Esteri
pioggia di missili •
L'ultimo attacco contro Kyiv e la scuola della guerra
L’Ucraina ci invita a testare le nostre difese aeree. Tabù, freni e paraocchi molto pericolosi mentre gli amici di Putin testano e imparano
6 AGO 26

L’Ucraina è stata colpita da più di venti missili balistici, nessuno è stato intercettato e il presidente Volodymyr Zelensky, dopo aver trascorso mesi chiedendo invano ai suoi alleati di cedere a Kyiv i loro sistemi di difesa aerea, ha detto che l’Ucraina, che non può neutralizzare gli attacchi, cercherà di colpire i lanciatori di missili balistici in Russia. Gli alleati aiutano, sono importanti, ma si tengono distanti, a discapito di Kyiv e di loro stessi. Non succede lo stesso alla Russia che ha una cerchia di collaboratori entusiasti di partecipare alla sua guerra per imparare a fare la loro. Nessuna solidarietà, ognuno ha il suo nemico, ma sul campo di battaglia ucraino si sta costruendo la guerra di oggi, chi non impara a farla, perde. La Repubblica islamica dell’Iran ha mandato a Mosca i suoi droni Shahed nel 2022 e se li è visti rimandare indietro potenziati: nelle fabbriche di armi russe sono stati migliorati in velocità e testate e Teheran li ha usati contro tutto il medio oriente. La Cina è accusata di condividere addestramenti con i russi e inviare componenti belliche perché ogni prova dei suoi mezzi contro l’Ucraina può aiutare Pechino a studiare la guerra moderna. La Corea del nord ha inviato i suoi soldati a morire nella regione russa di Kursk per prepararli a combattere un conflitto vero e, secondo la Reuters, avrebbe schierato anche un’unità missilistica in Russia armata con centoventimila missili balistici e sei lanciatori per attacchi contro l’Ucraina. (Flammini segue nell’inserto IV)
A Kim Jong Un non interessa nulla di Kyiv, vuole mettere alla prova i suoi missili e i suoi uomini e lo stesso vale per i cinesi o gli iraniani. Fare favori all’alleato che è già passato dalla teoria alla pratica, serve. Gli amici della Russia si coordinano per utilità.
Gli ucraini stanno iniziando a cambiare gli appelli agli alleati: la difesa di Kyiv non è più soltanto una questione di valori, ma anche un investimento. Mentre il circolo di Vladimir Putin non perde tempo e corre a imparare a fare la guerra, usa il conflitto in Ucraina per potenziare le proprie armi, gli alleati di Kyiv non fanno altrettanto, con il rischio di rimanere scoperti. Gli europei hanno l’alternativa ai Patriot americani, come il progetto italo-francese Samp-T, ma non soltanto non è stata ancora avviata una produzione di massa che possa lenire le mancanze americane, ma rimane un progetto da incrementare contro il tipo di attacchi combinati e massicci del Cremlino e c’è soltanto un modo per farlo: dispiegare i sistemi di difesa in Ucraina. Mentre gli altri imparano a fare la guerra, gli alleati degli ucraini rimangono impreparati e anche indifesi.
Micol Flammini
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)
