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l'incidente in perù •
La maledizione dei voli sulle Linee di Nazca
L'incidente aereo in Perù costato la vita a 13 persone, tra cui sette italiani, fa riemergere i dubbi sulla sicurezza dei voli turistici sopra il deserto di Nazca. Dal 2008 si sono susseguiti schianti, guasti e atterraggi d'emergenza in una delle destinazioni peruviane più celebri. Le indagini cercano di chiarire le cause dell'ultima tragedia

“Los accidentes se producen accidentalmente”, è il gioco di parole con cui il ministro Rafael Rey ha commentato l'incidente del Cessna Grand Caravan C-208 della compagnia Aerodiana, che domenica è caduto mentre era in volo turistico sulle Linee di Nazca, con la conseguente morte di tutte e 13 le persone a bordo. Due erano i peruviani membri dell'equipaggio; 11 i turisti, tra cui due tedeschi, due spagnoli e sette italiani. Sono state distrutte due famiglie brianzole. Una era quella monzese del 59enne Paolo Gianturco, senior partner di Deloitte, famosa agenzia angloamericana di consulenza e revisione conti, e di sua moglie, la 57enne, Cristina Maria Bianco, direttrice di Andersen Consulting dopo aver fondato la società di executive search Aegis, con i figli Matteo e Pietro, di 24 e 18 anni, L'altra era la famiglia loro amica del 58enne Massimo Angelucci, titolare dell'azienda specializzata in componenti meccaniche Icma Tecno di Lissone, con la coetanea moglie Elena Sala e il figlio 24enne Lorenzo.
L'aereo era partito dall'aeroporto di Pisco quando l'equipaggio ha segnalato un'emergenza alla torre di controllo, secondo quanto ha riferito il ministro del Commercio Estero e del Turismo, Rogers Valencia. Poco dopo sono stati persi i contatti radio e il velivolo è precipitato nella zona di Pueblo Viejo, prendendo fuoco. Nel parlare in conferenza stampa il ministro ha riferito che non ci sono ancora informazioni sufficienti per capire le ragioni del disastro e che sarebbe “irresponsabile” fare speculazioni, ma che la compagnia responsabile del volo rimane intanto sospesa, mentre il settore rivede le autorizzazioni e le condizioni richieste per il trasporto aereo civile. A sua volta la presidente Keiko Fujimori, che si era appena insediata mercoledì scorso, ha detto che il governo sta analizzando nuove misure mentre proseguono le indagini per determinarne le cause.
Oltre 100.000 turisti visitano ogni anno quello che è il luogo turistico più famoso del Perù assieme alla “città perduta” di Machu Picchu. Con migliaia di voli, perché quella è una meraviglia che si deve vedere dall'alto.
Sono centinaia di figure incise sulla superficie delle pianure di Jumana, nel deserto di Nazca, dipartimento di Ica, e che vanno da semplici linee a complesse forme zoomorfe, fitomorfe e geometriche. La loro superficie è composta da uno strato di ciottoli rosso scuro, risultato dell'ossidazione, che ricopre uno strato giallastro più chiaro. Il popolo Nazca rimuoveva le pietre superiori seguendo un percorso segnato da pali collegati da corde. Le pietre rimosse venivano ammassate in piccoli cumuli, alcuni dei quali sono ancora conservati. Il deserto di Nazca, con il suo clima estremamente arido e la quasi totale assenza di vento e pioggia, ha fornito un ambiente ideale per la conservazione di queste linee. La fantarcheologia vi ha visto segnali per extraterrestri, o la prova che gli antichi peruviani sapevano volare. Insomma, piste di atterraggio. Ipotesi più canoniche ipotizzano un grande calendario astronomico o figure rituali e religiose, ma di recente lo scienziato giapponese Masato Sakai e il suo team dell'Università di Yamagata, oltre a individuare 300 nuovi geoglifici grazie alla Ia, hanno sostenuto che le linee potessero segnare moto più semplicemente strade e sentieri.
