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propaganda in sala •
Mosca ha voglia di supereroi
Una pagnotta contro l’Uomo Ragno? Il dibattito che anima il malcontento nei cinema russi
8 AGO 26

Foto Lapresse
L’unica certezza su Kolobok è la sua rotondità. E’ un personaggio fantastico, protagonista di una fiaba e se gli ucraini dicono che il suo nome viene dalla parola ucraina kolo, cerchio, i russi sostengono che invece provenga dal termine russo kolob, impasto di forma sferica, e anche altre lingue rivendicano l’origine del nome. Kolobok è un pane molto tondo uscito dalle mani di gente poverissima che lo impasta con le ultime forze e con gli ultimi ingredienti rimasti in dispensa, ma Kolobok vuole rotolare, non farsi mangiare e tutta la storia è una fuga inframmezzata da canti, inganni ed epiloghi che variano da paese a paese, spesso non lieti. Kolobok è rinato in molte varianti e da ultimo gli è stato dedicato un film in Russia dal titolo “Kolobok, l’ultimo guerriero”, del regista Anton Maslov, in cui il pane corpulento è stanco delle troppe bocche, umane o animali, che ambiscono ad addentarlo e cerca di diventare umano. Ha un volto malizioso, un sorriso cattivello, ma soprattutto è stato imposto nelle sale cinematografiche russe al posto di “Spider-Man: Brand New Day”, di Destin Daniel Cretton. Per agevolare l’uscita dell’ultimo Kolobok, è stato posticipato Spider-Man e mentre tutto il mondo andava in sala a vedere l’ultimo Uomo Ragno, alla Russia sono state imposte le peripezie della pagnotta. La reazione, scrive Meduza, è stata turbolenta. I russi, che si tengono lontani dalla protesta, hanno invece inveito contro la scelta di imporre Kolobok al posto di Spider-Man e senza neppure andare a vederlo hanno iniziato contestazioni sui social, a cui il regista e gli attori hanno risposto molto piccati. Il mondo tradizionale russo non basta e al cinema i film più visti rimangono quelli che arrivano da fuori. La fiaba sulla pagnotta rivisitata non genera curiosità, mentre c’è attesa per il kolossal americano che contiene qualche secondo di Russia: in una scena si sente la canzone “Monopoliya”, della cantante dissidente Monetochka.
Gli spazi di comunicazione fra l’occidente e la Russia sono sempre più ristretti, il Cremlino ha coltivato il suo piano di internet sovrano proprio per erigere un muro ideologico e rendere i russi impermeabili a ciò che viene da fuori, ma non è riuscito a chiudere tutto e neppure lo slancio patriottico, che ormai è legato a ogni aspetto della vita russa, ha fermato la curiosità di andare al cinema e vedere l’ultima produzione della Marvel assieme al resto del mondo. I supereroi sono esseri forti, imprendibili, astuti, spesso tormentati. Indossano costumi che nascondono o camuffano l’umanità vulnerabile, hanno missioni e nemici. Si sogna di diventare supereroi per quel desiderio naturale di essere invincibili, in fondo anche insostituibili, qualcosa di più di semplici umani. Una pagnotta che sogna l’umanità per non essere divorata non può rimpiazzare l’Uomo Ragno.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
