Non sparate a Zelensky sul Kosovo

Le ragioni del presidente ucraino per la visita in Serbia e la posizione su Pristina
11 AGO 26
Immagine di Non sparate a Zelensky sul Kosovo

Foto ANSA

La scorsa settimana il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, è stato a Belgrado, dove ha incontrato il suo omologo serbo Aleksandar Vucic. Era la prima visita di Zelensky nel paese, che coltiva ottimi rapporti con la Russia, tanto che Vucic è fra i leader internazionali che hanno preso parte alle ultime parate militari nel Giorno della vittoria a Mosca al fianco di Vladimir Putin. Belgrado è certo vicina a Mosca, ma coltiva anche buone relazioni con l’Unione europea, volte anche a diventarne un giorno uno stato membro. Vucic ha accolto Zelensky con calore, lo ha abbracciato al suo arrivo, gli ha offerto spazio, rilevanza e per il presidente ucraino è stato molto importante mettere piede in un paese che Putin ritiene suo alleato nonostante Belgrado giochi spesso con le sue relazioni internazionali: va a Mosca ma vende le munizioni all’Ucraina. Zelensky ha ricevuto ogni onore e sapeva che ogni passo sarebbe stato seguito dal Cremlino, come sapeva che a Vucic ospitarlo serviva a mandare un messaggio a Bruxelles.
Durante la visita Zelensky ha parlato anche del Kosovo, dicendo che la posizione dell’Ucraina non è cambiata e quindi, in sostanza, non riconosce l’indipendenza del Kosovo e rispetta i confini e l’integrità territoriale della Serbia. La reazione delle autorità kosovare è stata di sconforto o indignazione e hanno proceduto a togliere un grande striscione a sostegno della resistenza dell’Ucraina nel centro di Pristina. La posizione di Kyiv è salda nella sua storia, se adesso Zelensky riconoscesse il Kosovo aprirebbe un precedente pericoloso che Mosca userebbe per giustificare le sue invasioni, referendum illegittimi e cadrebbe in una trappola. Sa benissimo quanto Vucic sia dipendente da Putin – infatti ha ripetuto che Mosca si fermerà al Donbas e che tanto vale accontentarla perché è impossibile da battere – ma Zelensky costruisce alleanze non sulla base della moralità, ma per forgiare il futuro del suo paese, costringere Mosca alla pace e salvare l’Ucraina. E le alleanze in una guerra esistenziale sono roba per stomaci forti.