Abbiamo iniziato a lasciare detriti pure sulla Luna. Urge un protocollo globale

L'impatto di un segmento di un razzo Falcon 9 di Space X riapre il dibattito sulla Luna: il satellite sta tornando a essere un luogo di competizione strategica, ma le regole che dovrebbero governare le attività umane nello spazio sono rimaste ferme a un’epoca in cui nello spazio c'erano pochi programmi spaziali per lo più governativi

5 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 16:46
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Foto LaPresse

Nelle prime ore della giornata un segmento del razzo Falcon 9 di SpaceX, grande quanto un autobus e con un peso di circa quattro tonnellate, è finito sulla superficie lunare dopo avere vagato nello spazio per oltre un anno. Il frammento era lo stadio superiore del lanciatore utilizzato nel gennaio dello scorso anno per portare verso la Luna due lander commerciali. Dopo avere completato il suo compito, era rimasto senza una traiettoria controllabile, ed è stato trascinato dall’attrazione gravitazionale lunare fino all’impatto, a una velocità di circa 8.700 chilometri orari. Il cratere lasciato dal razzo di Elon Musk, vicino al cratere Einstein, cioè nella parte lunare visibile dalla Terra, è stato osservato da migliaia di scienziati e appassionati in tutto il mondo, perché ogni schianto produce una notevole quantità di dati.
Non è il primo segno umano sulla superficie lunare: negli anni diverse missioni, come l’Apollo americana, avevano deliberatamente fatto precipitare alcuni stadi dei loro razzi per esperimenti scientifici. Ma questa volta la differenza è che nessuno aveva pianificato che quel pezzo di metallo dovesse finire proprio lì. La Luna sta tornando a essere un luogo di competizione strategica, ma le regole che dovrebbero governare le attività umane nello spazio sono rimaste ferme a un’epoca in cui nello spazio c’erano pochi programmi spaziali per lo più governativi.
La Cina oggi considera lo spazio uno dei terreni centrali della competizione con gli Stati Uniti: il programma lunare Chang’e ha portato Pechino a costruire una presenza scientifica e tecnologica autonoma, mentre la International Lunar Research Station, sviluppata insieme alla Russia, punta a creare un’alternativa al programma americano Artemis. Tutti vogliono trasformare la Luna da destinazione occasionale a un luogo di presenza permanente, ma la nuova corsa porta con sé il problema fondamentale dei detriti spaziali e le infrastrutture abbandonate sul satellite. Parlarne di più sarebbe utile.