La cultura Nazca è una cultura archeologica dell'antico Perù che si sviluppò intorno al I secolo e declinò nel VII secolo, ed era particolarmente raffinata nella produzione di ceramica e strumenti musicali, oltre ad avere sviluppato un sistema agricolo molto avanzato. Era situata principalmente nelle valli di quello che oggi è il dipartimento di Ica, e fu scoperta dall'archeologo tedesco Max Uhle nel 1901. Ma primo riferimento alle sue figure lo fece il conquistador Pedro Cieza de León nel 1547, e cercando di comprenderne il significato, vent'anni dopo il corregidor Luis Monzón scrisse appunto che si trattava di strade. Ma fu con l'avvento dell'aviazione che le linee divennero più evidenti, famose e visibili. E la prima indagine scientifica fu nel 1932, condotta dagli archeologi Julio César Tello e Toribio Mejía Xesspe. Come il corregidor Monzón, anche loro pensavano che si trattasse semplicemente di strade.
Nel 1941, l'antropologo americano Paul Kosok propose però che le linee fossero il “calendario più grande del mondo” e che il loro scopo fosse quello di indicare la posizione del sole e dei corpi celesti. La coincidenza dei motivi sulla ceramica di Nazca con le figure sulla pianura ha portato gli archeologi a concludere che le linee furono realizzate tra il 200 e il 600 a.C. Il primo studio sistematico sul campo di questi disegni è iniziato nel 1996 ed è attribuito agli archeologi Markus Reindel e Johny Isla Cuadrado. Hanno documentato e scavato più di 650 siti e sono riusciti a ricostruire la storia della cultura che ha creato questi disegni. Le ricerche di Nicola Masini e Giuseppe Orefici hanno poi rivelato una relazione spaziale, funzionale e religiosa tra i geoglifi e i templi di Cahuachi. Prima del lavoro di Sakai, la ricerca più recente – pubblicata nel 2021 sul Journal of Tourism and Heritage Research – aveva ipotizzato che le Linee di Nazca costituissero un complesso sistema di gestione delle acque, un'applicazione perfezionata della ben nota tecnica pre-incaica chiamata “raccolta dell'acqua”. L'idea di una pista di atterraggio per astronavi risale a Erich von Däniken e al suo libro del 1968 “Gli dei erano astronauti?”,
“Nel corso dei nostri 18 anni di attività, abbiamo mantenuto un impegno costante per la sicurezza dei nostri passeggeri e dell'equipaggio. Pertanto, questo incidente ci colpisce profondamente e ribadisce la nostra disponibilità a collaborare pienamente e responsabilmente in ogni modo richiesto dalle autorità”, ha dichiarato Aerodiana. Antonio López, cittadino spagnolo residente in Perù che aveva volato con i suoi genitori sull'aereo precipitato la settimana prima dell'incidente, ha testimoniato di forti oscillazioni che però si aspettava, sapendo che i venti di Paracas sono “violenti e imprevedibili”. Però suoi conoscenti avevano rifiutato di fare quel volo sapendo di precedenti incidenti.
In effetti, nell'aprile 2008 un piccolo aereo dell'Aero Ica urtò i cavi dell'alta tensione schiantandosi contro il muro di una casa adiacente l'aeroporto María Reiche, causando la morte di cinque passeggeri francesi. Il pilota fu l'unico sopravvissuto. Il 25 febbraio 2010 un Cessna 206 della Nasca Airlines precipitò in un campo agricolo nella zona delle Linee per un guasto al motore, uccidendo tre turisti cileni e quattro peruviani. Nell'ottobre 2010 un aereo della compagnia AirNasca subì un guasto meccanico, con la morte di quattro turisti britannici e due membri dell'equipaggio peruviani. Tra il 2013 e il 2021, il ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni ha registrato diversi incidenti e inconvenienti operativi relativi ai voli turistici nella zona, tra atterraggi di emergenza, guasti ai motori e malfunzionamenti meccanici. Il 4 febbraio 2022, un aereo Cessna 207 si è schiantato pochi secondi dopo il decollo dall'aeroporto di Maria Reiche, con la morte di cinque turisti, due cileni e tre olandesi, e due membri dell'equipaggio. L'indagine ufficiale ha concluso che una progressiva perdita di potenza del motore aveva causato la perdita di portanza prima dell'impatto con il suolo.