Esteri
In Francia •
La corsa all’Eliseo è iniziata con il duello sulle interferenze russe
Prima Edouard Philippe, poi Raphaël Glucksmann e infine Gabriel Attal sono stati bersaglio di campagne di disinformazione orchestrate da reti filorusse. La Francia è uno dei paesi europei più colpiti e al contempo meglio attrezzati per il contrasto a queste operazioni. Ma per le presidenziali del 2027 si prevede un aumento delle minacce (che sono già diventate oggetto di scontro politico)
14 AGO 26

Nella torrida estate francese è rimasto solo Gabriel Attal, ex primo ministro e giovane macronista, a fare campagna elettorale per le presidenziali del 2027, e pure con un certo entusiasmo. I sondaggi lo danno in svantaggio rispetto all’altro candidato che mira a raccogliere attorno a sé l’universo centrista e a strappare il voto della destra moderata a Marine Le Pen, cioè Edouard Philippe, sindaco di Le Havre e leader di Horizons. Nelle ultime settimane entrambi sono stati bersaglio di operazioni sempre più frequenti: campagne di manipolazione dell’informazione a opera di reti russe. Anche Raphaël Glucksmann, volto rassicurante e moderato della sinistra francese (ancora non ufficialmente candidato: dovrebbe annunciare la sua corsa all’Eliseo entro la fine dell’estate) è stato vittima di un’operazione simile. In tutti e tre i casi sono circolati sui social network post, video e prime pagine che replicavano le sembianze di testate giornalistiche ufficiali e contenevano informazioni false: da presunti roblemi di salute di Philippe a un tentativo della compagna di Glucksmann, la giornalista Léa Salamé, di corrompere i suoi colleghi per assicurare una copertura mediatica benevola della sua candidatura; nel caso di Attal alcuni contenuti lasciavano intendere che avesse orchestrato lui stesso la campagna. L’ex primo ministro di Macron ha detto di aspettarsi nuovi attacchi e di aver smesso di utilizzare Telegram. Viginum, l’agenzia francese di vigilanza e protezione contro le ingerenze digitali straniere, che opera sotto l’autorità del segretariato generale della Difesa e della Sicurezza nazionale (Sgdsn), ha ricondotto quest’ultima operazione alla rete filorussa Matriochka, nota per le campagne di diffusione massiccia di notizie false con lo scopo di creare caos mediatico e sviare il lavoro dei fact checker, mentre le prime due sono riconducibili al gruppo Storm-1516, affiliato al Gru, il servizio di intelligence militare russo.
Non è una novità: dal caso MacronLeaks del 2017, in Francia non c’è stato appuntamento elettorale senza tentativi di manipolazione dell’informazione da parte di agenti stranieri, soprattutto russi. Secondo il terzo rapporto del Servizio europeo per l’azione esterna sulle ingerenze informative straniere, nel 2024, l’anno delle elezioni parlamentari anticipate e delle Olimpiadi di Parigi, la Francia è stata il paese europeo dopo l’Ucraina più colpito dalle operazioni di disinformazione di origine russa. Ma le presidenziali del prossimo anno – per le quali Marine Le Pen è saldamente in testa – rappresentano un appuntamento cruciale. La grande prova generale si è svolta questa primavera, quando si è votato in più di 35 mila comuni francesi. Viginum ha di recente elaborato un rapporto relativo proprio alle elezioni municipali, e ha individuato e classificato diverse ingerenze digitali straniere: tra queste figura proprio Storm-1516, a cui sono state attribuite, dal 2023 a oggi, 205 operazioni informative. La stessa Storm-1516, secondo un’indagine di NewsGuard pubblicata in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, ha preso di mira Germania e Francia, pubblicando continuamente informazioni false contro i due paesi: solo a partire dal gennaio del 2025, quando il sostegno americano a Kyiv si è fatto più debole e l’Europa è diventata il principale bersaglio della propaganda russa, sono stati pubblicati 175 mila articoli di questo tipo, che solo su X hanno generato 274 milioni di visualizzazioni. Il rapporto di Viginum menziona anche Matriochka che, operando con il gruppo Storm-1679, avrebbe dato vita, tra i mesi di gennaio e marzo 2026, a sette operazioni di disinformazione distinte legate alle municipali, tutte orientate a comunicare che le elezioni non si sarebbero svolte in condizioni di sicurezza. L’impatto sul voto di queste operazioni è stato piuttosto limitato, anche per la tempestività con cui il Réseau de coordination et de protection des élections (Rcpe), il dispositivo di individuazione e comunicazione delle minacce, ha agito – la Francia è, in questo momento, uno dei paesi europei meglio preparati per rispondere alle operazioni di disinformazione. Ma, si legge nel rapporto, non va sminuita la “volontà persistente” di attori stranieri di influenzare i processi elettorali, e per le presidenziali del 2027 è previsto un accentuarsi delle minacce digitali straniere.
L’eccessiva risonanza che i leader politici danno alle singole operazioni, ha scritto in un’analisi sul Monde Damien Leloup, “fa il gioco delle organizzazioni russe. Nulla fa più piacere a questi piccoli gruppi che vedere un candidato alla presidenza francese parlare pubblicamente delle loro attività”, e lanciare troppi allarmi rischia di diffondere nell’opinione pubblica l’idea che l’informazione sia inaffidabile e il dibattito pubblico costantemente distorto, che è proprio l’obiettivo del Cremlino. Ma la campagna elettorale è iniziata e gli attacchi che hanno colpito Philippe, Glucksmann e Attal sono già diventati oggetto di scontro: in un’intervista a Bfm Tv, Attal ha detto senza mezzi termini che queste interferenze sono sempre state finalizzate a sostenere il Rassemblement national. Le Pen non ha commentato gli episodi, né ha risposto all’accusa, ma alcuni lepeniani sì: Sebastien Chenu, vicepresidente nazionale del Rn, ha scritto su X che il partito si oppone “a tutte le interferenze straniere” (non solo quelle russe, ndr). Opinione condivisa dal deputato Jean-Philippe Tanguy, che ha detto che “l’ingerenza russa in Francia viene contrastata e non ha alcuna influenza”, e che nessuno ha mai condannato le influenze straniere a favore dei macronisti, “come quella di Obama”.