In Afghanistan la resistenza contro i talebani si allarga

Il 17 luglio un nuovo gruppo di resistenza antitalebani ha annunciato l'assedio per diverse ore di un importante distretto del Badakhshan, per la prima volta dal 2021. La cooperazione tra i fronti di opposizione al governo di Kabul

6 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 18:27
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Nell’ultimo mese, un gruppo di resistenza antitalebani di cui si hanno pochissime notizie ha annunciato pubblicamente la sua formazione lanciando operazioni armate nella provincia nord-orientale di Badakhshan. Tutto è iniziato il 17 luglio, quando il gruppo Sepahiyan-e Mihan, che significa “Fronte dei soldati patriottici”, ha sferrato un attacco a sorpresa con circa 20-25 combattenti nel distretto di Yaftali Sufla, uno dei più importanti e strategicamente significativi della provincia, occupandone il centro per diverse ore e portando di fatto i talebani a perdere il controllo di un capoluogo per la prima volta da quando si sono di nuovo impossessati dell’Afghanistan, ormai cinque anni fa. Il gruppo sarebbe composto da attivisti, ex membri delle forze di sicurezza e residenti del Badakhshan, più civili locali che soldati professionisti, che si sono uniti per ragioni politiche e patriottiche in risposta alla crescente insoddisfazione nei confronti dei talebani nella provincia. Dopo il raid  in cui i combattenti hanno preso il controllo dell’edificio dell’amministrazione locale, del quartier generale della polizia e dell’ufficio dei servizi segreti issando la loro bandiera, i talebani hanno confermato la caduta del distretto puntando il dito contro i funzionari distrettuali che erano “in congedo” durante l’attacco notturno al quartier generale. Poche ore dopo, il capo di stato maggiore dell’esercito talebano, Fasihuddin Fitrat,  si è recato  nel distretto di Yaftali Sufla e ha dichiarato ai giornalisti che la maggior parte dei responsabili dell’attacco erano stati arrestati: i soldati patriottici hanno smentito la notizia degli arresti su una pagina Facebook del gruppo aperta per l’occasione, in cui si può vedere l’immagine dello stemma che raffigura  il Simurgh, uccello mitologico del Khorasan, sulle montagne dell’Hindu Kush trafitte da un pugnale.
Dietro l’uccello spunta l’immagine del sole del Khorasan e in alto la stella d’oro della Battria, tutti simboli che secondo gli analisti riconducono alla storia e alla cultura afghana, in particolare quella del Badakhshan. A capo del movimento ci sarebbe Qayum Malang, che secondo alcune fonti  ha prestato servizio  come membro del commando afghano sotto il precedente governo prima di unirsi al  Fronte di resistenza nazionale (Nrf)  di Ahmad Massoud dopo il collasso di Kabul nel 2021. Cinque giorni dopo l’attacco, Malang ha diffuso il suo primo messaggio audio in cui affermava di essere in buona salute e al sicuro così come tutti i membri del gruppo, e che che il fronte “ha i suoi piani e i suoi obiettivi”: anteporre la libertà a qualsiasi altra cosa. Dopo essersi ritirato da Yaftali Sufla, Sepahiyan-e Mihan ha mostrato sui suoi canali Facebook e Telegram le armi e l’equipaggiamento militare che aveva sequestrato.
Negli stessi giorni anche il Fronte per la libertà afghano  (Aff)  dell’ex capo di stato maggiore delle forze armate afghane Yasin Zia e il Fronte di resistenza nazionale (Nrf) di Ahmad Massoud  hanno lanciato alcune operazioni contro unità talebane nella regione di Badakhshan, dimostrando che la provincia, da anni uno dei principali centri di attività che si oppongono ai talebani, è una delle più vulnerabili in cui continuano ad aumentare i gruppi di opposizione. Dawood Naji, capo del Comitato politico dell’Aff, ha detto all’ufficiale in pensione del Comando centrale degli Stati Uniti, Will Selber, che nell’ultimo periodo “le Forze armate federali sono passate dalla fase di guerriglia alla guerra di prima linea e alle operazioni offensive dirette contro i talebani”. Seber scrive sul Long War Journal  della Foundation for Defense of Democracies che nonostante “non ci siano prove di operazioni coordinate fra i tre gruppi di resistenza, ci sono segnali che indicano un possibile aumento della cooperazione”, lo stesso Naji ha detto a Weber di avere contatti “con tutte le forze che si oppongono ai talebani perché combattiamo per lo stesso obiettivo”. E’ un dato di fatto che i talebani, che si avvicinano a festeggiare il prossimo 15 di agosto i cinque anni di ritorno al potere in Afghanistan, “si trovano ad affrontare un ritmo operativo più intenso nel Badakhshan”, e non solo: il primo agosto il  Fronte unito afghano  (Auf), guidato dall’ex tenente generale dell’esercito nazionale afghano Sami Sadat, ha rivendicato  il suo primo attacco a Kandahar e  una seconda operazione a Lashkar Gah, nella provincia di Helmand. Sadat ha detto di volere “un Afghanistan libero dai talebani e il ritorno all’ordine costituzionale, dove le libertà civili e i diritti dei cittadini siano tutelati dalla legge”.