Esteri
L’opportunità storica per gli Stati Uniti •
Il “Corollario Trump alla dottrina Monroe". L'analisi di Elbridge Colby
L'ideologo del Pentagono spiega l’applicazione della dottrina Monroe all’emisfero occidentale, dichiarando finita la stagione “idealista”. La sicurezza, la prosperità e la dipendenza dall’America
31 LUG 26

Foto LaPresse
Pubblichiamo ampi stralci del saggio che il sottosegretario al Pentagono Elbridge Colby, uno dei principali consiglieri del segretario alla Difesa Pete Hegseth ha pubblicato su Americas Quarterly il 29 luglio.
All’inizio di questo mese ho rappresentato il dipartimento della Guerra e il segretario alla Guerra Pete Hegseth alla 17esima Conferenza dei ministri della Difesa delle Americhe (Cdma), a Cusco, in Perù. In quella sede ho illustrato quella che riteniamo l’opportunità storica per gli Stati Uniti e i loro vicini regionali di lavorare insieme, sulla base di un approccio realistico e pragmatico fondato su un interesse comune ben compreso.
Molto è cambiato nell’emisfero occidentale dal primo incontro della Cdma nel 1995, all’apice del cosiddetto “momento unipolare”. In quel periodo la strategia americana e occidentale era plasmata da astrazioni fortemente idealistiche. La visione realistica fondata sulla geografia e sugli interessi nazionali passò in secondo piano rispetto all’internazionalismo liberale e al cosiddetto “ordine internazionale basato sulle regole”. Tre decenni dopo, piaccia o no, quell’epoca è finita. Il presidente Donald Trump e il dipartimento della Guerra non si limitano a prenderne atto: stanno attivamente rimodellando la strategia degli Stati Uniti e dei loro alleati per affrontare questa nuova realtà, seguendo un realismo flessibile delineato nella Strategia per la sicurezza nazionale del 2025 e nella Strategia di difesa nazionale del 2026. Questo implica un cambiamento fondamentale nel nostro approccio all’emisfero occidentale – un cambiamento necessario. Per l’ultima generazione, proprio l’emisfero in cui si trova il nostro paese è stato una periferia nell’immaginario strategico americana. Per molti benpensanti, concentrare la strategia e le forze armate statunitensi sull’emisfero occidentale e sui problemi della nostra regione sembrava una cosa meschina, indegna delle nostre forze armate. Ma quello che veniva presentato come un benevolo disinteresse si è trasformato, nei fatti, in un disinteresse dannoso.
Negli ultimi decenni il flagello del narcoterrorismo in America latina è peggiorato drasticamente. Un numero record di cittadini americani e latinoamericani – centinaia di migliaia negli ultimi anni – è morto a causa delle droghe letali e della violenza dei narcoterroristi. I regimi di estrema sinistra che hanno favorito questi gruppi si sono moltiplicati, dal Venezuela di Nicolás Maduro al Nicaragua di Daniel Ortega fino alla Bolivia di Evo Morales. Sono governi che hanno fallito nei propri paesi ed esportato quel fallimento nei nostri, favorendo l’immigrazione di massa. Ciò ha contribuito alla peggiore crisi di confine della storia degli Stati Uniti e ha destabilizzato molte delle nostre società. Sotto la guida del presidente Trump guardiamo l’emisfero occidentale in modo diverso. Lo osserviamo attraverso la lente del realismo flessibile, dell’America first e del buon senso. Da questa prospettiva il nostro emisfero – in particolare l’America centrale, i Caraibi e il nord del Sud America – è essenziale per la sicurezza e la prosperità del territorio americano e dei cittadini comuni.
Guardiamo l’emisfero attraverso la lente del realismo flessibile, dell’America first e del buon senso
Il corollario Trump
Il ruolo del dipartimento della Guerra è centrale in questo nuovo approccio. Ma sia chiaro: non è una strategia in cui tutto viene trattato come un problema militare. Il dipartimento opera nell’ambito di uno sforzo integrato dell'intero governo, in stretta collaborazione con i partner regionali. Al tempo stesso, questo approccio segnala che le capacità militari degli Stati Uniti saranno parte integrante della risposta a queste minacce letali. Non tratteremo l’Isis o le al Qaida del nostro emisfero con i guanti. Metteremo invece in campo tutti gli strumenti degli Stati Uniti, comprese le Forze armate. Lo dimostra l’Operazione Southern Spear, con cui il dipartimento è passato all’offensiva contro le reti narcoterroristiche, non per sostituire gli altri strumenti dello stato ma per rafforzarli. Consideriamo le operazioni congiunte guidate dai paesi partner come moltiplicatori di forza e come la via per ottenere risultati duraturi.
Il flagello del narcoterrorismo in America latina è peggiorato drasticamente. La sua sconfitta è nell’interesse comune
A Cusco ho spiegato come l’intensificazione della nostra presenza nell’emisfero faccia parte di una più ampia strategia geopolitica e di difesa. E ho sostenuto davanti ai nostri vicini che il successo della nuova strategia americana è anche nel loro interesse. Chiamiamo questa strategia il “Corollario Trump alla dottrina Monroe” – o, più semplicemente, la “Dottrina Donroe”. Il Corollario Trump afferma che gli Stati Uniti “proteggeranno il proprio territorio e l’accesso alle aree strategiche della regione. Impediremo agli avversari di schierare forze o altre capacità minacciose nel nostro emisfero”. Sappiamo che la dottrina Monroe resta controversa. Ma spesso viene anche fraintesa. La nostra interpretazione si richiama alla dottrina Monroe nel suo significato originario: non una versione distorta, bensì un principio volto a rafforzare, sostenere e garantire l’indipendenza, la sicurezza e la prosperità dei paesi dell’America latina e dei Caraibi. E’ questo che rende il nostro approccio diverso. Il nostro interesse illuminato nell’emisfero occidentale non consiste nello sfruttamento, nella subordinazione o nella dipendenza dei nostri vicini. Al contrario, il Corollario Trump punta al loro successo: maggiore prosperità, sicurezza e stabilità come società libere.
