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Il Likud sono io
Netanyahu non va bene nei sondaggi, ma il partito rimane tutto suo
19 AGO 26

Foto LaPresse
I sondaggi continuano a non premiare il primo ministro Benjamin Netanyahu in vista del voto del 27 ottobre. Il suo partito continua ad avere buoni risultati ma non quelli che servono per ottenere il mandato e formare una coalizione per governare ancora Israele. Ma Netanyahu ci ha abituati a colpi di scena e non ha perso la sua capacità da re della politica israeliana: non c’è nessuno che si senta di escludere in modo categorico una sua rimonta finale e ha appena dimostrato che senza di lui non esiste il Likud: le primarie che si sono tenute il 16 agosto si sono concluse come voleva. La partita era fra centoventi membri per ventiquattro posti.
Il primo posto spetta a lui, in quanto presidente del Likud, che quindi sicuramente entrerà nella Knesset, i successivi sei vanno ai membri del Comitato centrale che sono sempre nominati dall’attuale premier. La sfida era quindi per i seggi successivi e visto che i sondaggi non assegnano al Likud molti seggi, essere posizionati in cima agli aspiranti deputati era fondamentale. Bibi è riuscito a portare in cima i suoi, a spingere in basso quelli che ritiene delle minacce, come l’ex sindaco di Gerusalemme Nir Barkat, che aveva iniziato una guerra interna, per accreditarsi come l’altra faccia del partito: si è messo a corteggiare i moderati e gli estremisti insieme, ha pagato consiglieri, ha tentato il golpe interno, ma il risultato è stato scarso e si è piazzato al ventiquattresimo posto e se il Likud avrà meno seggi dovrà rimanere fuori dalla Knesset. Netanyahu è l’unico che tiene insieme il cuore moderato del partito e gli estremisti, ma per le primarie ha provato a spingere via quest’ultimi, fra complottisti e urlatori. Non gli è riuscito in pieno, alcuni sono comunque destinati a entrare in Parlamento. Il problema è di eredità, il Likud è ormai diventato sovrapponibile al suo presidente e il rischio è che quando Bibi uscirà di scena il partito verrà cannibalizzato. Questo è uno degli elementi di scontento di chi non riesce a dire a Netanyahu: sì, continui a essere il re, ma stai distruggendo il Likud, spostati.