L'Fbi di Patel annuncia di aver trovato due nuovi alleati nella lotta al crimine: Russia e Cina

Solo due anni fa i trumpiani criticavano Biden per i colloqui con la Cina. L'esempio italiano della collaborazione con Pechino

7 AGO 26
Tradotto con IA
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Il direttore dell'Fbi, Kash Patel, ha annunciato ieri di avere due nuovi alleati nella lotta al crimine transnazionale, la Russia e la Cina. A questa presunta e sorprendente collaborazione con due paesi che ha definito "partner non tradizionali", il capo dell'Fbi lavorerebbe da tempo: secondo i media americani l'agenzia sta pianificando un viaggio di Patel a Mosca e San Pietroburgo a ottobre, mentre poco più di una settimana fa il direttore è tornato da un viaggio in Cina, dove ha incontrato anche Wang Xiaohong, ministro della Pubblica sicurezza della Repubblica popolare. Nel mondo trumpiano, gli attori ostili possono diventare alleati in un attimo
Il viaggio a Pechino è stato la tappa più visibile di un dialogo che, ha detto Patel ieri a Reuters, va avanti da mesi e che sarebbe iniziato dopo l'incontro di Donald Trump con Xi Jinping a Busan nel 2025. Nella capitale cinese il direttore dell'Fbi e i rappresentanti della leadership cinese hanno deciso di rafforzare quella che Pechino ha definito una "cooperazione pratica". Patel ha svelato a Reuters che la collaborazione è ormai stabile e avviata: ogni mese funzionari operativi del ministero della Pubblica sicurezza cinese si recano negli Stati Uniti, il mese successivo è una delegazione dell'Fbi a volare in Cina. Le due parti lavorano in quattro gruppi di lavoro permanenti – su narcotraffico, cybercriminalità, reati contro i minori e ricerca dei latitanti – condividendo informazioni e in alcuni casi conducendo operazioni congiunte. Nel 2024, quando l'Amministrazione Biden aveva provato a fare lo stesso – cioè a mantenere un dialogo aperto con la Cina soprattutto su questioni di crimini transnazionali, e nello specifico sul traffico di fentanyl – i due incontri pubblici dell'allora segretario della Sicurezza interna americano, Alejandro Mayorkas, con Wang Xiaohong erano stati violentemente criticati da media e commentatori conservatori e allineati al movimento Maga. Quando Mayorkas aveva avuto colloqui di alto livello con Wang a Vienna nel febbraio del 2024, la National Review aveva scritto che Washington stava legittimando un alto funzionario direttamente coinvolto nelle attività repressive del Partito comunista cinese, e che Wang non era un normale interlocutore di polizia, ma uno dei principali esecutori della repressione interna e della repressione transnazionale di Pechino.
Il ministro italiano Matteo Piantedosi a Pechino nel 2024 ha incontrato il Consigliere di stato e ministro per la Pubblica Sicurezza Wang Xiaohong<div data-empty="true"><br></div>
Il ministro italiano Matteo Piantedosi a Pechino nel 2024 ha incontrato il Consigliere di stato e ministro per la Pubblica Sicurezza Wang Xiaohong<div data-empty="true"><br></div>
All'epoca un gruppo di repubblicani particolarmente vicini a Trump, capitanato da James Comer, inviò una lettera a Mayorkas chiedendo spiegazioni dettagliate sugli incontri con il ministro della Pubblica sicurezza di Pechino, accusando l'Amministrazione Biden di minimizzare la pericolosità del dialogo con la Cina, che rappresenta una minaccia per la sicurezza della democrazia. Ora però, evidentemente, le cose sono cambiate, e il capo dell'Fbi fa addirittura un'intervista per annunciare e rivendicare l'avvio della cooperazione, con esempi concreti – a maggio, per esempio, Fbi, polizia cinese e autorità di Dubai hanno partecipato all'operazione "Sand Dollar" contro un centro di truffe online, con oltre trecento arresti. Secondo Patel, la cooperazione con Pechino avrebbe inoltre consentito di colpire aziende chimiche cinesi coinvolte nella produzione dei precursori del fentanyl, contribuendo così "al calo delle morti per overdose negli Stati Uniti" (sul nesso molti esperti hanno seri dubbi). "Il fatto che ci siamo riusciti con la Cina", ha detto Patel a Reuters, "quando tutti dicevano: ‘Non fatelo' e ‘non è possibile', dimostra ciò che possiamo fare praticamente con chiunque".
La collaborazione diretta con le forze dell'ordine e di sicurezza cinesi, con un viavai di agenti tra Stati Uniti e Cina, rischia di aumentare i sospetti degli alleati tradizionali di Washington, quelli che con l'Fbi lavorano da sempre. I precedenti di collaborazioni con la Cina finite male non mancano, e ci riguardano pure. L'Italia, per esempio, è stata tra i primi paesi ad azzardare un rapporto più stretto con il ministero della Sicurezza cinese: nonostante la crisi dovuta alle stazioni di polizia virtuali sul territorio italiano, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi aveva provato a iniziare un dialogo diretto con le autorità cinesi proprio nel 2024, per cercare una sponda nella lotta alla criminalità organizzata cinese in Italia. Meno di due anni dopo, il Viminale ha sospeso all'improvviso ogni forma di collaborazione, dopo aver subìto un cyberattacco da parte della Cina mirato a conoscere più di quello che era stato stabilito da parte italiana, compresi i nomi degli agenti della Digos incaricati di proteggere i dissidenti cinesi in Italia. Jeff Crocker, ex agente supervisore dell'Fbi, ha detto ieri a Reuters che concedere ai funzionari cinesi accesso all'intelligence, al personale diplomatico e alle strutture governative "è un grosso rischio. Per loro è un'eccellente copertura". L'Italia l'ha imparato a sue spese. L'Amministrazione Trump, nel frattempo, ha cambiato idea.