Esteri
I Pionieri di Bashan •
Anche in Siria i coloni israeliani sconfinano ripetutamente. “Ci fanno perdere tempo”, dice Tsahal
“E’ assurdo che mettiamo in pericolo le nostre vite per loro”, ha detto un militare alla radio dell’Idf. Molti di coloro che vengono catturati si ripresentano subito dopo in un nuovo tentativo di sconfinamento. “Abbiamo provato a spiegarglielo: state interferendo con il nostro lavoro"
15 AGO 26

Foto Getty
Alcuni riservisti della brigata di montagna 810, quella schierata dall’Idf sul monte Hermon, nella Siria meridionale, dicono di essere esasperati dai coloni israeliani che tentano di sconfinare. “E’ assurdo che mettiamo in pericolo le nostre vite per loro”, ha detto mercoledì un militare a Galei Tsahal, la radio dell’Idf. “Siamo stanchi! Qui ci sono studenti, persone con famiglie a casa e invece di occuparci delle cose importanti ci siamo trovati per ore di notte sull’Hermon a cercare i coloni. Si erano nascosti tra alberi e cespugli in luoghi ripidi e pericolosi. Li abbiamo inseguiti scalando massi, mettendoci in pericolo su pendii molto ripidi. Sprechiamo risorse, tempo ed energie. Questa non è la nostra missione, che è proteggere il settore e gli insediamenti”.
Dalla caduta di Assad nel dicembre del 2024, le Forze israeliane sono state schierate alla frontiera siriana, oltre la linea demilitarizzata sancita nel 1974 sconfinando e prendendo il controllo di una fascia di territorio profonda circa 15 chilometri lungo la quale hanno installato nove postazioni militari. Lo scopo è quello di garantire la smilitarizzazione della regione e di scongiurare l’organizzazione di cellule terroristiche legate all’estremismo islamico o a Hezbollah. Per le autorità di Damasco e per l’Onu, si tratta invece di un’operazione illegale e violenta contro i residenti.
Il gruppo più organizzato tra i coloni israeliani che hanno preso di mira la Siria è quello dei cosiddetti “Pionieri di Bashan”. L’ultima volta che i suoi membri hanno tentato di entrare in Siria è stata tre giorni fa e anche in quel caso sono stati intercettati e riportati indietro dagli stessi militari israeliani. L’Idf dice che molti di coloro che vengono catturati si ripresentano subito dopo in un nuovo tentativo di sconfinamento. “La polizia non fa il suo lavoro come dovrebbe, perché se una persona viene arrestata e rilasciata lo stesso giorno, e torna il giorno dopo non abbiamo fatto niente”, spiega un altro riservista alla radio di Tsahal. “Abbiamo provato a spiegarglielo: state interferendo con il nostro lavoro. Tre anni di riserve, e di cosa mi occupo? Di fare uscire cittadini israeliani dalla Siria?”.
I coloni insistono nel dire che il territorio siriano di Quneitra, Daraa e Suwayda è parte del Bashan, una regione biblica del Grande Israele da coltivare e annettere allo stato ebraico. All’inizio di luglio, un post su X dell’account dei pionieri esortava a reclamare le regioni meridionali della Siria: “Quest’anno nel distretto di Quneitra la raccolta di grano è stata di 2 mila tonnellate. Una volta che questa terra sarà coltivata dai pionieri ebrei e non da sunniti che sostengono Hamas se ne raccoglierà ancora di più. Gran parte della regione è già sotto il controllo dell’Idf, lasciamo che i pionieri ci lavorino”.
La spinta dei coloni in Siria sfrutta la profonda avversione dell’esecutivo israeliano nei confronti delle nuove autorità di Damasco. Giovedì, il ministro della Diaspora, Amichai Chikli, ha dichiarato che “la Siria è Gaza sotto steroidi, e quella sarà la prossima guerra, con assoluta certezza. Non c'è modo di evitarla”. Le operazioni militari continuano nonostante il presidente siriano, Ahmed al Sharaa, messo sotto pressione dagli Stati Uniti, si sia detto disposto a trattare direttamente con Israele per risolvere la questione dei confini meridionali. Gli arresti arbitrari fra Quneitra e Daraa da parte dell’Idf continuano, con incursioni di terra, già una trentina solo dall’inizio di agosto. Nel villaggio di Abidin, ben oltre la zona cuscinetto riconosciuta dall’Onu, due giorni fa i residenti hanno posizionato dei massi lungo le strade per ostacolare i tank israeliani. Le ruspe dell’Idf li hanno rimossi alcune ore dopo e come ritorsione hanno distrutto gli ulivi degli agricoltori, arrestando alcuni di loro e rilasciandoli a stretto giro.
Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.
