I riferimenti classici son sempre quelli, Giulio Andreotti dalle suore a Cortina, Aldo Moro col cappotto a Terracina, e altre scomodità che i politici 1.0 erano tenuti a esibire per farsi perdonare la vacanza, ulteriore privilegio in un paese ancora povero e rurale dove onorevoli e ministri già godevano di lussi sibaritici tipo acqua corrente ed elettricità.
Erano gli anni dei film con gli onorevoli democristiani penitenziali, immortalati nelle mitologiche pellicole della commedia all’italiana, tipo "I complessi" con Ugo Tognazzi ma oggi, oggi che in vacanza vanno, o fan finta di andare, tutti, i politici son giudicati ancor più severamente che pria per l’eventuale spiaggiamento. Ecco le ultime vibranti proteste: durante tutta la questione Ceuta, il premier spagnolo Sanchez è stato molto criticato perché se ne sta in vacanza a Lanzarote con l'aggravante di condividere sui social le sue playlist preferite dell’estate ("la banda sonora de mi verano").
Ma anche il premier inglese che mi pare si chiami Burnham – ormai è impossibile ricordare i nomi dei premier inglesi, in confronto l'Italia è diventata la Svizzera in quanto a noia e stabilità - ha annunciato che si prenderà qualche giorno di vacanza, dopo aver assunto la carica solo due settimane fa. L’opposizione subito lo ha attaccato, "comportamento poco serio". Siamo in piena sindrome Marchionne, col suo "In vacanza da cosa?" come chiese l’ad italocanadese arrivando in una fallimentare Fiat nell’agosto del 2004. Nel caso del premier inglese c’è poi l’aggravante della vacanza "overseas" cioè all’estero, e del resto dove deve andare, alle Shetlands? Alle Cotswolds? Misteri. Ma pure in Francia si protesta molto, questa volta contro la ministra della transizione ecologica, Monique Barbut, rea di essersi spostata nel pieno della crisi degli incendi che martoria il paese, à Sainte-Maxime pregevole località del Var. In tutti questi casi, i criticati e le criticate hanno assicurato che sono "costantemente in contatto", coi rispettivi uffici, si trasferiscono insomma in pieno "smart working" per usare la bella parola che esiste solo in Italia. Probabilmente non c'è nessun bisogno che questi potenti siano presenti sul luogo di crisi e sventure, anzi magari intralciano. Ma non fa niente. Il politico in vacanza proprio non va giù a nessuno.
Proprio in Francia sul settimanale Le Point il sociologo francese esperto di vacanze (!) Jean Viard si chiede se anche i politici abbiano diritto alle vacanze e dunque a un po’ di pigrizia. La risposta scontata è sì, ovviamente, ma il fatto è che oggi è cambiato tutto, come si lavora, come si va in vacanza, come si mangia, ma tutti pretendono comunque il "modello Terracina". Anche se poi il passato è sempre magico e fuorviante: se Vannacci sostiene che 30 anni fa (nel 96!) si potevano lasciare le porte di casa aperte, si pensa pure che i governanti di ieri fossero molto più morigerati ma è il contrario. Ancora negli anni 80-90, dice Viard, era normale un mese di vacanza. Oggi si è scesi a una decina di giorni. Il sociologo esperto di vacanze (beato lui, abbiamo sbagliato tutto nella vita) racconta che De Gaulle passava mesi nella sua residenza estiva di Colombey-les-Deux-Églises, nella Marna, ma nessuno aveva niente da obiettare. François Mitterrand pure stava tutta l'estate a Latche, sull'Atlantico, dove ospitava anche autorità e intellettuali. Ma siamo sempre lì, alla vacanza stanziale, alla vecchia villeggiatura, quella che rimpiangiamo tutti. Quella che abolisce gli spostamenti e i sudori. Anche la regina Elisabetta invitava malcapitati primi ministri nei suoi castelli tra la fanga e lo sterminio di selvaggina. E pure i presidenti della Repubblica italiani hanno o meglio avevano Castelporziano vicino Roma, dove si ricordano le accuse di Camilla Cederna sui figli di Leone che vi cacciavano i cinghiali in elicottero. Oggi il luogo è dedicato alle vacanze di bambini più sfortunati e chissà se nel dopo Mattarella qualcuno ripristinerà l’antico uso vacanziero. Un altro Leone, il Papa, si è ripreso il suo Castelgandolfo, da Francesco trasformato a museo, e si è fatto risistemare il campo da tennis.
