Prima c’è stata la riunione nella sua villa nel Maine, poi mercoledì sera Tucker Carlson ha usato i suoi seguitissimi canali social per presentare la sua visione dell’America in dieci punti, che è il manifesto dell’ala dei Maga che lui guida e rappresenta – quella contraria alle guerre, quella che flirta con l’antisemitismo, quella che si è messa di traverso al trumpismo che l’ha creata – e che molti già definiscono un nuovo partito. Carlson era uno dei conduttori più famosi di Fox News, una creatura e un megafono di Donald Trump, poi messosi in proprio, con qualche scossone, ma poi riaccucciatosi nel mondo Maga, fino alla frattura, diventata netta con la guerra all’Iran – che per Carlson è la guerra che Israele ha fatto fare all’America – ma già presente con l’affare Epstein. A luglio Carlson aveva detto di voler “contribuire a costruire un terzo partito”, e nello scorso fine settimana ha ospitato altri “dissidenti” Maga, che gli hanno detto: devi candidarti. Così Carlson ha presentato il suo nuovo ordine politico, un manifesto per “qualsiasi cosa verrà dopo”, che potrà prendere qualsiasi forma, ma che si basa su dieci, furbissime, accoglientissime parole su come deve essere l’America.
Deve essere “giusta”, le regole valgono per presidenti, agenti federali ed élite come l’impunito Jeffrey Epstein; “sovrana”, non al servizio della “corruzione e delle minacce” di paesi come Israele o di altri paesi che usano il debito americano come “una schiavitù”; “produttiva” e fondata su agricoltura, manifattura e artigianato, non su finanza o industria delle armi; “bella”, non “imbruttita” da urbanisti brutalisti o dalla criminalità e la droga; “sana”, nel senso di sana come la vuole il ministro Robert Kennedy jr, con la sua dieta, e sana senza gli ansiolitici e antidepressivi che lasciano gli americani “mezzi intontiti”; “onesta”, che non mente sul passato come hanno fatto i governi su casi come l’assassinio di Kennedy o come l’11 settembre; “ottimista” e che quindi fa figli (un imperativo biologico); “saggia” e quindi lontana da schermi e mode tech, ma anche dall’ossessione dei titoli di studio; “decent”, termine intraducibile, cioè che non fa le guerre (i civili uccisi dovrebbero essere risarciti) e non aiuta paesi che commettono genocidi come Israele; e “unita” e quindi senza immigrati.
Per Trump, Carlson e i suoi compagni sono soltanto un “gruppetto imbarazzante di voltafaccia”, piagnucolosi e che si sopravvalutano. Ma Carlson vuole coltivare la sua nuova ambizione: pensa di andare anche a parlare con l’ala radicale del Partito democratico, in grande ascesa. Sa che su molte cose, a partire da Israele, ci si intende. Non sa o non dice che tale coalizione ha un colore: rossobruno.