L’ex consigliere di Trump John Bolton accusa il presidente di non avere una strategia contro il regime in Iran

"Credo che Trump abbia perso l’occasione di assestare un colpo davvero pesante al regime iraniano”, dice al Foglio l'ambasciatore

14 AGO 26
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Secondo alcune fonti del Wall Street Journal, l’Amministrazione Trump si starebbe preparando a inviare la portaerei Uss George Washington in medio oriente per sostituire la Uss Abraham Lincoln, che si trova in mare da quasi nove mesi. Osservatori e membri del Congresso nei giorni scorsi hanno sostenuto che le condizioni di vita a bordo dell’unità fossero deteriorate. Il Pentagono ha risposto che non c’è alcuna emergenza, che è disinformazione iraniana, e che la rotazione era già programmata. Eppure la vicenda della Lincoln, che somiglia a quella di maggio della Uss Gerald R. Ford, rappresenta le difficoltà di pianificazione militare di questa Amministrazione nella guerra contro l’Iran. “Credo che Trump abbia perso l’occasione di assestare un colpo davvero pesante al regime iraniano”, dice al Foglio l’ambasciatore John Bolton. 
Diplomatico, sostenitore della linea dura contro Iran, Corea del nord, Cina e Russia, Bolton ha lavorato ai massimi livelli dell’Amministrazione americana, con Reagan, George H. W. Bush e George W. Bush, infine è stato consigliere per la Sicurezza nazionale nella prima Amministrazione Trump. Oggi ha un’idea precisa sull’occasione mancata di questa guerra: “Non è stata preparata bene”, dice al Foglio Bolton. “L’esecuzione militare, per quanto è andata, è stata buona, ma non c’era una strategia”. Per l’ambasciatore, che dopo aver lasciato la Casa Bianca nel 2019 è diventato una voce molto critica di Trump, “non sono stati cinque mesi di guerra, ma sei settimane. Si è fermato, poi ha ricominciato, poi si è fermato di nuovo, poi ha minacciato, poi ha negoziato. E la negoziazione è saltata. Poi ha minacciato ancora. Adesso sta negoziando. Adesso si sta occupando di economia. Non c’è un piano”.
Il motivo, secondo Bolton, è personale, e parla esplicitamente di “short attention span”, la “scarsa capacità di attenzione di Trump e il fatto che prende decisioni soltanto su ciò che ha davanti in quel momento”. Certo, i danni inflitti al complesso militare-industriale iraniano “sono stati ingenti. E’ probabile che una parte consistente sia sopravvissuta, e questo ci dice quanto fosse straordinariamente esteso quel complesso militare-industriale”. Per Bolton l’economia del paese è a terra, “eppure hanno speso miliardi di dollari nel corso degli anni per scavare tunnel in cui nascondere droni, missili e lanciatori, e per portare avanti il loro programma nucleare. Credo davvero che, con maggiore preparazione, con più contatti con l’opposizione, con una maggiore costruzione di una coalizione politica negli Stati Uniti e a livello internazionale, con amici e alleati, il regime avrebbe potuto trovarsi in una situazione molto difficile. Ma ogni giorno che passa e loro sono ancora al potere, la gente dice: ‘Beh, hanno vinto la guerra’. Non hanno vinto la guerra. Il concetto di vittoria di Pirro è nato in Italia. Come disse il generale, ‘ancora una vittoria così e siamo finiti’”.
Il presidente americano sembra coerente soprattutto quando parla delle relazioni con i leader di Russia e Cina, Vladimir Putin e Xi Jinping, e ha più volte detto di credergli quando dicono che non stanno aiutando l’Iran. Bolton invece sostiene che Putin e Xi “stanno mentendo spudoratamente. Sono certo che stiano aiutando l’Iran in ogni modo possibile. E’ una questione che seguo da quando lavoravo nell’Amministrazione di George W. Bush. Sono stato in Cina, sono stato a Mosca e ho parlato con le persone della Rosatom, la loro agenzia nucleare. Sono andato a Roscosmos, la loro agenzia spaziale. Sono andato da quella che si occupava delle esportazioni di armi, quella che allora si chiamava Rosoboronexport. Sono andato da loro e ho chiesto: ‘Che cosa state facendo in Iran e in Corea del nord?’. E mi hanno risposto: ‘No, non stiamo facendo nulla. Non li stiamo aiutando affatto’. Chiaramente non dicevano la verità allora, e sono certo che l’assistenza sia diventata ancora più estesa con lo sviluppo dell’asse Pechino-Mosca. L’Iran non lo definirei un satellite dell’asse, ma è certamente uno dei suoi agenti”.
Bolton è un sostenitore dei teatri interconnessi, del fatto che non sia possibile intervenire oggi in nessuna crisi senza guardare al quadro completo, un modo di concepire la politica estera che in Europa fatichiamo a comprendere: “Questa è una cosa seria. Il mondo è interconnesso”, dice l’ambasciatore. “La Cina ha fornito alla Russia enormi quantità di assistenza nella guerra in Ucraina, così come altri membri dell’asse, come la Corea del nord. Ci sono state decine di migliaia di soldati nordcoreani che hanno combattuto in Ucraina. E’ sostanzialmente la prima volta che truppe asiatiche combattono in Europa dai tempi di Gengis Khan”. L’America e l’Europa devono guardare “agli effetti dell’asse sino-russo e considerare i tre fronti di cui dobbiamo preoccuparci davvero: la guerra in Ucraina, la guerra con l’Iran e la minaccia a Taiwan e all’Asia orientale in generale”, spiega l’ex consigliere di Trump. “Abbiamo bisogno che le persone in tutto il mondo si sveglino di fronte a questa situazione e capiscano che non si tratta di eventi scollegati. Non sto dicendo che esista una sorta di grande teoria del complotto, ma ci sono movimenti in molte parti del mondo. Non è come durante la Guerra fredda, quando l’Europa rimase congelata per 45 anni. Qui ci sono molti elementi in evoluzione e, per ragionare strategicamente, bisogna guardare al quadro complessivo”.