Esteri
Editoriali •
La Tunisia in piazza
Blackout, inflazione, mancanza d’acqua e di lavoro. Si urla “vattene” a Saied
7 AGO 26

Foto Lapresse
L’insofferenza, in Tunisia, è esasperata dalla canicule, dicono i giornali francesi, raccontando i blackout energetici causati dall’uso dei condizionatori, il rapido aumento dei prezzi, la mancanza d’acqua e i banchi del mercato vuoti. I tunisini sono esasperati, se la predono con il loro presidente-dittatore Kais Saied, scendono in piazza da una settimana, a migliaia, e protestano. Facendo fuori primo ministro, Parlamento e potere giudiziario, Saied dal 2021 ha progressivamente trasformato il suo governo in una dittatura disfunzionale che incarcera gli oppositori – le prigioni sono strapiene, anche di giornalisti. Così si va nelle strade, si marcia lungo avenue Habib Bourguiba e si urla “vattene”, a Saied: molti sono ragazzi, anche perché l’occupazione giovanile è bassissima, altri sono attivisti che per i cinque anni dal colpo di mano di Saied hanno voluto mandare un segnale politico, altre sono invece famiglie arrabbiate semplicemente perché l’autocrate non sa gestire la siccità e non c’è acqua potabile.
Il caldo, la pessima gestione economica e il desiderio di democrazia uniscono gruppi diversi e creano una folla che non sembra aver paura della repressione mostrata dallo stato in questi ultimi anni. Qualcuno sta pure tirando fuori gli slogan del 2011, l’anno della primavera, della speranza. Intanto i migranti subsahariani in arrivo devono affittare dai criminali locali lo spazio all’ombra sotto gli ulivi, per sopravvivere alle temperature, e alcuni li usano come capro espiatorio per il malessere generale, chiedendone l’espulsione. Per provare a tranquillizzare almeno una fetta della popolazione, l’anziano Saied promette e mette in pratica rimpatri volontari, oltre che respingimenti verso le roventi zone desertiche, inasprendo i numeri e distorcendo ancora un po’ gli equilibri delle rotte migratorie.