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Occhi cinesi sui nostri mezzi militari
Il ministero della Difesa britannico ha scoperto che i droni navali della Royal Navy contenevano un componente di fabbricazione cinese che inviava un segnale verso un indirizzo IP a Pechino. Una lezione
12 AGO 26

Foto Getty
Durante un controllo di routine sulla sicurezza informatica dei nuovi droni navali della Royal Navy, il ministero della Difesa britannico ha scoperto che le telecamere montate sui K3 Scout, prodotti dalla britannica Kraken Technology, contenevano un componente di fabbricazione cinese. Il componente inviava un segnale, una sorta di “heartbeat” che comunica che il dispositivo è acceso e funzionante, verso un indirizzo IP nella Repubblica popolare cinese. Un’inchiesta del Telegraph di due giorni fa ha rivelato la falla di sicurezza, poi confermata dal ministero della Difesa di Londra, che ha però escluso di aver trovato prove di una compromissione dei propri sistemi o della trasmissione di dati sensibili. Ma il problema è comunque imbarazzante per una delle Forze armate più potenti del mondo, perché quel componente cinese non avrebbe dovuto trovarsi lì.
Il Regno Unito, come gli altri paesi Nato, ha infatti adottato misure per escludere componenti cinesi dalle proprie tecnologie militari, proprio per il rischio di interferenze e spionaggio e specialmente su tecnologia sensibile come quella dei droni navali. Ma il caso dimostra quanto sia difficile controllare la catena di approvvigionamento, e quanto la Cina conti su quest’area grigia di vulnerabilità: i venti K3 Scout interessati sono stati acquistati per circa 12,3 milioni di sterline e sono operativi con i Royal Marines solo da marzo scorso, quando le barriere di sicurezza erano già particolarmente attive. Ma il caso, che ha costretto Londra a spegnere la connettività di tutte le telecamere, sottolinea ancora una volta una questione: quando parliamo di tecnologia sicura, parliamo di produttori che non provano a infilare componenti per potenziale spionaggio. E sebbene la tecnologia cinese sia decisamente più economica, soprattutto quando parliamo di telecamere – e, per esempio nel caso italiano, di scanner – il rischio con la Cina è sempre altissimo. Un motivo ci sarà.