Perché il segreto della stanzialità era anche nel dare un set, uno sfondo, sempre uguale, alle vacanze dei potenti. Certo, la sicurezza, ma c'era anche un senso di stabilità: i presidenti francesi hanno ancora a disposizione Fort de Brégançon, un maniero su un isolotto in Costa Azzurra, i primi ministri inglesi Chequers nel Buckinghamshire: è anche vero che quasi tutti poi cedono alla tamarraggine, per cui finiscono sempre a casa o sugli yacht di qualche ricco e di lì altre critiche (Sarkozy da Bolloré, Blair da Berlusconi quando era in carica, ma poi da pensionato ha battuto praticamente ogni natante sopra i venti metri in porto o in rada nei cinque continenti). E fa impressione pensare a Sanchez a Lanzarote come un gitante Inps qualunque, nemmeno a Bangkok; e chissà dove andrà il premier inglese; e la ministra Barbut sarà partita con un cofanetto di quelle experience che ti regalano i parenti scegliendo tra il pacchetto relax, quello degustazione e quello termale? O con un last minute di Booking?
Poi certo pure la stanzialità ha i suoi rischi: la Villa Certosa di Putin, il complesso arredato dall’architetto italiano Cirillo, con porti e cinema sul mar Nero, pareva il posto più sicuro del mondo ma negli ultimi giorni un drone ucraino gli è piombato su una spiaggia vicina. E l'immagine? Forse alla fine conviene fregarsene e basta. Tanto ti criticano lo stesso. Se Mattarella a Cortina per le Olimpiadi quest’inverno alloggiò al Circolo Ufficiali della Marina (posto estremamente spartano e di bassissimo profilo, che nasceva per i sommergibilisti che dopo le missioni necessitavano di aria pulita) qualcuno protestò: ma come, un circolo della Marina in montagna! Vergogna! Se pensiamo che Obama era criticato perché talvolta giocava a golf, oggi invece abbiamo un Trump che solo di tanto in tanto lascia il green per salire a bordo di aerei regalati dagli arabi e recarsi nel suo ufficio intanto trasformato in quanto a dorature in ristorante tailandese. Ma fa più specie quando sta alla Casa Bianca (e forse son tutti contenti, meno ci sta meno danni architettonici arreca).
Anche Berlusconi sembrava perfettamente al suo posto a villa Certosa tra le golf car e le bandane (o forse ci sembra normale oggi retroattivamente); ma forse perché è stato il primo politico "nuovo", insomma post-Terracina, come del resto Vannacci con la celebre foto in vestaglietta sul bagnasciuga. Chi mai l’ha visto, lui generale, non dico su un carrarmato, ma anche in uniforme militare? Lui sta bene in acqua, tra battigia e sfide di nuoto. Giorgia Meloni, a parte un castigato costume intero a Santa Marinella, sta facendo sedimentare un’iconografia tra i trulli della Valle d’Itria. Ma l'apparenza inganna. I politici nuovi, quelli appunto da spiaggia, sono meno fortunati di quelli da cappottone: perché devono stare sempre in campana. Un tempo le notizie di sventure, guerre, rivolte, arrivavano con giorni o settimane di ritardo. Oggi è tutto istantaneo e devi essere pronto a lasciare l’agognata spiaggetta per buttarti a gestire crisi, o meglio farti vedere gestire crisi che, come ricorda il suddetto sociologo vacanziero, sono continue. Oggi poi una vacanza di un geometra degli anni 80 dura più del mandato medio di un politico. Se Churchill faceva vacanze di mesi in Costa Azzurra, oggi in un mese rischi che torni e ti ritrovi all’opposizione. Una legislatura dura meno di una smartbox, vabbè.