Esteri
Il muro anti robot •
Il Pentagono limita l’accesso al mercato di umanoidi cinesi. La sfida è (anche) industriale
La Federal communications commission ha aggiunto nella Covered List robot avanzati e gli inverter. Il testo non cita espressamente la Cina, ma nel settore è chiaro che il bersaglio sia uno. E la ragione di fondo è che nella corsa al prodotto gli Stati Uniti sembrano partire in svantaggio
1 AGO 26

Foto LaPresse
La guerra commerciale si intensifica e si radicalizza, colpendo al cuore anche e soprattutto le tecnologie emergenti. La Federal communications commission (Fcc) americana ha aggiunto alla propria Covered List – il registro degli apparecchi considerati una potenziale minaccia per la sicurezza nazionale – due categorie di prodotti: gli apparecchi robotici avanzati, come gli umanoidi e i quadrupedi, e gli inverter connessi che immettono nella rete elettrica l’energia prodotta dai pannelli solari e dagli sistemi di accumulo. Finire sulla lista significa non ottenere l’autorizzazione della Fcc e non poter arrivare sul mercato americano. E’ la stessa leva amministrativa già usata contro i droni della Dji e contro gli apparati di rete di Huawei.
Il documento non nomina esplicitamente la Cina e restringe l’accesso agli apparecchi di produzione estera indipendentemente dalla nazionalità di origine. La distanza fra la politica, che indica Pechino, e il testo, che indica tutti, è però un’ipocrisia, perché nel settore è chiaro che il bersaglio sia uno. L’obiettivo dichiarato è spingere le imprese a produrre negli Stati Uniti. Una via d’uscita esiste, ed è l’approvazione condizionata, con il dipartimento della Guerra che esamina i robot e quello della Sicurezza interna gli inverter. L’accoppiata si spiega leggendo le motivazioni. Robot e inverter sono terminali connessi che rispondono a segnali provenienti dall’esterno. Gli inverter comunicano con i produttori per il monitoraggio e gli aggiornamenti del firmware, e la preoccupazione è che lo stesso canale possa consentire di spegnerli da remoto o di sottrarre dati. I robot sono esposti allo stesso rischio: raccolgono informazioni potenzialmente utili per sorvegliare i cittadini e potrebbero essere presi di controllo da un attaccante. L’oggetto davvero regolato è dunque il canale di aggiornamento, cioè il controllo su hardware già installato.
La ragione di fondo è che nella corsa al prodotto gli Stati Uniti sembrano partire in svantaggio. Il robot umanoide bipede G1 di Unitree costa circa 13.500 dollari a Shenzhen, e da febbraio si compra su Amazon intorno ai 18 mila, mentre il Digit di Agility Robotics, cioè l’equivalente americano dell’azienda acquisita da Amazon, viaggia sui 250 mila dollari. L’Atlas di Boston Dynamics resta nella stessa fascia alta. Per questo è più che solida come alternativa la cinese UBTech, con il suo Walker S2, primo robot al mondo capace di sostituirsi autonomamente la batteria. L’Optimus di Tesla punta a una fascia fra 20 e 30 mila dollari, ma per ora non è acquistabile da nessuno al di fuori delle fabbriche di Musk. Unitree ha consegnato oltre 5.500 unità nel 2025, ha appena ottenuto il via libera alla quotazione sullo Star Market di Shanghai con una valutazione attesa intorno ai 600 milioni di dollari ed è già stata segnalata dal Pentagono fra le imprese legate all’apparato militare cinese. Quando il concorrente costa venti volte meno e spedisce su larga scala, anche un dazio del 300 per cento cambierebbe poco. Il cancello autorizzativo resta quindi l’unico strumento con effetto immediato.
Il punto che riguarda l’Europa sta in quella formula sulla nazionalità. La tedesca Neura Robotics ha raccolto a giugno fino a un miliardo e 400 milioni di dollari con Tether come capofila, su una valutazione vicina ai 7 miliardi, ed è la maggiore scommessa europea sugli umanoidi, con le prime consegne del suo 4NE1 attese alla fine del 2026, proprio quando incontrerebbe il muro americano. Un costruttore tedesco o italiano è considerato estero secondo quel testo, e la sua distinta base, dai riduttori armonici agli attuatori, resta in larga parte cinese: verrebbe quindi esaminato sia per l’origine sia per la filiera. Il costo di un’istruttoria del genere è sostenibile per un grande gruppo industriale, molto meno per una società appena nata.
Per l’Italia la questione ha due conseguenze. La robotica di servizio emergente lavora quasi sempre integrando piattaforme cinesi con software e applicazioni sviluppati qui, e un divieto imitato a Bruxelles cancellerebbe il modello di business prima ancora che nasca un’alternativa europea. La parte del provvedimento dedicata agli inverter tocca invece il fotovoltaico installato e i sistemi di accumulo, dove i dispositivi importati sono la maggioranza e dove il tema dell’interruttore remoto circola sin dal blackout che ha colpito la penisola iberica dell’aprile 2025. Una nota non marginale: il blocco riguarda i nuovi acquisti, ma gli apparecchi già comprati e i modelli già approvati continuano a essere venduti. La parte difficile viene dopo, perché le stesse strozzature su terre rare e batterie che hanno complicato il ban sui droni valgono anche qui. Tracciare una linea al confine è rapido, ma costruire le fabbriche dietro quella linea è lento. Un problema, per gli Stati Uniti di Trump.