Nuovi obiettivi militari
Gli Stati Uniti non hanno bisogno delle risorse dei propri vicini né della loro dipendenza. Gli Stati Uniti sono uno stato immenso, di gran lunga la maggiore potenza mondiale, con il mercato più grande e dinamico, l’economia più produttiva, la valuta dominante, enormi risorse naturali e solide relazioni economiche e di sicurezza in tutto il mondo. Per questo, anche da una prospettiva strettamente realista, non abbiamo bisogno di possedimenti imperiali o stati dipendenti. E’ una caratteristica che distingue gli Stati Uniti dalla maggior parte degli imperi del passato. Inoltre, l’emisfero occidentale è il nostro vicinato. Le conseguenze negative che si producono nella regione ricadono direttamente sul nostro paese. Migliaia di americani muoiono a causa delle droghe che attraversano i nostri confini e della criminalità che le accompagna. La nostra società è stata danneggiata dall’immigrazione di massa. Anche i nostri vicini ne hanno sofferto.
Tutto questo dimostra che i problemi del nostro vicinato incidono direttamente sulla vita degli americani, ma dimostra anche che il nostro obiettivo non è sfruttare i paesi vicini. Il nostro interesse è il loro successo: stabilità, prosperità e sicurezza. Gli americani ne trarranno beneficio perché avranno accanto paesi che non esportano più i problemi che hanno afflitto l’intero emisfero negli ultimi decenni. In passato questo concetto era già stato evocato, ma spesso all’interno di una visione quasi da Peace Corps o dell’idea che fosse possibile risolvere i problemi spendendo di più per affrontarne le “cause profonde”. Quelle politiche sono fallite in larga misura perché consideravano i nostri vicini come dipendenti. Noi proponiamo un’alternativa più realistica e responsabilizzante. Il nostro approccio non contrappone difesa e sviluppo. Riconosce invece una verità fondamentale: senza sicurezza non può esserci sviluppo nazionale.
Per questo il nostro governo non offre soltanto opportunità economiche e iniziative diplomatiche. Stiamo anche riorientando il nostro apparato militare e di sicurezza nella regione affinché aiuti i partner a rafforzare la sicurezza e la stabilità dei loro paesi e, in prospettiva, favorisca lo sviluppo dell’intero emisfero attraverso un approccio fondato sugli interessi condivisi. Ma questo funzionerà solo se i nostri partner dimostreranno volontà politica, chiarezza e determinazione. Chiediamo ai paesi della regione di utilizzare efficacemente gli strumenti dello stato e la forza pubblica per smantellare le reti narcoterroristiche e mettere in sicurezza i propri confini. Non solo per migliorare la sicurezza pubblica, ma anche per usare meglio risorse limitate e creare le condizioni per prosperità e sviluppo. Questo potrà richiedere una maggiore cooperazione con le forze armate statunitensi, ma il nostro obiettivo è che queste operazioni siano progressivamente guidate dagli stessi paesi partner, con capacità rafforzate grazie al nostro sostegno. Invitiamo inoltre i partner regionali a proteggere le proprie infrastrutture strategiche. E’ una condizione indispensabile non solo per attrarre investimenti e sviluppo, ma anche per garantire una pace duratura. Mentre gli Stati Uniti collaborano con alleati e partner in altre regioni del mondo per mantenere equilibri di potere favorevoli, non chiederemo ai nostri vicini di proiettare forza al di fuori dell’emisfero. Chiediamo soltanto che lavorino con noi per impedire a qualsiasi attore ostile di conquistare e sfruttare risorse strategiche nella nostra regione.
Investire di più nella sicurezza
Infine, è fondamentale che i nostri vicini investano di più nella propria difesa e sicurezza. Non c’è motivo per cui paesi minacciati dal narcoterrorismo destinino così poche risorse alla difesa. Alcuni spendono addirittura meno dell’1 per cento del pil. E’ contrario al buon senso. Nel frattempo, i nostri alleati in altre parti del mondo, Europa compresa, stanno aumentando significativamente la spesa: il 3,5 per cento del pil per le capacità militari essenziali e un ulteriore 1,5 per cento per spese legate alla sicurezza. Questo è il Corollario Trump alla Dottrina Monroe applicato alla difesa. Riteniamo che rappresenti un modello efficace per rafforzare sicurezza e prosperità nell’emisfero. E’ un approccio realistico, fondato sull’allineamento degli interessi degli Stati Uniti con quelli dei nostri vicini e sulla volontà di perseguirli.
Poco più di dieci anni fa un segretario di stato americano dichiarò con orgoglio che la Dottrina Monroe era “superata”. Nei fatti, quell’approccio si tradusse nell’abbandono delle vere sfide del nostro vicinato e della difesa del territorio nazionale. Il risultato non fu un emisfero più forte con nazioni più solide, ma esattamente il contrario. Sotto la guida del presidente Trump e grazie al Corollario Trump alla Dottrina Monroe stiamo seguendo una strada diversa e migliore, non solo per gli americani ma anche per i nostri vicini. Vogliamo partner forti, affidabili ed efficaci, non paesi deboli e dipendenti. Facciamolo insieme.