Esteri
La cronaca •
L'Iran con gli accordi di fumo. Hormuz come nuovo tavolo di trattativa
Un nuovo accordo per tornare a parlarsi, con Hormuz al centro e l’Oman come mediatore. Ma la Repubblica islamica prova a guadagnare spazio mentre perde il controllo di un alleato decisivo: Hezbollah in Libano.
5 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 18:52

Foto Ansa
La novità è l'Oman, per il resto la Repubblica islamica dell'Iran e gli Stati Uniti si sono di nuovo ritrovati a parlare di un accordo per ricominciare a parlarsi. Serve una cornice per sedersi al tavolo e i contorni sono ancora una volta quelli dello Stretto di Hormuz. Teheran è intenzionato a fare dell'accordo, in cui ha coinvolto l'Oman, il documento che gli consegna Hormuz: le rotte in entrata passerebbero nelle acque iraniane, quelle in uscita in quelle omaniti, per sessanta giorni non verrebbero imposti pedaggi e in trenta giorni dovrebbe essere sminato il corridoio centrale dello Stretto.
Gli Stati Uniti dovrebbero togliere il blocco a Hormuz che più delle bombe costituisce un problema per il regime di Teheran. Il nuovo accordo continua a mostrare in controluce tutte le crepe e le ondate future del conflitto. Gli iraniani devono anche badare ai loro alleati, soprattutto in Libano, dove il governo di Beirut è deciso a disarmare Hezbollah e la fine di Hezbollah per gli iraniani sarebbe un danno che neppure la presa definitiva di Hormuz può compensare. Ieri gli israeliani e i libanesi si sono incontrati a Roma, dove i colloqui ricominceranno oggi mentre in Libano sono ripresi gli scontri.
Mancano molti punti all'intesa ed è stato evocato il ruolo militare dell'Italia, che non intende impegnarsi fino a quando non ci sarà un accordo duraturo.