Spagna e Italia muro contro muro su Schengen

Il governo di Pedro Sánchez dà un ultimatum a Giorgia Meloni: "Riaprire entro domenica o adotteremo misure proporzionali". Palazzo Chigi rivendica la decisione e risponde: "Non accettiamo imposizioni sulla sicurezza nazionale. Vedremo dopo il 15 agosto"

7 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 14:13
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Pedro Sánchez - foto LaPresse

Ultimatum estivo. Il governo spagnolo adotterà "misure proporzionali" se l'Italia non ripristinerà in pieno il trattato di Schengen entro domenica. Ma il governo italiano sembra non voler cambiare idea e risponde a muso duro alla richiesta di Pedro Sanchez. "L'Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale ed il controllo delle frontiere", scrive Palazzo Chigi in una nota. 
In mattinata Madrid ha diramato una nota ufficiale definendo la decisione italiana "ingiusta, contraria agli interessi dell'Ue e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola", sostenendo che sia stata adottata "senza preavviso, unilateralmente e con argomenti spuri che non si conformano né al Codice delle frontiere Schengen né alla verità". Nella nota Madrid invita Roma a rettificare e porre fine ai controlli introdotti il primo agosto e "trattare gli spagnoli come il resto dei cittadini europei". "Se non lo facesse prima della conclusione di domenica 9 agosto, la Spagna si vedrà obbligata ad adottare misure proporzionali per proteggere gli interessi e la dignità dei suoi cittadini", è l'avvertimento.
"Non intendiamo in nessun caso rivedere la decisione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen per i cittadini di paesi terzi provenienti dalla Spagna, almeno fino al 15 agosto e comunque sino a quando non saranno completamente esclusi rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia", è la risposta di Meloni. In quella data, come annunciato dalle stesse autorità spagnole, potrebbe verificarsi a Ceuta una nuova ondata migratoria.
"Siamo stati molto criticati" sulla sospensione di Schengen perché "se si fa contro un governo socialista non si può fare", ha commentato poi il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, "ma ci sono una decina di paesi in Europa che praticano questa misura, ad esempio la Francia al confine di Ventimiglia". Per il momento nessun passo indietro. "Vedremo dopo il 15 agosto", ha continuato il ministro, quando si capirà se il nuovo allarme  sarà confermato o meno. 
Il governo spagnolo contesta le motivazioni adottate da Roma, ribadendo che i migranti entrati in maniera irregolare a Ceuta la scorsa settimana "non hanno potuto né possono entrare liberamente nello spazio Schengen", poiché la città autonoma "ha un regime speciale con lo stesso". Madrid sottolinea che "la quasi totalità di loro è già entrata in Marocco", ricordando che, secondo Frontex, l'Italia è lo stato membro con il maggior numero di attraversamenti irregolari registrati negli ultimi anni, "con cifre che sono arrivate a raddoppiare quelle della Spagna".
La risposta del governo italiano è netta. "Sono delle misure che sono consentite dai trattati dell'Unione come misure di carattere eccezionale e straordinario, che vanno adottate con ponderazione e adeguatezza ed estrema ratio, ma che possono essere rimesse agli Stati membri quando ci sono condizioni di potenziale pericolo per la sicurezza nazionale. Ed è difficile sostenere che queste condizioni non sussistano adesso", ha commentato Piantedosi nel pomeriggio, da un evento di Fratelli d'Italia a Sorrento.

Madrid, d'altro canto, rivendica di non aver mai introdotto controlli nei confronti dell'Italia, ricordando di essere "sempre stata solidale, accogliendo parte dei migranti che arrivarono a Lampedusa nel 2023" e "di aver ripetutamente riaperto i propri porti ai migranti soccorsi sulla rotta del Mediterraneo centrale". L'esecutivo conclude affermando: "Confidiamo che prevalga l'europeismo, il buon senso e la buona fede. I governi sono chiamati a promuovere l'intesa tra Paesi e l'interesse generale delle rispettive popolazioni, non a creare fratture e conflitti sterili alimentati da motivazioni elettorali interne".