Il prezzo della fine di UsAid in Congo

Senza gli aiuti americani, la risposta necessaria all’epidemia di ebola non esiste più
18 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 13:12
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Foto Ap, via LaPresse

Con 2.235 morti e 4.945 casi, secondo gli ultimi dati forniti dal governo di Kinshasa, l’epidemia di ebola nella Repubblica democratica del Congo è diventata la peggiore nella storia del paese, avendo già superato il bilancio delle vittime del 2018-2020. L’Organizzazione mondiale della sanità avverte che probabilmente diventerà la più grande epidemia di ebola della storia in assoluto, superando i 28.616 casi e gli 11.310 decessi che ci furono nel 2014-2016 tra Guinea, Liberia e Sierra Leone. Allora ci vollero infatti cinque mesi perché si arrivasse ai mille decessi, mentre ora siamo già a duemila in tre mesi. “L’ebola sta vincendo nella Repubblica democratica del Congo”, ha fatto sapere l’Onu, ricordando che sta morendo una persona ogni 30 minuti. E sono già stati segnalati almeno venti casi in Uganda.
La “prima grave crisi epidemica post UsAid” è stata definita così, secondo timori e previsioni che avevano iniziato a essere espressi quando, nel gennaio 2025, l’Amministrazione Trump aveva iniziato a smantellare l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale. Se sistemi di aiuto sviluppati nel corso di decenni vengono distrutti, avvertirono esperti di salute globale di tutto il mondo, saranno inevitabili ripercussioni a catena per gli anni a venire: dalla mancata ricezione di cure salvavita da parte di singoli pazienti al collasso di intere catene di approvvigionamento. UsAid è stata ufficialmente chiusa il primo luglio 2025 e circa l’80 per cento dei suoi finanziamenti per la salute globale sono stati interrotti, con il ritiro di 12,7 miliardi di dollari di fondi già stanziati. Gli aiuti americani all’Africa sono scesi al livello più basso degli ultimi dieci anni. Il modello del Disaster assistance response team – il fulcro operativo della risposta all’ebola tra il 2018 e il 2020 – non esiste più nella forma in cui esisteva. Per mancanza di risorse, la vaccinazione è stata largamente sostituita con interventi non farmacologici. E, peraltro, l’epidemia di morbillo del Texas rivela problemi nell’utilizzo della vaccinazione anche negli Stati Uniti.