I ripensamenti di Sigmar Gabriel dentro a una Spd in cerca di consensi

L'ex presidente del più antico partito tedesco ha fatto a pezzi non tanto la stella polare dei socialdemocratici, ma il modo in cui la forza politica ha guardato a quella stella: “Il vero problema non è il muro antincendio, ma il grande malinteso su cosa sia uno stato sociale”

20 AGO 26
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Foto LaPresse

Berlino. Nessuno scopo inquisitorio, nessuna purga in vista. D’altronde il congresso di Bad Godesberg con cui la socialdemocrazia tedesca ha tagliato i ponti con l’ortodossia dei partiti marxisti e le loro pratiche risale al lontano 1959. Eppure, Sigmar Gabriel ha fatto autocritica: non c’è un altro modo per descrivere la decisione dell’ex presidente della Spd (2009-2017) di rivolgersi alla Deutsche Presse-Agentur (dpa) per rivedere alcune scelte recenti del più antico partito tedesco. Un colloquio durante il quale l’ex vicecancelliere di Angela Merkel ha fatto a pezzi non tanto la stella polare dei socialdemocratici ma il modo in cui il partito ha guardato a quella stella. “Il vero problema della Spd non è il muro antincendio”, ovvero il cordone sanitario steso attorno al partito sovranista AfD, “ma il grande malinteso su cosa sia uno stato sociale”. Sessantasei anni, autopensionatosi dalla politica nel 2019, Gabriel parla con sufficiente distacco e tanta esperienza: nel Dopoguerra solo Willy Brandt (per 23 anni, dal 1964 al 1987) ed Erich Ollenhauer (per undici anni, dal 10952 al 1963) hanno guidato la Spd più a lungo di lui. Da bravo socialdemocratico, Gabriel premette che lo stato sociale – un’invenzione largamente attribuita al suo connazionale Otto von Bismarck per disinnescare del socialismo sulle masse proletarie di fine Ottocento – è il più grande risultato del XX secolo. Uno strumento, spiega, per creare condizioni in cui ogni vita potesse avere successo. Invece, “l’Spd ne ha fatto uno stato di assistenza sociale onnicomprensivo”.
Fra i principali errori da imputare al partito c’è il reddito di cittadinanza (Bürgergeld) elaborato dal governo del “compagno” cancelliere Olaf Scholz – i socialdemocratici hanno ancora il vezzo di chiamarsi “Genossen”, compagni, fra di loro. Approvato dal Parlamento a fine 2022, entrato in vigore a gennaio 2023 e prontamente cassato dal governo di Friedrich Merz da luglio di quest’anno, il Bürgergeld aveva aumentato e sostituito il precedente sussidio per i disoccupati di lunga durata, eliminando anche le detrazioni per chi avesse fino a 40 mila euro depositati in banca. Una mancanza di rispetto per tanti lavoratori poveri, ha spiegato Gabriel: dal mattino alla sera, chi non lavorava poteva ricevere dallo stato quasi quanto quelli che avevano faticato per tutta la vita nelle fasce di reddito più basse. Un tradimento. “Con questa legge devastante, l’Spd ha messo tanti lavoratori davanti alla porta”. Ma la Spd non ha modellato la politica sociale tedesca solo dalla cancelleria con Scholz. Oggi in Germania non si parla altro che di riforma delle pensioni, un’urgenza dettata dalla nefasta combinazione del calo demografico e dei salari ridotti all’osso. La Spd è ormai da alcuni lustri il partito dei pensionati – i giovani votano per l’AfD, la Linke e i Verdi – e i piani di Merz per riformare il sistema previdenziale sono ampiamenti concordati se non modellati dai compagni e dalle compagne del vicecancelliere e copresidente della Spd, Lars Klingbeil.
Molti in Germania guardano oggi al modello italiano che lega gli anni di contributi obbligatori all’aspettativa di vita. “Ma chi parla di disincentivi e di prolungamento dell’età pensionabile deve considerare l’impatto che questo ha sulle persone che, dopo 45 anni di contributi, sono fisicamente esauste, come le cassiere o chi assiste gli anziani”, nota ancora Gabriel. Al di là dei vezzi lessicali, i socialdemocratici tedeschi hanno perso il contatto con chi – e sono tanti in Germania – percepisce un reddito basso. “Molti hanno l’impressione che tali decisioni vengano prese da persone che non riescono nemmeno a immaginare una pensione media di 1.200 euro e che vivono in lavori comodi e ben retribuiti”. Riforme che vengono percepite molto male soprattutto all’est a vantaggio, una volta ancora, dell’AfD. Errori sono stati compiuti anche durante la crisi migratoria del 2015-2016, si autoaccusa Gabriel allora uomo di governo: integrare un milione di profughi fu un miracolo, spiega, ma si sarebbe dovuto fare senza lasciare indietro nessun tedesco a basso reddito, una fascia che si sarebbe dovuta sostenere con sussidi che Merkel e il suo guardiano delle Finanze, Wolfgang Schäuble, rifiutarono di versare. Il tracollo politico a favore dell’AfD comincia lì, conclude Gabriel, aggiungendo che oggi sarebbe meglio “rispondere con proposte concrete anziché brandire la clava antinazista e mettersi in fila dietro al muro antincendio”.