La Russia ha intensificato gli attacchi ai civili ucraini, ha detto un giornalista rivolgendosi a Donald Trump, in un incontro nello Studio ovale, la preoccupa questa cosa? "Non siamo coinvolti, siamo separati da un oceano – ha detto il presidente americano – Ma odio vedere che 25 mila giovani vengono uccisi ogni mese tra la Russia e l'Ucraina", ci stiamo lavorando "ma è una guerra molto violenta, c'è molto odio in questa guerra, molto odio tra i due leader", Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Un anno e mezzo fa, nel primo, catastrofico incontro alla Casa Bianca fra Trump e il presidente ucraino, fu proprio la questione dell'oceano, citata da Zelensky che stava dicendo: voi non capite com'è questa guerra, avete un oceano di mezzo, che fece infuriare Trump, che gli fece dire: come ti permetti di parlarmi così, tu non hai le carte. Oggi l'oceano, la misura dell'indifferenza trumpiana, è una delle ragioni per cui il presidente americano non si sente in dovere di difendere l'alleato ucraino.
Un'altra domanda a Trump: Zelensky dice che gli ucraini hanno un bisogno disperato degli intercettori Patriot, pensa di darglieli. Risposta: "Ne abbiamo bisogno anche noi".
Il motivo, secondo Trump, non è certo che nella guerra contro l'Iran (in cui peraltro c'è un oceano in mezzo, lo stesso) sono state sprecate molte armi americane a causa dell'assenza di una strategia ma anche a causa del fatto che non è stata accolta l'offerta di aiuto ucraina, che sa come abbattere i droni iraniani senza spendere milioni di dollari e svuotare l'arsenale. No, per Trump, la colpa è di Joe Biden che "ha dato 300 miliardi di dollari in munizioni all'Ucraina. Quando me ne andai (dopo il primo mandato) l'arsenale era pieno e Biden ne ha dato via un sacco e io oggi lo sto ricostruendo". L'esercito americano ha lanciato circa 1.300 missili balistici tattici durante la guerra in Iran, secondo i numeri dati da un funzionario dell'Amministrazione Trump al Washington Post, e se soltanto un decimo di questi fosse stato dato tre anni fa all'Ucraina, il corso della guerra sarebbe cambiato.
Un mese fa, al vertice della Nato ad Ankara, l'unico annuncio fatto alla fine di un incontro rapido e cadenzato dagli improperi trumpiani contro i suoi alleati era stata la concessione delle licenze di produzione degli intercettori Patriot all'Ucraina. La decisione è stata poi confermata dallo stesso Trump altre volte, poi il presidente americano ha iniziato a buttare lì qualche "vediamo", e infine ha cambiato idea. Nel frattempo Putin, che è da mesi in difficoltà perché gli ucraini gli hanno portato la guerra in casa, ha individuato il punto debole proprio nella difesa dai missili balistici e si è messo a lanciarli a decine sulle città ucraine. E così Trump, che dice di aver messo fine a otto guerre, che pensa che anche in questa prima o poi qualche progresso si farà ma tanto c'è l'oceano, che importa all'America?, continua a prolungare il conflitto: non dà le difese antibalistiche all'Ucraina, così Putin si convince che può andare avanti a suon di missili, ma non fa nemmeno nulla dal punto di vista negoziale, e a un anno dall'incontro in Alaska con Putin, quello che condisce il bluff russo con il cosiddetto "spirito di Anchorage", restano l'indifferenza e la volubilità di Trump, la ferocia di Putin, i cieli indifesi di Zelensky.