Alexandria Ocasio-Cortez non vuole più fare l’outsider e lancia la sfida per la Casa Bianca

In un'ampia intervista di Abc, la deputata di New York si riposiziona politicamente e mescola politica e vita privata parlando del congelamento dei propri ovuli. Una strategia studiata a tavolino, anche in vista del voto del 2028. Se scenderà in campo, ci sarà la corsa da parte dei democratici più moderati per cercare di fermarla

10 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 06:28 | 11 AGO 26
Immagine di Alexandria Ocasio-Cortez non vuole più fare l’outsider e lancia la sfida per la Casa Bianca

Foto LaPresse

Il lavoro di squadra ha pagato. I gregari di lusso hanno tirato la volata e tenuto alta l’attenzione durante tutto il secondo mandato di Donald Trump. L’apripista è stato Zohran Mamdani, con la straordinaria campagna elettorale che lo scorso anno non lo ha solo incoronato sindaco di New York, ma è servita ad aprire un ampio dibattito sulle sue idee. In scia è poi arrivato il grande vecchio, Bernie Sanders, l’ispiratore di tutto il gruppo, a dare continuità con le battaglie del passato. Poi sono saliti sui pedali i volti nuovi, i ribelli, primo tra tutti Abdul El-Sayed in Michigan, capaci di spaccare in due il Partito democratico per cercare di spingerlo più a sinistra. E adesso il gruppone dei gregari si apre e lascia passare lei, la vera leader della squadra, l’unica che può tentare il colpo di portare i socialisti democratici d’America fino alla nomination per la Casa Bianca: Alexandria Ocasio-Cortez, deputata di New York.
Con un’ampia intervista domenicale al network Abc che l’ha riposizionata politicamente e con un video diventato virale sui social, AOC – come viene comunemente chiamata – ha praticamente aperto la propria campagna elettorale per le presidenziali 2028. E chi considerava anomala la discesa in campo di Trump nel 2015, sulla scala mobile nell’atrio del suo palazzo a Manhattan, adesso si trova a fare i conti con una probabile candidata che sceglie di tenere insieme il messaggio politico con uno molto più personale: la decisione di congelare i propri ovuli.
I tempi delle due mosse di AOC dicono tutto, mescolare politica e vita privata è stata una scelta studiata a tavolino. Poche ore prima di andare in onda su Abc, Ocasio-Cortez pubblica su Instagram un video in cui annuncia di aver avviato un programma di crioconservazione degli ovociti e si fa riprendere mentre si fa iniezioni ormonali. Aggiungendo che poco dopo avrebbe dovuto farne altre nel backstage della Abc, “perché le donne possono fare qualsiasi cosa”. Alexandria ha 36 anni, dice di averci pensato “a lungo” e di aver messo da parte i soldi per farlo.
Poi va in televisione a farsi intervistare da Jonathan Karl nel popolare programma “This Week” e dopo mezz’ora in cui si parla di politica arriva la domanda sulla scelta di rendere pubblica una cosa così privata. E Alexandria non parla di sé, ma di Trump: “In questo contesto politico in cui questa Amministrazione nega assistenza riproduttiva alle donne in tutto il paese, dal diritto all’aborto alla possibilità di portare avanti una gravidanza sana, è importante che noi come leader facciamo queste conversazioni e le normalizziamo, specialmente per le donne che lavorano”.
Con quel video delle iniezioni di ormoni, AOC ha reso il proprio corpo un contenuto della campagna elettorale per il voto di metà mandato a novembre – lei è in corsa senza problemi per il rinnovo del seggio – e soprattutto di quella che verrà per le presidenziali del 2028. Un gesto medico e privato che diventa messaggio politico e ottiene tre risultati con un colpo solo. Il primo è quello di trasformare una scelta riproduttiva individuale in atto d’accusa contro le politiche dell’amministrazione sull’aborto e sulla fecondazione artificiale. Poi quello di posizionarsi come voce delle “working women”, di cui si propone come paladina politica. E infine il terzo risultato: AOC ha trovato il modo di anticipare le domande che le faranno in campagna elettorale, provando a disinnescarle. Basta immaginare una potenziale candidata donna di 36 anni senza figli, totalmente dedicata alla propria carriera politica, fidanzata da tempo con un manager del marketing, Riley Roberts, senza che ci sia un apparente matrimonio in vista, che scende in campo magari contro J.D. Vance, un quarantaduenne sposato con la fidanzata dei tempi dell’università, dalla quale ha appena avuto il quarto figlio concepito – ha raccontato lui – dopo l’assassinio di Charlie Kirk, per rispondere a quella morte con una nuova vita.
Il congelamento degli ovuli sposta tutto sul futuro, è un “non escludere la possibilità”, la stessa risposta che AOC ha dato alla domanda se si candiderà presidente. Ma ovviamente apre il fianco ad altre domande, soprattutto sul piano etico. Un’eventuale sfida presidenziale “JD contro AOC” sarebbe anche una sfida tra due esponenti cattolici, entrambi – per motivi diversi – poco in sintonia con il Vaticano e con il Papa americano, Leone XIV, la cui voce potrebbe avere stavolta molto peso.
Ma l’intervista alla Abc è servita anche a molto altro, soprattutto a precisare il posizionamento politico di un personaggio che dopo otto anni passati sotto i riflettori, sembra aver assunto una postura nuova, cauta, quasi moderata proprio nel momento in cui è in piena ascesa il brand dei “socialisti” che lei ha sempre sventolato. Se i vari Mamdani o El-Sayed sembrano spaccare il Partito democratico e metterlo in crisi, Ocasio-Cortez si propone invece ora come personalità unificante. Dopo la vittoria in Michigan, secondo lei, si è allargata la “cassetta degli attrezzi” del partito in vista delle Midterm.
Di fronte a Karl che le ha ricordato le posizioni del programma dei socialisti democratici d’America, AOC ha preso cautamente le distanze dalle idee più controverse: definanziare la polizia, abolire le carceri, abolire il Senato, chiudere le basi militari all’estero, proprietà pubblica delle industrie. Ha persino rimesso in discussione le scelte del “primo wokismo”, giudicandole eccessive. La sua priorità è un nuovo welfare, una sanità pubblica che sia veramente tale e politiche del lavoro che vadano incontro soprattutto ai giovani. “Noi Millennial non siamo più ragazzini, siamo adulti e stiamo prendendo le redini”, ha proclamato. Gli elettori sembrano interessati. Un sondaggio in New Hampshire, che nel 2028 come sempre sarà uno stato decisivo per le primarie, la vede in testa tra i potenziali candidati democratici con il 22 per cento del gradimento, davanti a Pete Buttigieg (21), Mark Kelly (9), Gavin Newsom (8), Bernie Sanders (6) e Kamala Harris (5).
Dopo le elezioni di novembre si capirà se e come tutto questo si tradurrà in un programma per la Casa Bianca. Magari con l’aggiunta di qualche idea sulla politica estera, al momento il punto debole di AOC: lo scorso febbraio ha partecipato alla conferenza sulla sicurezza di Monaco e non ha certo brillato per preparazione.
Se scenderà in campo, ci sarà la corsa da parte dei democratici più moderati e dell’establishment per cercare di fermarla. Un po’ come tentarono di fare i repubblicani nel 2015 quando entrò in scena Trump. Sappiamo quella volta come andò a finire.