Le rotte del Caspio che Trump non vuole vedere

Un documento ricostruisce la rete di armi fra Russia e Iran nelle acque in cui l’occidente non mette piede

19 AGO 26
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 Le acque del Mar Caspio uniscono cinque paesi: Russia, Iran, Kazakistan, Turkmenistan e Azerbaigian. Non hanno sbocchi esterni, quindi non c’è marina militare che non appartenga a uno di questi stati che possa controllare i traffici marittimi. Non ci sono navi occidentali bagnate dal Mar Caspio e questa chiusura rende le sue acque perfette per i traffici fra Mosca e Teheran. Pochi posti sulla terra uniscono i destini dell’Europa e del medio oriente come il Caspio e un’inchiesta di Nbc News, che si basa su un documento fornito da un governo europeo, mostra come la rotta marittima del lago salato consenta uno scambio di materiale militare continuo fra i porti russi e i porti iraniani. Il regime della Repubblica islamica dell’Iran è stato il primo a concedere alla Russia i droni per colpire l’Ucraina e anche le competenze per fabbricarli. Per molto tempo Teheran è rimasta delusa perché il favore concesso alla Russia, con tanto di firma di un trattato di partenariato strategico globale fra i due paesi, non era mai tornato indietro nel momento di maggior bisogno, quando erano gli iraniani a voler fare la guerra in prima persona, senza nascondersi dietro ai loro alleati regionali, disseminati nei paesi del medio oriente. Non sono rimasti per troppo tempo insoddisfatti e dalle acque del Mar Caspio, negli ultimi mesi, stanno arrivando i rifornimenti di cui Teheran ha bisogno per ricostituire il suo arsenale dopo la guerra iniziata il 28 febbraio.  Dietro alla risposta iraniana alla guerra degli Stati Uniti e di Israele c’è Mosca che inizialmente restia non aveva voluto ascoltare le richieste di aiuto, soprattutto in fatto di rifornimenti, dell’alleato iraniano, ma poi ha dovuto fare la sua parte sia con informazioni di intelligence – la mappa delle basi militari americane in medio oriente, secondo le informazioni del Washington Post, era russa e quindi era Mosca a spiegare a Teheran cosa colpire – sia con le armi: ormai la Russia ha una produzione sempre più massiccia, sopratutto di droni che non sono più gli Shahed di quattro anni fa così come li avevano mandati gli iraniani, ma sono migliorati e potenziati. Le informazioni di intelligence passano per canali segreti, le armi passano per il Mar Caspio, solcando le acque a cui nessun paese dell’Alleanza atlantica può accedere.
Nemmeno Israele o l’Ucraina possono, ma hanno cercato le loro strade per farsi largo fra le rive del mare chiuso. A fine marzo, Israele ha colpito il porto iraniano di Bandar Anzali perché la struttura era utilizzata anche per il trasporto di armi dalla Russia. Tsahal aveva preso di mira anche motovedette e una corvetta, ma le spedizioni di materiale militare sono andate avanti, secondo il documento visionato da Nbc News. Gli ucraini avevano iniziato a operare nel Mar Caspio da prima dell’intervento di Israele e con maggiore costanza.
Kyiv ha sempre puntato a infrastrutture strategiche e a navi russe nel Caspio e per la prima volta, a fine luglio, ha anche colpito direttamente una nave iraniana sospettata di trasportare materiale militare. L’Ucraina ha tenuto alta l’allerta, temendo una ripercussione da parte di Teheran che, per il momento, sembra essere stata scongiurata, ma l’azione è stata esemplare e un modo per mostrare agli Stati Uniti che la loro guerra in medio oriente non può esser vinta senza passare per il Mar Caspio e agire sulla Russia, che ha creato un asse ben organizzato di regimi che si aiutano, si studiano e imparano a fare la guerra, conviene a tutti. Limitare le azioni di Mosca e colpire i suoi traffici, in questo momento, equivale a tagliare la testa del serpente. Gli Stati Uniti però continuano a voler tenere ogni scenario diviso e il presidente americano Donald Trump coltiva rapporti separati con il capo del Cremlino, Vladimir Putin, e gli altri suoi alleati, dal leader cinese Xi Jinping al dittatore nordcoreano Kim Jong Un che, secondo il capo della Casa Bianca, non avrebbe mai minacciato l’occidente.
Il Mar Caspio è il luogo in cui tutto si lega, si congiunge, lo spazio fisico in cui Mosca e Teheran si toccano, in cui le due guerre si nutrono a vicenda. Secondo il Wall Street Journal la Repubblica islamica dell’Iran è pronta a un conflitto prolungato contro gli Stati Uniti, non è disposta a trattare, ride delle sparate e dei passi indietro del presidente americano Donald Trump, che ieri ha pubblicato una mappa in cui compare lo Stretto di Hormuz indicato come zona sotto al controllo americano. La Repubblica islamica gli ha dato dell’illuso e nel pomeriggio, per la prima volta dopo mesi, ha lanciato due missili contro gli Emirati Arabi Uniti, che erano stati il principale bersaglio nella prima fase della guerra proprio per la loro vicinanza tanto a Israele quanto agli Stati Uniti. Prima che i missili venissero lanciati e che le sirene suonassero a Dubai, Trump aveva parlato al telefono con il presidente emiratino, Mohammed bin Zayed. L’Iran ha voluto ancora una volta mostrare di avere armi, inventiva, di non temere ritorsioni e poco importa cosa accade davvero nel regime.
Non è la prima volta che il regime si mette in stato di sopravvivenza e ovviamente per farlo deve poter contare sul risanamento dei suoi arsenali, prosciugati o sotterrati da due anni di guerra. Gran parte del sostegno e della rivitalizzazione della macchina da guerra della Repubblica islamica viene da Mosca. Senza l’aiuto russo, gli iraniani avrebbero avuto a disposizione meno informazioni sui punti da colpire e anche meno armi da utilizzare.