Una faglia chiamata Israele nella sinistra americana

Il Partito democratico si sta sfaldando sul sostegno allo stato ebraico

31 LUG 26
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Foto LaPresse

John Fetterman, senatore della Pennsylvania, ha incontrato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in visita negli Stati Uniti, e tutti hanno detto: la fuoriuscita del senatore dal Partito democratico è inevitabile, diventerà un indipendente. La profezia deriva dal fatto che la sinistra americana si sta dividendo sul premier israeliano – la star attuale, il sindaco di New York Zorhan Mamdami, vorrebbe arrestarlo, Netanyahu, altro che conversarci con orgoglio – e su Israele, in modo sempre più profondo e, secondo alcuni, non ricomponibile. Quel che sorprende è che il senatore Fetterman è proprio l’espressione della sinistra radicale che oggi seleziona i propri candidati anche sulla base della sua visione su Israele. E’ un’evoluzione recente e lo dimostra il fatto che a selezionare e costruire la campagna elelttorale di Fetterman fu Morris Katz, il giovane enfant prodige della consulenza politica che ha contribuito al successo di Mamdani.
Oggi probabilmente Fetterman non sarebbe nella lista dei candidabili, pure se su tutto il resto – le cose che contano per la vita degli americani: stiamo parlando di rappresentanti del popolo – continua a essere in linea con i candidati più radicali e i loro guru. La stessa cosa è accaduta nella corsa per il sindaco di Los Angeles: Nithya Raman aveva legami stretti con i democratici socialisti che operano nella città e in California, persegue cause comuni, ma poi ha accettato fondi dall’Aipac, la principale lobby ebraica d’America, ed è stata bandita dal gruppo. La prossima settimana si terranno le primarie negli stati complicati e volubili del mid-west americano, come il Michigan e il Missouri, ed è impressionante vedere i loro dibattiti in preparazione del voto: si parla più di Israele, di Gaza e dell’Aipac di quanto si faccia di tutto il resto: il nuovo test di purezza passa proprio di qui ed è destinato a creare ulteriori mal di pancia a un partito che pure vuole imporsi contro i trumpiani alle elezioni di metà mandato a novembre.