Trump ora minaccia l’Oman, ma ormai si è autoinflitto un danno di credibilità

I sessanta giorni sono scaduti e il presidente americano non ha in mano l’accordo con la Repubblica islamica dell’Iran che voleva raggiungere. E gli alleati nel Golfo si chiedono chi li proteggerà dalle prossime minacce iraniane

17 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 17:40
Immagine di Trump ora minaccia l’Oman, ma ormai si è autoinflitto un danno di credibilità

Foto ANSA

I sessanta giorni sono scaduti e il presidente americano Donald Trump non ha in mano l’accordo con la Repubblica islamica dell’Iran che voleva raggiungere. Teheran non ha ceduto su Hormuz e ovviamente nemmeno sul progetto nucleare. Il capo della Casa Bianca ha ripetuto che l’obiettivo della guerra rimane un accordo che cancelli la possibilità del regime iraniano di avere la Bomba, ma in sessanta giorni non è stato raggiunto e ora, secondo quanto era stato annunciato, Trump dovrebbe ordinare una grossa operazione militare, forte, definitiva, in grado di costringere il regime ad accettare le condizioni. I sessanta giorni erano per le buone, ora dovrebbero arrivare le cattive, ma è accaduto che negli ultimi due mesi i negoziati non ci sono stati, Washington e Teheran hanno ripreso a spararsi, poi c’è stato di nuovo un cessate il fuoco e il regime si è convinto che Trump non faccia sul serio, quindi tanto vale continuare a provocarlo, tenersi pronti ai momenti in cui il fuoco ripartirà, ma comunque non sarà nulla di serio.
Questa convinzione è molto pericolosa, ma è così che sta ragionando il regime che, mentre ostenta di non avere intenzione di firmare alcunché con gli americani, porta avanti un negoziato con l’Oman per annotare il suo potere sullo Stretto di Hormuz con un meccanismo di controlli delle rotte in entrata e in uscita, e vuole che questo accordo sia soltanto con gli omaniti che diventerebbero i ratificatori del controllo iraniano sul traffico nello Stretto. Oggi Trump ha minacciato l’Oman, dicendo di essere pronto a bombardarlo se davvero firmerà questo accordo con Teheran. Il problema per Washington è che in questo momento si è autoinflitto un danno di credibilità che spaventa molto anche i suoi alleati nel Golfo, i quali all’arrivo del presidente americano erano entusiasti – del primo mandato avevano amato la sua vocazione agli affari e anche la sua linea dura con l’Iran – adesso invece si chiedono chi li proteggerà dalle prossime minacce iraniane.