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successi inaspettati •
Un film così brutto da fare il giro. Così “Niu Lai” ha sfidato i pronostici di Pechino
La sciatteria di un cartone di un regista improvvisato e di sua madre ha conquistato i giovani cinesi, tanto da vederci una lotta ai colossal di propaganda. Come il film di animazione "più brutto della Cina" ha conquistato la Gen Z sui social

Uno screenshot del film pubblicato integralmente su YouTube
Niu Lai, “Il bue sta arrivando” o “L’arrivo del bue”, possiede quasi tutti i difetti che un “film brutto” dovrebbe avere, scrive un utente sul social media cinese Weibo, probabilmente nemmeno un’intelligenza artificiale soddisferebbe la richiesta di produrre un’animazione così mediocre, la trama è talmente caotica da sembrare incomprensibile, persino i sottotitoli hanno errori di battitura, come ha fatto a superare la censura?
Uscito in anteprima in 245 sale cinesi lo scorso 5 agosto, nei primi dieci giorni di programmazione il film d’animazione, che racconta delle vicissitudini in sogno di un vitello protetto da sua madre, è stato visto da appena duecento persone, incassando poco più di 7.000 yuan, neanche mille euro. Un fallimento talmente clamoroso che 14 agosto il numero di sale si era ridotto a quattro in tutto il paese, il film è stato definito “il cartone più brutto nella storia cinese”, e proprio per questo primato ha guadagnato popolarità cambiando in pochi giorni le sorti del film in maniera irreversibile. Alcuni spezzoni sono stati pubblicati sui principali social media cinesi, Weibo, Douyin e Xiaohongshu, e così il film più brutto della Cina è diventato “un capolavoro della Generazione Z”, scrive Radii China, passando da un flop da duecento dollari a “un fenomeno culturale multimilionario alimentato dalla cultura ironica dei meme giovanili”. In un giorno il numero di proiezioni giornaliere è aumentato da 21 a 359, e oltre all’esperienza condivisa di ridere della bruttezza, ad aver colpito i cinesi nella storia di Niu Lai è stata la lotta del regista Xin Yumeng, ex arredatore d’interni e senza alcuna formazione cinematografica, per realizzare il film. Xin in cinque anni, senza alcun appoggio finanziario e con i risparmi di una vita si è occupato da solo di regia, modellazione 3D, animazione, montaggio e doppiaggio maschile per dieci ruoli diversi, aiutato nel suo sogno da un’unica collaboratrice, sua madre sessantenne Sun Lifang, che ha invece scritto la sceneggiatura, doppiato le parti femminili e persino composto, scritto e cantato la sigla nei titoli di coda.
Oltre ai meme, i cinesi hanno intavolato sui social riflessioni sull’estetica della bruttezza, l’insoddisfazione nei confronti dell’attuale mercato cinematografico di Pechino, pieno di “AI slop”, contenuti di scarsissima qualità generati con l’intelligenza artificiale e colossal di propaganda del Partito ad alto budget. “I fan di Niu Lai siamo tutti noi che siamo stati messi a dura prova dalla vita, ma non abbiamo altra scelta che trovare la gioia nella lotta”, scrive un utente. “Non si tratta di una squadra di professionisti che cerca scorciatoie, ma delle tracce di una madre e un figlio che, con fatica, mettono insieme un sogno nel modo più goffo possibile. E’ ‘brutto’ in un modo schietto e sincero. In quest’èra sofisticata in cui persino i suoni del respiro vengono elaborati in post-produzione, questa ruvidezza senza fronzoli diventa una forma unica di guarigione”, apprezziamo la sincerità e genuinità di due persone che con difficoltà cercano di realizzare un sogno: in questo modo anche un film sciatto assume un significato politico. Ieri gli incassi di Niu Lai al botteghino avevano superato i 18 milioni di yuan (oltre due milioni di euro), concorrendo con titoli come l’Odissea e Spider-Man: Brand New Day, in molti hanno iniziato a chiedersi: può un film universalmente riconosciuto come terribile ottenere incassi al botteghino completamente sproporzionati alla sua qualità?
Se alcuni cinesi hanno visto in un film grezzo e artigianale un “ritorno all’essenziale”, i più giovani si sono concentrati sulla provocazione, non sono rimasti disgustati ma affascinati, sono state organizzate proiezioni estive di film “così brutti da dover essere visti”, comprare un biglietto è diventato la “moneta sociale” per eccellenza, “un modo per partecipare a un’enorme presa in giro nazionale”, ha scritto la giornalista Mandy Wong. Il film nei primi giorni è stato pubblicato integralmente su Douyin, non è necessario pagare per guardarlo, eppure i cinesi stanno comunque comprando i biglietti per vederlo al cinema. I distributori del film dopo averlo visto sconsigliarono al regista di proiettarlo, Xin non si arrese, portò avanti l’iter burocratico da solo con sua madre, senza potersi permettere campagne promozionali, nemmeno una locandina. In questi giorni sono stati pubblicati sui social i poster del film disegnati a mano nei cinema, con su scritto “nessun rimborso”, elogiando il ritorno analogico, un simbolo di resistenza alla “spazzatura dell’intelligenza artificiale”, tanto da scatenare una reazione anche dai media di stato di Pechino. Il quotidiano statale Beijing News ha scritto che il rischio è che Niu Lai abbassi “gli standard delle aspettative del pubblico”, e il livello qualitativo minimo degli spettatori, e ieri sui social è iniziata a diffondersi la notizia (falsa) che Xin Yumeng avrebbe ritirato dalle sale la distribuzione del film.
Nata a Roma, all'università tra le tante lingue e civiltà orientali ho scelto il cinese. Grazie a un progetto di doppio titolo ho studiato un anno a Pechino, rapita dal romanticismo delle poesie Tang. Negli anni ho sviluppato un talento particolare per le passioni più costose, collezionando corsi: fotografia, ceramica, poi giornalismo. Dal 2021 lavoro al Foglio, nella redazione (umana) degli Esteri e in quella virtuale del Foglio AI.
