e distruggere i lanciatori, ma per farlo ha bisogno dell’approvazione dell’inventore di Starlink, Elon Musk. Ci sono due problemi: il primo è la posizione di Musk che finora, sugli attacchi nel territorio russo, si è dimostrato altalenante; il secondo è di ordine personale e riguarda il rapporto con l’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, che ha lanciato una sfida al governo ucraino e si è guadagnato un grande “cuore” su X da parte dell’amico Elon. Molti dei
progetti legati ai droni facevano riferimento a Fedorov e, secondo l’Atlantic,
l’ex ministro era anche il promotore di un’altra operazione, che ancora non si è concretizzata e riguarda il lancio di sciami di droni guidati dall’intelligenza artificiale per colpire e bloccare il traffico aereo di Mosca. La cautela al piano è stata imposta da Volodymyr Zelensky: i droni avrebbero potuto non soltanto bloccare gli aeroporti, ma anche causare vittime fra passeggeri di varie nazionalità. Il punto non è se l’operazione sia stata portata a termine o meno, ma che gli ucraini con i loro droni sarebbero stati in grado di compierla: tutto era pronto, mancava soltanto il via libera del presidente e, anche se con le dimissioni di Fedorov il progetto si è arenato, non è detto che non riparta.