Esteri
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La crisi di Ceuta costringe Rabat a una resa dei conti interna
Dopo un'iniziale cautela, la Spagna ha richiesto al governo marocchino di indagare sull'afflusso di migranti. La risposta semi ufficiale contiene accuse alle mafie criminali e alla Ceuta “occupata”
4 AGO 26

Foto ANSA
Roma. A quattro giorni dall’inizio della crisi di Ceuta, ieri per la prima volta un ministro spagnolo ha tirato in ballo le responsabilità del Marocco. E’ stata la ministra della Difesa, Margarita Robles, a chiedere al governo di Rabat di indagare sul massiccio afflusso di migliaia di migranti nell’exclave spagnola e di accertare le responsabilità dell’accaduto, e ha condannato il fatto che “i giovani vengano gettati verso la morte”.
Fino a ora, sia il primo ministro Pedro Sánchez sia il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska avevano evitato di attribuire al Marocco la responsabilità della migrazione di massa verso Ceuta. Entrambi hanno invece attribuito la causa scatenante a un’errata interpretazione della sentenza del Tribunale supremo spagnolo sulle espulsioni sommarie, che sarebbe stata diffusa sui social media da reti di trafficanti di esseri umani. Anche l’opposizione spagnola aveva evitato di prendersela con Rabat, accusando invece Sánchez. Secondo il Partito popolare, perché non sarebbe capace di farsi rispettare. Secondo Vox, perché avrebbe organizzato tutto solo per restare al potere. Critiche al governo sono arrivate anche da diversi sindacati e associazioni di polizia, che nei giorni precedenti alla crisi avevano lanciato l’allarme sulla pressione migratoria e sulla mancanza di risorse per gestire il confine con Ceuta.
Eppure, dopo un iniziale silenzio delle autorità di Rabat, anche un portavoce del ministero dell’Interno marocchino, in una dichiarazione riportata dai media nazionali, ha affermato che quanto accaduto a Ceuta non è stato il risultato di “circostanze spontanee o fattori contingenti”, bensì di una combinazione di “sfruttamento malevolo dello spazio digitale e attività di reti di trafficanti di esseri umani”, unitamente alla “diffusione di informazioni fuorvianti e interpretazioni errate che hanno accompagnato le recenti decisioni delle autorità giudiziarie spagnole”. Queste “interpretazioni errate”, derivanti dalla disinformazione, “hanno rafforzato la convinzione, tra alcuni di coloro che desideravano emigrare, di poter evitare il rimpatrio immediato”. Prima di questo pronunciamento, la principale voce istituzionale a esprimersi era stata quella dell’ambasciatrice del Marocco in Spagna, Karima Benyaich. Durante il ricevimento tenutosi a Madrid per celebrare la Festa del Trono, venerdì scorso, aveva affermato che la situazione a Ceuta era “indesiderata” dal Regno del Marocco e si era verificata “al di fuori del loro controllo”. La diplomatica aveva attribuito la responsabilità esclusivamente alle “mafie criminali” coinvolte nel traffico di esseri umani, e aveva difeso l’”esemplare cooperazione” che, a suo avviso, Rabat e Madrid mantengono nell’affrontare la pressione migratoria.
La stessa tesi è stata poi difesa successivamente dai media marocchini, come Alyaoum24, secondo cui le fake news diffuse da gruppi WhatsApp e Facebook avevano gli “scopi e obiettivi perversi” volti a “screditare l’immagine del Marocco” durante la Festa del Trono. Le360, molto vicino a re Mohammed VI, ha attribuito la crisi anche alla “situazione insostenibile” di Ceuta e Melilla, considerate territori occupati, e ha affermato che entrambe “saranno reintegrate nel loro ambiente naturale, il Marocco”. E se il governo marocchino fa dire certe cose a giornali piuttosto che pronunciarle in modo ufficiale, anche da Madrid si inizia forse a fare in modo analogo, stando alle anonime “fonti del governo spagnolo” secondo cui un simile movimento migratorio non sarebbe stato possibile senza che le autorità marocchine ne fossero a conoscenza e decidessero di consentirlo.
Il sospetto sarebbe confermato da una quantità di giovani arrivati a Ceuta, che hanno riferito di essere stati di certo non ostacolati, a volte agevolati o addirittura indirizzati dalla polizia marocchina a una varietà di testate autorevoli: New York Times, Guardian, El País, Corriere della Sera. El Español, che è la più importante testata spagnola on line, ha aggiunto che tra le decine di migliaia di migranti la Guardia Civil di Madrid avrebbe addirittura identificato alcuni agenti dei servizi segreti di Rabat.