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Editoriali •
L’armageddon economico contro i pasdaran
Per schiacciare il regime di Teheran a Trump servono gli Emirati, ma non solo

Foto LaPresse
Martedì scorso, il presidente americano Donald Trump ha parlato al telefono con il suo omologo emiratino, Mohammed bin Zayed. Poche ore dopo, la sirena antiaerea è suonata a Dubai e la contraerea ha fermato due missili della Repubblica islamica dell’Iran diretti contro il paese. Come risposta, gli Emirati hanno annunciato la sospensione delle transazioni finanziarie ed economiche con l’Iran, la misura è dolorosa e potrebbe essere soltanto all’inizio perché Trump è da tempo che lavora sugli Emirati affinché intervengano per reprimere la rete finanziaria degli iraniani che opera nel paese e che permette di importare ed eludere le sanzioni – probabilmente il capo della Casa Bianca ha approfondito la sua richiesta anche durante l’ultima telefonata con bin Zayed a cui è seguito l’attacco di Teheran.
Il Wall Street Journal ha saputo da fonti emiratine che l’opinione di Trump è che colpire il denaro legato al Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica avrebbe un impatto più decisivo sul regime rispetto al blocco navale americano dei porti iraniani. Trump ha annunciato sul suo social Truth l’inizio di un’operazione per schiacciare economicamente l’Iran e anche in questo caso non può farlo da solo, ma può spingere alcuni paesi ad aiutarlo. Gli Emirati sono essenziali e possono dare un colpo forte proprio ai pasdaran, perché sono soprattutto loro a usare i canali emiratini, ma nel sancire il passaggio dalla Furia epica alla Furia economica, Trump ha scritto: “Oggi annuncio che QUALSIASI paese che permetta alle proprie istituzioni finanziarie…. di fornire sostegno all’Iran dovrà affrontare ENORMI conseguenze”. Il capo della Casa Bianca ha aggiunto che il contrabbando di petrolio, trasferimenti di denaro, società di copertura “tutto questo deve finire ORA. Sapete a chi mi riferisco”. Si riferisce agli emirati, ma per mettere fine alle entrate iraniane che provengono dal petrolio è soprattutto sulla Cina che deve agire e finora gli Stati Uniti si sono sempre rifiutati di farlo. L’Iran lo sa e non prende le minacce sul serio.